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Martedì i Giudici della Corte di Giustizia dell'Unione europea hanno respinto il ricorso presentato dai Magistrati della Procura di Milano contro la legge italiana del 2002 che ha depenalizzato il falso in bilancio. Secondo le Toghe lombarde, infatti, il provvedimento poteva essere considerato in contrasto con le norme comunitarie. Il Giudice maltese Borg Barthet ha invece spiegato che le direttive dell'Unione sul coordinamento delle legislazioni nazionali non possono essere invocate con lo scopo di aggravare la posizione di un imputato. Una decisione che ha fatto festeggiare per un paio di giorni la Casa delle Libertà, impegnata attraverso i suoi organi di stampa a sottolineare il clamoroso granchio preso dai Giudici milanesi. Ma, a soli due giorni di distanza, ecco arrivare una notizia destinata a spegnere il sorriso sulla bocca di molti esponenti del centrodestra: la Commissione europea ha ieri ipotizzato l'apertura di una procedura d'infrazione contro l'Italia proprio in merito alla legge sul falso in bilancio. L'Esecutivo di Bruxelles è infatti convinto che la normativa in questione non sia compatibile con il diritto comunitario. Proprio come dicevano i Magistrati del capoluogo lombardo.
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