"La
forza della libertà si è fatta sentire oggi in Iraq, il popolo
iracheno ha inferto un colpo al cuore del terrorismo mondiale".
Con queste solenni parole il primo ministro britannico Tony Blair
ha ieri commentato la straordinaria affluenza alle urne dei
cittadini iracheni nel giorno delle prime elezioni dopo la caduta
del regime di Saddam Hussein.
Secondo i dati forniti dal governo provvisorio di Baghdad si sono
recati nei seggi circa otto milioni di persone, oltre il sessanta
per cento degli aventi diritto, ai quali bisogna aggiungere i
quasi trecentomila che hanno espresso la propria preferenza
dall'estero. Una partecipazione oltre ogni previsione, capace di
creare lunghe file davanti agli uffici elettorali anche dopo la
chiusura dei seggi.
"E' la vittoria della democrazia sul terrorismo - ha affermato il
presidente degli Stati Uniti George W. Bush - è un grande giorno
per gli iracheni".
Soddisfatta anche il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, per
la quale "le elezioni sono andate meglio di quanto ci si potesse
aspettare".
"Naturalmente, ci sono molti, molti giorni difficili davanti a noi
- ha aggiunto - ma questo è stato un giorno straordinario".
Soddisfazione è stata espressa anche da Javier Solana,
rappresentante dell'Unione europea per la Politica Estera e la
Sicurezza, che ha giudicato il voto come "un importante passo
avanti per l'Iraq".
"Sono state elezioni libere e trasparenti - ha certificato il
rappresentante del segretario generale dell'Onu a Bagdad Ashraf
Qazi - anche nelle zone più difficili per la sicurezza, la gente
si è messa in fila per votare".
Per la verità, al contrario di quanto annunciato in un primo
momento, l'affluenza nella zona sunnita è stata veramente bassa. A
Falluja e Ramadi si sono recate alle urne solo poche decine di
persone, anche se inizialmente si era parlato di circa settemila
votanti.
La situazione è stata drammatica anche dal punto di vista degli
attentati terroristici.
Nella sola Baghdad si sono registrate almeno trentacinque
esplosioni, i morti in tutto il paese sono stati quasi quaranta.
Nella capitale un aspirante kamikaze è stato bloccato e quasi
linciato dalla folla mentre era in procinto di farsi esplodere,
forse impossibilitato a portare a termine il suo sciagurato gesto
a causa di un difetto nel suo corpetto esplosivo. A Samarra una
trentina di funzionari elettorali sono stati sequestrati. Tredici
attentati sono stati rivendicati dal referente di Al Qaeda in Iraq
Abu Musab Al Zarqawi.
Ma, nonostante tutto, il successo di queste elezioni è innegabile.
Il popolo iracheno, alla faccia delle ripetute minacce dei terroristi,
gli attacchi kamikaze e il clima da guerra civile, ha dimostrato
tutta la sua sete di democrazia.
Di fronte a questo clamoroso risultato il ministro dell'Interno
iracheno Falah al-Naqib si è spinto ad affermare che le forze
straniere potrebbero andare via dall'Iraq entro diciotto mesi. |