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Il Comando meridionale degli Stati Uniti
d'America ieri ha ammesso che all'interno
del penitenziario di Guantanamo sono state
compiute profanazioni del Corano. Un fatto
che era stato rivelato qualche tempo fa dal
settimanale Newsweek, che aveva però poi
dovuto ritrattare per la scarsa affidabilità
della sua fonte. Ora però è lo stesso
Pentagono a confermare la vicenda, citando
almeno cinque casi di offese al libro sacro
dei mussulmani.
In almeno un'occasione il Corano è stato
bagnato con dell'acqua, un'altra volta con
dell'urina. Una volta è stato calpestato,
mentre su di una copia è stata scritta una
frase oscena. Il comando Usa ha inoltre
assicurato che in tutte queste occasioni i
responsabili sono stati allontanati dai
compiti che prevedono contatti con i
detenuti e che ogni prigioniero ha ricevuto
una nuova copia del libro.
"Il maltrattamento di un testo del Corano è
evento raro a Guantanamo e, comunque, è cosa
su cui non si transige", ha spiegato il
generale americano Jay Hood.
Quando il Newsweek pubblicò la notizia
relativa alle profanazioni (si parlava di
copie del libro gettate nel gabinetto) la
popolazione mussulmana di molte nazioni
insorse, organizzando imponenti
manifestazioni di protesta culminate in
durissimi scontri con le forze dell'ordine.
Gli incidenti più gravi si verificarono in
Afghanistan, dove almeno sedici persone sono
rimaste uccise. |