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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 18 LUGLIO 2005
Essere o sembrare?

PIERO LEONE

A proposito delle amministrazioni regionali di centro-sinistra (in particolare Calabria, Campania, Lazio) che si sono rese responsabili di moltiplicazioni di commissioni, di assessorati, di personale superfluo ecc., insomma di spese che creano nuovi privilegi e nuovi sprechi, D’Alema ha parlato di “fenomeni di degenerazione che dobbiamo potentemente arginare perché concorrono al discredito della politica” (‘l’Unità’ di sabato 16 luglio, p. 7).

Verissimo. Ma riflettiamo un po’ su questa frase. Può darsi che il cronista (Ninni Andriolo) abbia citato il presidente dei DS in modo parziale. Può darsi, quindi, che quello che dirò sia viziato da un’interpretazione della frase “fuori contesto”, come si dice. Ma siccome l’atteggiamento che traspare da questa affermazione concorda con altri atteggiamenti della leadership della sinistra, mi sento autorizzato a fare qualche "insinuazione".

Questi fenomeni di degenerazione sono cattivi in sé, o solo perché creano discredito della politica (e soprattutto della parte politica che in questo caso ne è protagonista)? Sicuramente D’Alema risponderebbe che, certamente, sono una cosa in sé cattiva, e che, inoltre, fanno fare brutta figura alla politica e ai suoi protagonisti. Ma Freud c’insegna che i lapsus non sono casuali. E quindi un qualche significato ce l’avrà quella congiunzione perché, che sembra (almeno sembra) circoscrivere la dannosità del fenomeno al discredito che ne può derivare. Insomma, continuando a malignare, se lo ‘scandalo’ (piccolo o grande che sia) non fosse uscito fuori, non c’era problema. Insomma, la questione non è dell’essere, ma solo del sembrare.

Ma lasciamo da parte le insinuazioni malevole. Interpretiamo la frase di D’Alema nel modo più benevolo. Ammettiamo che lui abbia voluto dire: “Questi fenomeni sono qualcosa di moralmente cattivo. Inoltre (e mi rivolgo a chi non fosse particolarmente sensibile ai criteri morali) fanno fare brutta figura e quindi rischiano anche (e mi rivolgo a chi ha in testa solo i risultati elettorali) di far perdere voti.” Immaginiamo che sia questa l’interpretazione autentica della frase di D’Alema. Resta un problema: a chi è rivolta quell’affermazione? Ai cittadini? Direi di no: è rivolta soprattutto ai partners politici, agli stati maggiori dei partiti alleati e magari a settori del proprio stesso partito. Insomma, è un tipico esempio di discorso autoreferenziale. La pubblicità della dichiarazione alla stampa viene utilizzata per amplificare un messaggio rivolto non ai cittadini, ma a parti del mondo politico stesso, a cui si dice, praticamente, “Nisi caste, tamen caute”, se non vuoi essere casto, almeno fa’ attenzione, non farti accorgere di cose che possono danneggiare la reputazione.

Ed è questa una cosa che andrebbe radicalmente cambiata: se un dirigente politico deve mandare un messaggio “riservato” ad un alleato, lo dica di persona, confidenzialmente, o per telefono (e si spera anche che le cose ‘riservate’ siano poche). Ma se fa una dichiarazione pubblica, deve rivolgersi ai cittadini e dire la verità ai cittadini. E quindi, in questo caso, deve dire chiaramente, senza ambiguità, che la proliferazione di stipendi d’oro a funzionari di partito e dirigenti politici è scorretto di per sé, e non va fatto. Che poi ne derivi discredito, non è altro che la giusta punizione. Come a dire: se uno ruba, è questo che è male; se poi va in galera, se lo è solamente meritato.

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