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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 22 LUGLIO 2005
La vendetta del Governo contro i Giudici

ANTONIO DI PIETRO

E' stata venduta come la riforma tanto attesa che risolverà gli annosi problemi della giustizia, un provvedimento di importanza capitale, tanto da chiedere la fiducia per la sua approvazione. In realtà, quella che ormai é una legge dello Stato, é solo l'ultima anelata rivincita di questo governo, ma soprattutto, non é affatto una vera riforma. Perché, é bene precisare, per definizione, una riforma deve portare un miglioramento a qualcosa che non funziona. Il provvedimento votato mercoledì scorso alla Camera infatti, modifica strutturalmente il nostro ordinamento giudiziario, ma non migliora, non interviene in nulla in quelli che sono i veri mali della giustizia italiana, che sicuramente é gravemente malata.

Ma la giustizia nel nostro Pese, non funziona non certo perché secondo il delirio persecutorio del nostro Presidente del Consiglio, le toghe sono tutte politicizzate, ma per due ragioni principali: i tempi per arrivare alle sentenze sono esasperatamente troppo lunghi e non salvaguardano né l'innocente, né il colpevole e le legittime esigenze di sicurezza della collettività e, in secondo luogo, la verità processuale si discosta sempre più ormai, dalla verità reale. Le sentenze infatti sono, da un lato, espressione di persone che non sono nella possibilità di esercitare pienamente il loro diritto alla difesa, e dall'altro, di potenti che grazie a puntuali leggi ad personam, impediscono l'acquisizione di prove, creando una giustizia sicuramente non uguale per tutti.

La modifica dell'ordinamento giudiziario, quindi, non incide sui veri problemi della giustizia, né sui suoi tempi, né sullo snellimento delle procedure, anzi. Per essere realmente efficace, infatti, avrebbe dovuto prevedere ad esempio, nuovi metodi per l'acquisizione e la valutazione delle prove in fase dibattimentale ed istruttoria, un concreto investimento di bilancio volto al potenziamento del personale ausiliare, ecc.
Il nuovo ordinamento fortissimamente voluto da questa maggioranza, è invece, solo un atto che burocratizza le funzioni e i compiti dei magistrati che di fatto, saranno sempre sottomessi ad un capo che in ultima istanza sarà nominato in concerto con il Ministro della Giustizia e quindi con l'avallo del potere esecutivo, in aperto contrasto con quanto previsto dalla nostra Costituzione.

E' vero che l'assoggettamento del potere giudiziario al potere esecutivo é previsto in altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, ma bisogna ricordare che negli Usa i giudici sono eletti direttamente dal popolo. In quel paese, vi é quindi un controllo democratico all'origine, che nel nostro ordinamento, così come ora modificato, sarebbe assente e dove, alla fine, l'esecutivo nominerà i suoi stessi controllori.
Questa presunta riforma, inoltre, é totalmente inefficace ed inefficiente, poiché la burocratizzazione delle carriere ha trasformato l'ordinamento in un vero e proprio "carrierificio", che condizionerà pesantemente il funzionamento ed i tempi per lo smaltimento quotidiano dei processi. D'ora in poi, infatti, i giudici che vorranno fare carriera passeranno il loro tempo a studiare, a prepararsi per sostenere concorsi, (teorici, accademici, per i quali saranno richiesti, titoli, recensioni, ricerche, ecc), piuttosto che a fare indagini. Coloro quindi che impegneranno tutto il loro tempo nel fare diligentemente il loro lavoro, saranno sicuramente penalizzati da questo nuovo sistema.

Infine, la Casa delle Libertà ha millantato come grande conquista del nuovo ordinamento, una separazione delle carriere che di fatto esiste già - da PM, infatti, certamente non ho mai scritto una sentenza e viceversa un giudice, non ha mai emesso una sentenza sulla base di prove da lui raccolte! - Così come formulata nel testo oggi in vigore però, la separazione delle carriere, impedirà di passare da una carriera all'altra e quindi di fare tesoro dell'importante esperienza precedentemente acquisita. Mi spiego: personalmente ritengo che un allenatore possa essere sicuramente migliore se in passato é stato anche giocatore, poiché grazie alla sua esperienza diretta potrà meglio rivolgersi ai suoi ragazzi, dei quali conosce le sensibilità ed esigenze. Anche per un giudice, la maggior esperienza non può che essere un accrescimento personale, un sicuro valore aggiunto per la qualità del suo lavoro e se in passato é stato PM, saprà meglio valutare, ad esempio le problematiche insite ad un indagine o al recupero delle prove.

In questo senso, noi non siamo certo favorevoli alle caste chiuse, ma al contrario, riteniamo che debbano essere prioritari i criteri di professionalità e competenza. Anche gli avvocati quindi, dovrebbero a nostro avviso poter accedere alla carriera di giudice, come di fatto, é già possibile, si pensi ad esempio alle migliaia di giudici di pace in tutta Italia, che sono sostanzialmente avvocati e procuratori legali.
Incurante di quella che poteva essere l'occasione per trovare una condivisa soluzione ai gravi problemi di questo fondamentale servizio per i cittadini, questo governo, come ha già fatto più volte in passato, ha solo pensato a "bypassare" tutte le regole istituzionali della democrazia, per ottenere il più velocemente possibile il suo scopo. Il voto di fiducia alla Camera infatti, era un atto da richiedere solo in via di urgenza e di emergenza, e non certo per blindarsi, scongiurando possibili sorprese da parte di recalcitranti alleati.

Ai nostri occhi, questo provvedimento, resta una dichiarazione di resa, l'estremo gesto ricattatorio lanciato dal bunker nel quale si é rifugiata questa maggioranza, un ultimo atto vendicativo, punitivo e screditatorio nei confronti di quella magistratura indipendente che da oggi sarà imbavagliata, sottoposta al potere esecutivo e di fatto non potrà più indagare, come prima, a 360°.

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