
"Pulizia linguistica". Con queste parole il direttore di Rai Due Massimo
Ferrario ha giustificato la mancata messa in onda della seconda parte
dello spettacolo di Paolo Rossi "Questa sera si recita Moliere". Troppe
parolacce, ha spiegato il numero uno della seconda rete davanti alla
Commissione di Vigilanza.
Affermazioni che hanno fatto andare su tutte le furie gli esponenti del
centrosinistra, che hanno abbandonato l'aula per protesta.
"L'audizione di Raidue è stata scandalosa - ha tuonato il dielle Paolo
Gentiloni - il direttore di una rete che ha ospitato alcune trasmissioni
che hanno raggiunto vette di volgarità arriva a dire che ha censurato
Paolo Rossi per scurrilità". Parole analoghe anche da Antonello Falomi,
secondo il quale "ormai la censura è pesantissima alla Rai".
"E' la prima volta che sento teorizzare la censura in un modo stolto e
dilettantesco, perlopiù parlando di una censura che ha sollevato
disgusto anche tra intellettuali ed esponenti del centrodestra - gli ha
fatto eco il diessino Giuseppe Giulietti - quanto accaduto nella vicenda
del programma di Paolo Rossi e di Report negli ultimi casi, ma già
prima, è una conseguenza del fatto che alla Rai c'è un governo
monocolore che soffoca ogni diversità. Siamo in presenza di uno
stravolgimento di ogni regola e si arriva addirittura alla
rivendicazione della censura come metodo".
Per fronteggiare questa intollerabile situazione ha deciso di
mobilitarsi anche il comitato per la libertà e il diritto
all'informazione, del quale fanno parte decine di sindacati, movimenti
ed associazioni. Il comitato ha proposto "una grande assemblea di
cittadini ed operatori della cultura e dell'informazione" da tenersi
lunedì 24 gennaio a Roma, presso il Teatro Piccolo Eliseo (ore 20,30).
"La situazione nel servizio pubblico è divenuta ormai insostenibile ed
occorre la mobilitazione dei cittadini e della società civile contro il
metodo generalizzato delle sopraffazioni e delle limitazioni delle
libertà di cultura, di satira, di informazione - recita un comunicato -
un Paese libero e civile, che rispetta i principi fissati dalla
Costituzione, non può sopportare i continui episodi di discriminazione e
censura che si sono accentuati nelle ultime settimane".
L'organizzazione rammenta le recenti censure a Paolo Rossi, Report,
Dario Fo, Giorgio Albertazzi, Oliviero Beha, Dodicesimo Round, censure
"che vanno ad aggiungersi alla lunga serie di più o meno note rimozioni
e discriminazioni".
"Il clima - si legge ancora nella nota - è quello di una vera e propria
normalizzazione della più grande azienda di informazione e cultura del
nostro Paese".
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