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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 20 GENNAIO 2005
L'Italia verso il nucleare. Berlusconi: "Ci stiamo lavorando"
REDAZIONE

"Una legislatura è troppo poco per poter reimpostare un piano energetico nuovo e rispondere a quella domanda famosa che pende sul nostro sistema, l'utilizzo o meno del nucleare per l'energia". Il presidente del Consiglio Berlusconi, inaugurando l'elettrodotto italosvizzero San Fiorano-Robbia, ha reso noto che il Governo "sta preparando uno studio per dotare il Paese di riserve energetiche importanti".
"C'e' bisogno di una riconsiderazione globale sia per il sistema elettrico, sia sul gas metano, sia sul petrolio - ha affermato - noi subiamo tra l'altro la penalizzazione di centrali nucleari situate in altri Paesi e, ove succedesse qualcosa di negativo, tutti i danni verrebbero, anche per la particolare situazione italiana, sul nostro Paese e sui nostri cittadini".
Insomma, la paura di un incidente non può essere un buon motivo per non dotarci di questa forma di energia, perchè il pericolo - grazie alle centrali situate non troppo lontano dai nostri confini - è comunque sempre presente.
Berlusconi punta infatti il dito contro le scelte del passato, che hanno fatto in modo "che nel nostro paese il costo dell'energia per le famiglie e le imprese sia del 20-30% in più rispetto agli altri paesi".

Non è la prima volta che un esponente dell'Esecutivo propone il ritorno all'energia nucleare. Lo scorso settembre il ministro per l'Innovazione Tecnologica Lucio Stanca aveva chiarito che il referendum del 1987 era stato valutato dai cittadini "sull'ondata emozionale del momento e sulla scia dell'emotività e dell'ideologia".
"Dipendiamo troppo dal petrolio - aveva spiegato - non voglio passare per un paladino del nucleare, ma in una situazione di crisi di prezzi come l’attuale, un Paese come l’Italia non può dipendere così fortemente dal petrolio".
Sulla stessa lunghezza d'onda si era espresso negli stessi giorni anche il ministro per le Attività Produttive, che aveva bollato come "un errore storico" la scelta anti-nucleare fatta dagli italiani nel 1987.

Ad agosto il dibattito si era invece acceso a causa dei tre incidenti che si erano verificati all'inizio del mese in Giappone, costati la vita a quattro operai.
Il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio aveva polemicamente consigliato "un utile viaggio di studio nel Sol Levante" agli estimatori dell'energia atomica.
"Non c'è bisogno di andare sino in Giappone - aveva replicato il viceministro alle Attività Produttive Adolfo Urso - è sufficiente restare nella nostra Europa, spostarsi di poco più di cento chilometri da Bolzano, Torino o Trieste, per studiare e capire come si possa tranquillamente vivere accanto ad una centrale nucleare senza quella paura che Scanio continua ad alimentare, sfruttando ogni occasione, anche quella di un incidente sul lavoro".
Urso aveva voluto ricordare che "in Francia vi sono 59 centrali nucleari, in Svizzera 5, in Germania 19 ed una persino nella piccola Slovenia".
"E noi - aveva concluso - importiamo a caro prezzo energia da esse prodotte ai nostri confini".

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