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"Respingo nella maniera più netta
l'affermazione del ministro circa
l'inadeguatezza del Csm a gestire
l'autogoverno dei Magistrati. Compito
certamente difficile che, proprio per
questo, a livello istituzionale, dovrebbe
ricevere doveroso rispetto, salvo che non si
voglia imporre dei guardiani ai Magistrati,
nel compito loro di custodi della legalità".
Il vice presidente del Consiglio Superiore
della Magistratura Virginio Rognoni ha
risposto con queste categoriche parole alle
esternazioni del ministro della Giustizia
Roberto Castelli, che ieri aveva espresso
dubbi in merito alla legge 231 del 2001,
norma che recepisce la direttiva Ue
anticorruzione e che può portare i
Magistrati a decidere il commissariamento di
aziende quotate in borsa. L'esponente del
Carroccio non aveva potuto fare a meno di
chiedersi se "la totalità
dei Magistrati è
politicamente e deontologicamente preparata a manovrare questa
immensa leva di potere".
"Credo - aveva aggiunto l'esponente del
Carroccio - che il Consiglio Superiore della
Magistratura in questo momento non sia un
organo in grado di custodire i custodi".
Parole che hanno ovviamente fatto andare su
tutte le furie il Dottor Virginio Rognoni.
"Contesto - ha aggiunto il numero due di
Palazzo dei Marescialli - i dubbi espressi
sulla professionalità di una Magistratura
che, nella generalità dei casi, ha sempre
dato prova di misura ed equilibrio anche
nell'assolvimento di compiti di natura
sostanzialmente amministrativa che la legge
non raramente le affida".
Poco prima dell'intervento del
vicepresidente del Csm, era arrivata anche
replica dell'Associazione Nazionale
Magistrati. Il sindacato delle Toghe aveva
accusato Castelli di "delegittimare i
Giudici". |