
Michele Santoro e Dario Fo attaccano a testa bassa il sistema televisivo
italiano, caratterizzato dal predominio assoluto del presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi. L'eurodeputato ha parlato nel corso di un
convegno a Triste, il premio nobel in un colloquio con il sito
dell'associazione Articolo 21.
"Ci troviamo di fronte a un vero e proprio monopolio dal punto di vista
della televisione - ha spiegato il giornalista - noi sappiamo benissimo
che la televisione è il punto di equilibrio dell'intero sistema
dell'informazione, un monopolio finisce per condizionare l'insieme del
sistema culturale/informativo del Paese e per rendere il Paese più
povero".
Per l'ex conduttore di Sciuscià uno degli effetti più catastrofici di
questa situazione è la continua censura alla quale sono stati sottoposti
negli ultimi anni tutti coloro che non si sono piegati al pensiero unico
imposto dalla maggioranza.
"La censura alla Rai ha prodotto un vero e proprio effetto-slavina, con
cui sono stati espulsi dalla tv di Stato alcuni degli elementi che
caratterizzavano la diversità della produzione televisiva in Italia - ha
ricordato - un monopolio è come una diga che non può sopportare nemmeno
un piccolo forellino nella sua struttura. Siamo quindi arrivati a
situazioni allucinanti, come quella di Paolo Rossi, di cui si mette in
programma solo il primo tempo di uno spettacolo mentre il secondo non va
in onda".
Dello stesso parere anche Dario Fo, per il quale il nostro Paese è "al
livello più basso europeo di libertà".
"Sulla carta in Italia il regime non c'è ma nei comportamenti c'è uno
Stato di censura - ha osservato - è ormai enorme il numero di attori e
autori che non hanno spazio in tv, o che si devono ridurre, o che non
hanno possibilità di esprimersi, o che lavorano controllati da sé
stessi, con la forma più ignobile che è l'autocensura. Tutto questo ti
mette in una grossa angoscia, quando vedi che tutto intorno le tue opere
non possono passare in tv, mentre nel resto dell'Europa passano senza
nessun controllo od opposizione di regime".
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