
"Una legislatura è troppo poco per poter reimpostare un piano energetico
nuovo e rispondere a quella domanda famosa che pende sul nostro sistema,
l'utilizzo o meno del nucleare per l'energia". Il presidente del
Consiglio Berlusconi, inaugurando l'elettrodotto italosvizzero San
Fiorano-Robbia, ha reso noto che il Governo "sta preparando uno studio
per dotare il Paese di riserve energetiche importanti".
"C'e' bisogno di una riconsiderazione globale sia per il sistema
elettrico, sia sul gas metano, sia sul petrolio - ha affermato - noi
subiamo tra l'altro la penalizzazione di centrali nucleari situate in
altri Paesi e, ove succedesse qualcosa di negativo, tutti i danni
verrebbero, anche per la particolare situazione italiana, sul nostro
Paese e sui nostri cittadini".
Insomma, la paura di un incidente non può essere un buon motivo per non
dotarci di questa forma di energia, perchè il pericolo - grazie alle
centrali situate non troppo lontano dai nostri confini - è comunque
sempre presente.
Berlusconi punta infatti il dito contro le scelte del passato, che hanno
fatto in modo "che nel nostro paese il costo dell'energia per le
famiglie e le imprese sia del 20-30% in più rispetto agli altri paesi".
Non è la prima volta che un esponente dell'Esecutivo propone il ritorno
all'energia nucleare. Lo scorso settembre il ministro per l'Innovazione
Tecnologica Lucio Stanca aveva chiarito che il referendum del 1987 era
stato valutato dai cittadini "sull'ondata emozionale del momento e sulla
scia dell'emotività e dell'ideologia".
"Dipendiamo troppo dal petrolio - aveva spiegato - non voglio passare
per un paladino del nucleare, ma in una situazione di crisi di prezzi
come l’attuale, un Paese come l’Italia non può dipendere così fortemente
dal petrolio".
Sulla stessa lunghezza d'onda si era espresso negli stessi giorni anche
il ministro per le Attività Produttive, che aveva bollato come "un
errore storico" la scelta anti-nucleare fatta dagli italiani nel 1987.
Ad agosto il dibattito si era invece acceso a causa dei tre incidenti
che si erano verificati all'inizio del mese in Giappone, costati la vita
a quattro operai.
Il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio aveva polemicamente
consigliato "un utile viaggio di studio nel Sol Levante" agli estimatori
dell'energia atomica.
"Non c'è bisogno di andare sino in Giappone - aveva replicato il
viceministro alle Attività Produttive Adolfo Urso - è sufficiente
restare nella nostra Europa, spostarsi di poco più di cento chilometri
da Bolzano, Torino o Trieste, per studiare e capire come si possa
tranquillamente vivere accanto ad una centrale nucleare senza quella
paura che Scanio continua ad alimentare, sfruttando ogni occasione,
anche quella di un incidente sul lavoro".
Urso aveva voluto ricordare che "in Francia vi sono 59 centrali
nucleari, in Svizzera 5, in Germania 19 ed una persino nella piccola
Slovenia".
"E noi - aveva concluso - importiamo a caro prezzo energia da esse
prodotte ai nostri confini".
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