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E' stata venduta come la riforma tanto
attesa che risolverà gli annosi problemi
della giustizia, un provvedimento di
importanza capitale, tanto da chiedere la
fiducia per la sua approvazione. In realtà,
quella che ormai é una legge dello Stato, é
solo l'ultima anelata rivincita di questo
governo, ma soprattutto, non é affatto una
vera riforma. Perché, é bene precisare, per
definizione, una riforma deve portare un
miglioramento a qualcosa che non funziona.
Il provvedimento votato mercoledì scorso
alla Camera infatti, modifica
strutturalmente il nostro ordinamento
giudiziario, ma non migliora, non interviene
in nulla in quelli che sono i veri mali
della giustizia italiana, che sicuramente é
gravemente malata.
Ma la giustizia nel nostro Pese, non
funziona non certo perché secondo il delirio
persecutorio del nostro Presidente del
Consiglio, le toghe sono tutte
politicizzate, ma per due ragioni
principali: i tempi per arrivare alle
sentenze sono esasperatamente troppo lunghi
e non salvaguardano né l'innocente, né il
colpevole e le legittime esigenze di
sicurezza della collettività e, in secondo
luogo, la verità processuale si discosta
sempre più ormai, dalla verità reale. Le
sentenze infatti sono, da un lato,
espressione di persone che non sono nella
possibilità di esercitare pienamente il loro
diritto alla difesa, e dall'altro, di
potenti che grazie a puntuali leggi ad
personam, impediscono l'acquisizione di
prove, creando una giustizia sicuramente non
uguale per tutti.
La modifica dell'ordinamento giudiziario,
quindi, non incide sui veri problemi della
giustizia, né sui suoi tempi, né sullo
snellimento delle procedure, anzi. Per
essere realmente efficace, infatti, avrebbe
dovuto prevedere ad esempio, nuovi metodi
per l'acquisizione e la valutazione delle
prove in fase dibattimentale ed istruttoria,
un concreto investimento di bilancio volto
al potenziamento del personale ausiliare,
ecc.
Il nuovo ordinamento fortissimamente voluto
da questa maggioranza, è invece, solo un
atto che burocratizza le funzioni e i
compiti dei magistrati che di fatto, saranno
sempre sottomessi ad un capo che in ultima
istanza sarà nominato in concerto con il
Ministro della Giustizia e quindi con
l'avallo del potere esecutivo, in aperto
contrasto con quanto previsto dalla nostra
Costituzione.
E' vero che l'assoggettamento del potere
giudiziario al potere esecutivo é previsto
in altri Paesi, come ad esempio gli Stati
Uniti, ma bisogna ricordare che negli Usa i
giudici sono eletti direttamente dal popolo.
In quel paese, vi é quindi un controllo
democratico all'origine, che nel nostro
ordinamento, così come ora modificato,
sarebbe assente e dove, alla fine,
l'esecutivo nominerà i suoi stessi
controllori.
Questa presunta riforma, inoltre, é
totalmente inefficace ed inefficiente,
poiché la burocratizzazione delle carriere
ha trasformato l'ordinamento in un vero e
proprio "carrierificio", che condizionerà
pesantemente il funzionamento ed i tempi per
lo smaltimento quotidiano dei processi.
D'ora in poi, infatti, i giudici che
vorranno fare carriera passeranno il loro
tempo a studiare, a prepararsi per sostenere
concorsi, (teorici, accademici, per i quali
saranno richiesti, titoli, recensioni,
ricerche, ecc), piuttosto che a fare
indagini. Coloro quindi che impegneranno
tutto il loro tempo nel fare diligentemente
il loro lavoro, saranno sicuramente
penalizzati da questo nuovo sistema.
Infine, la Casa delle Libertà ha millantato
come grande conquista del nuovo ordinamento,
una separazione delle carriere che di fatto
esiste già - da PM, infatti, certamente non
ho mai scritto una sentenza e viceversa un
giudice, non ha mai emesso una sentenza
sulla base di prove da lui raccolte! - Così
come formulata nel testo oggi in vigore
però, la separazione delle carriere,
impedirà di passare da una carriera
all'altra e quindi di fare tesoro
dell'importante esperienza precedentemente
acquisita. Mi spiego: personalmente ritengo
che un allenatore possa essere sicuramente
migliore se in passato é stato anche
giocatore, poiché grazie alla sua esperienza
diretta potrà meglio rivolgersi ai suoi
ragazzi, dei quali conosce le sensibilità ed
esigenze. Anche per un giudice, la maggior
esperienza non può che essere un
accrescimento personale, un sicuro valore
aggiunto per la qualità del suo lavoro e se
in passato é stato PM, saprà meglio
valutare, ad esempio le problematiche insite
ad un indagine o al recupero delle prove.
In questo senso, noi non siamo certo
favorevoli alle caste chiuse, ma al
contrario, riteniamo che debbano essere
prioritari i criteri di professionalità e
competenza. Anche gli avvocati quindi,
dovrebbero a nostro avviso poter accedere
alla carriera di giudice, come di fatto, é
già possibile, si pensi ad esempio alle
migliaia di giudici di pace in tutta Italia,
che sono sostanzialmente avvocati e
procuratori legali.
Incurante di quella che poteva essere
l'occasione per trovare una condivisa
soluzione ai gravi problemi di questo
fondamentale servizio per i cittadini,
questo governo, come ha già fatto più volte
in passato, ha solo pensato a "bypassare"
tutte le regole istituzionali della
democrazia, per ottenere il più velocemente
possibile il suo scopo. Il voto di fiducia
alla Camera infatti, era un atto da
richiedere solo in via di urgenza e di
emergenza, e non certo per blindarsi,
scongiurando possibili sorprese da parte di
recalcitranti alleati.
Ai nostri occhi, questo provvedimento, resta
una dichiarazione di resa, l'estremo gesto
ricattatorio lanciato dal bunker nel quale
si é rifugiata questa maggioranza, un ultimo
atto vendicativo, punitivo e screditatorio
nei confronti di quella magistratura
indipendente che da oggi sarà imbavagliata,
sottoposta al potere esecutivo e di fatto
non potrà più indagare, come prima, a 360°. |