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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 31 GENNAIO 2005
Otto milioni di iracheni alle urne: "Un colpo al cuore dei terroristi"
REDAZIONE

"La forza della libertà si è fatta sentire oggi in Iraq, il popolo iracheno ha inferto un colpo al cuore del terrorismo mondiale".
Con queste solenni parole il primo ministro britannico Tony Blair ha ieri commentato la straordinaria affluenza alle urne dei cittadini iracheni nel giorno delle prime elezioni dopo la caduta del regime di Saddam Hussein.
Secondo i dati forniti dal governo provvisorio di Baghdad si sono recati nei seggi circa otto milioni di persone, oltre il sessanta per cento degli aventi diritto, ai quali bisogna aggiungere i quasi trecentomila che hanno espresso la propria preferenza dall'estero. Una partecipazione oltre ogni previsione, capace di creare lunghe file davanti agli uffici elettorali anche dopo la chiusura dei seggi.

"E' la vittoria della democrazia sul terrorismo - ha affermato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush - è un grande giorno per gli iracheni".
Soddisfatta anche il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, per la quale "le elezioni sono andate meglio di quanto ci si potesse aspettare".
"Naturalmente, ci sono molti, molti giorni difficili davanti a noi - ha aggiunto - ma questo è stato un giorno straordinario".
Soddisfazione è stata espressa anche da Javier Solana, rappresentante dell'Unione europea per la Politica Estera e la Sicurezza, che ha giudicato il voto come "un importante passo avanti per l'Iraq".
"Sono state elezioni libere e trasparenti - ha certificato il rappresentante del segretario generale dell'Onu a Bagdad Ashraf Qazi - anche nelle zone più difficili per la sicurezza, la gente si è messa in fila per votare".

Per la verità, al contrario di quanto annunciato in un primo momento, l'affluenza nella zona sunnita è stata veramente bassa. A Falluja e Ramadi si sono recate alle urne solo poche decine di persone, anche se inizialmente si era parlato di circa settemila votanti.
La situazione è stata drammatica anche dal punto di vista degli attentati terroristici.
Nella sola Baghdad si sono registrate almeno trentacinque esplosioni, i morti in tutto il paese sono stati quasi quaranta. Nella capitale un aspirante kamikaze è stato bloccato e quasi linciato dalla folla mentre era in procinto di farsi esplodere, forse impossibilitato a portare a termine il suo sciagurato gesto a causa di un difetto nel suo corpetto esplosivo. A Samarra una trentina di funzionari elettorali sono stati sequestrati. Tredici attentati sono stati rivendicati dal referente di Al Qaeda in Iraq Abu Musab Al Zarqawi.

Ma, nonostante tutto, il successo di queste elezioni è innegabile. Il popolo iracheno, alla faccia delle ripetute minacce dei terroristi, gli attacchi kamikaze e il clima da guerra civile, ha dimostrato tutta la sua sete di democrazia.
Di fronte a questo clamoroso risultato il ministro dell'Interno iracheno Falah al-Naqib si è spinto ad affermare che le forze straniere potrebbero andare via dall'Iraq entro diciotto mesi.

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