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A proposito
delle amministrazioni regionali di
centro-sinistra (in particolare Calabria,
Campania, Lazio) che si sono rese
responsabili di moltiplicazioni di
commissioni, di assessorati, di personale
superfluo ecc., insomma di spese che creano
nuovi privilegi e nuovi sprechi, D’Alema ha
parlato di “fenomeni di degenerazione che
dobbiamo potentemente arginare perché
concorrono al discredito della politica”
(‘l’Unità’ di sabato 16 luglio, p. 7).
Verissimo. Ma
riflettiamo un po’ su questa frase. Può
darsi che il cronista (Ninni Andriolo) abbia
citato il presidente dei DS in modo
parziale. Può darsi, quindi, che quello che
dirò sia viziato da un’interpretazione della
frase “fuori contesto”, come si dice. Ma
siccome l’atteggiamento che traspare da
questa affermazione concorda con altri
atteggiamenti della leadership della
sinistra, mi sento autorizzato a fare
qualche "insinuazione".
Questi
fenomeni di degenerazione sono cattivi in
sé, o solo perché creano discredito
della politica (e soprattutto della parte
politica che in questo caso ne è
protagonista)? Sicuramente D’Alema
risponderebbe che, certamente, sono una cosa
in sé cattiva, e che, inoltre, fanno
fare brutta figura alla politica e ai suoi
protagonisti. Ma Freud c’insegna che i
lapsus non sono casuali. E quindi un qualche
significato ce l’avrà quella congiunzione
perché, che sembra (almeno sembra)
circoscrivere la dannosità del fenomeno al
discredito che ne può derivare.
Insomma, continuando a malignare, se lo
‘scandalo’ (piccolo o grande che sia) non
fosse uscito fuori, non c’era problema.
Insomma, la questione non è dell’essere,
ma solo del
sembrare.
Ma lasciamo da
parte le insinuazioni malevole.
Interpretiamo la frase di D’Alema nel modo
più benevolo. Ammettiamo che lui abbia
voluto dire: “Questi fenomeni sono qualcosa
di moralmente cattivo. Inoltre (e mi
rivolgo a chi non fosse particolarmente
sensibile ai criteri morali) fanno fare
brutta figura e quindi rischiano anche (e mi
rivolgo a chi ha in testa solo i risultati
elettorali) di far perdere voti.”
Immaginiamo che sia questa l’interpretazione
autentica della frase di D’Alema. Resta
un problema: a chi è rivolta quell’affermazione?
Ai cittadini? Direi di no: è rivolta
soprattutto ai partners politici, agli stati
maggiori dei partiti alleati e magari a
settori del proprio stesso partito. Insomma,
è un tipico esempio di discorso
autoreferenziale. La pubblicità della
dichiarazione alla stampa viene utilizzata
per amplificare un messaggio rivolto non ai
cittadini, ma a parti del mondo politico
stesso, a cui si dice, praticamente, “Nisi
caste, tamen caute”, se non vuoi essere
casto, almeno fa’ attenzione, non farti
accorgere di cose che possono danneggiare la
reputazione.
Ed è questa
una cosa che andrebbe radicalmente cambiata:
se un dirigente politico deve mandare un
messaggio “riservato” ad un alleato, lo dica
di persona, confidenzialmente, o per
telefono (e si spera anche che le cose
‘riservate’ siano poche). Ma se fa una
dichiarazione pubblica, deve rivolgersi ai
cittadini e dire la verità ai cittadini. E
quindi, in questo caso, deve dire
chiaramente, senza ambiguità, che la
proliferazione di stipendi d’oro a
funzionari di partito e dirigenti politici è
scorretto di per sé, e non va fatto. Che poi
ne derivi discredito, non è altro che la
giusta punizione. Come a dire: se uno ruba,
è questo che è male; se poi va in galera, se
lo è solamente meritato. |