
In Iran le donne non potranno candidarsi alle elezioni. Il portavoce del
"Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione", Gholamhossein Elham, ha
categoricamente smentito la tv di Stato iraniana, che qualche ora prima
aveva annunciato una svolta per i diritti delle donne del paese
mediorientale. Secondo quanto riferito dall'emittente, infatti, per la
prima volta nella storia della Repubblica islamica tutti i cittadini
sarebbero potuti risultare eleggibili a partire dalle prossime elezioni
presidenziali del 17 giugno.
Ma nella serata di ieri č arrivata una secca smentita. Le donne non
possono candidarsi, in ossequio a quanto scritto nel primo articolo
della Costituzione. La carta fondamentale del regime, infatti, recita
testualmente che gli eletti devono essere dei "rejal". Questo antico
termine di origine araba viene normalmente tradotto come "maschio",
anche se sono in molti a pensare che in realtā la traduzione esatta sia
"personalitā".
"Non vi č niente di nuovo - ha dichiarato Elham - i miei commenti
riguardo il Consiglio dei Guardiani e il termine rejal non sono
cambiati".
Lo scorso ottobre vi era stato un dibattito analogo anche in un altro
paese del Medioriente: l'Arabia Saudita. Una discussione poi stroncata
dalla decisione del Governo di Riad di escludere dalle urne tutti i
cittadini di sesso femminile: "Non credo sia probabile che le donne
parteciperanno alle elezioni", aveva affermato il principe saudita Nayef
bin Abdul-Aziz. Il dibattito si era aperto dopo la scelta del nuovo
Esecutivo afghano di far votare anche le donne alle presidenziali.
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