L'ex
primo ministro Bettino Craxi, morto in latitanza nel
gennaio del 2000 per sfuggire alla Giustizia, è stato
ieri ricordato a Milano dal presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, che è intervenuto ad un convegno di commemorazione del
leader socialista. Il Cavaliere, che si è detto "fiero"
dell'amicizia che lo ha legato all'ex premier, ha affermato che
"l'unico torto di Craxi fu quello di opporsi "alle tesi illiberali
dei comunisti".
"Fu proprio la sua profonda avversione nei confronti dei comunisti
a determinarne la caduta politica - ha aggiunto - Craxi fu
ricambiato dai comunisti con una profonda avversione, che ben
presto si trasformò in odio personale. Quando, dopo la caduta del
muro di Berlino, Bettino si spese per fare entrare il Pci/Pds
nell'Internazionale socialista, ebbe come ringraziamento
l'ignobile lancio delle monetine".
Insomma, per il massimo esponente della Casa delle Libertà "Craxi venne abbattuto
politicamente sull'onda di un'ubriacatura giustizialista, di cui
subiamo ancora oggi le conseguenze, grazie ad un asse perverso tra
magistratura politicizzata, Pci/Pds e un noto gruppo
editoriale/finanziario".
Berlusconi ha puntato quindi il dito contro "l'abuso politico
della Giustizia che ha costretto Craxi all'esilio".
Una ignobile rivisitazione della storia? Neanche per sogno. Per il
capo del Governo sono invece gli ex comunisti che, considerandolo
un latitante, stanno ribaltando la verità dei fatti.
"Gli stessi ex comunisti - ha concluso - che hanno vissuto per
anni con il sostegno finanziario di una potenza straniera che
aveva dei missili puntati contro l'Italia". |