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Con la conferma della condanna in appello
dell'Onorevole Cesare Previti - seppure per
uno solo dei capi di imputazione per cui é
stato giudicato - é giunta l'ora di
affrontare politicamente, e speriamo
definitivamente, l'anomalia istituzionale
che lui ed un ben determinato gruppo di
persone che gli girano attorno, a cominciare
dal Premier Silvio Berlusconi, rappresentano
per la stabilità, la credibilità e il
rispetto delle regole democratiche nel
nostro Paese.
Per una riflessione più approfondita dovremo
ovviamente attendere le motivazioni dei
giudici della corte di appello Milano, che
da un lato ha assolto tutti gli imputati per
l'affare Lodo Mondadori e dall'altra li ha
condannati in relazione al caso Imi-Sir. In
ogni modo, "a caldo", riteniamo sconcertanti
e fuorvianti i complimenti e la
soddisfazione espressa da alcuni amici degli
imputati al momento della lettura della
sentenza. La legalità non é una vittoria a
punti, ma il rispetto rigoroso della legge
sempre e comunque e il fatto che si sia
giunti ad una condanna per un solo reato
anziché per due, non diminuisce la gravità
del fatto, che é e resta tale (non fosse
altro perché Cesare Previti, é un
parlamentare e perché é ora provato che le
sue accuse ai pubblici ministeri erano
ingiuste e strumentali).
Dalla lettura del dispositivo, si possono
comunque già trarre alcune semplicissime e
sconcertanti constatazioni: la questione
infatti, non é solo giudiziaria come é stato
continuamente ripetuto in questi anni, ma
anche squisitamente politica. E' ora di
smetterla con quest'ipocrisia, propria anche
dei partiti di opposizione, ed affrontare i
fatti, confermati in appello appunto, per
quello che sono: Previti e la sua allegra
brigata di amici, hanno corrotto dei
magistrati disonesti per favorire i loro
interessi.
Perché è questo il punto cruciale di tutta
la questione: Previti oggi é stato
condannato a "soli" sette anni di
reclusione, poiché la sua responsabilità nel
processo Imi-Sir é stata provata ed
accertata. In questa vicenda, qual é stato
il preciso ruolo degli altri protagonisti
coinvolti? Chi ha fornito a Previti
centinaia di migliaia di dollari per
corrompere giudici disonesti?
Indipendentemente dalla sentenza poi, é
compatibile il suo ruolo pubblico e quello
del suo dante causa Silvio Berlusconi, con
le funzioni proprie della massime cariche
istituzionali che ricoprono ?
Questa sentenza, al di là di ogni polemica
legata alla normale dialettica politica, non
é forse la constatazione tangibile e di buon
senso, dell'immoralità e dell'indegnità dei
tanti amici del Presidente del Consiglio che
sono seduti in Parlamento e si fanno
chiamare "onorevoli" e che nel paese
normale, quello vero, considerata la loro
fedina penale, non potrebbero fare nemmeno
il vigile urbano o il bidello in una scuola?
(Nel senso tecnico del termine, giacché
questi ultimi, se condannati non potrebbero
neanche partecipare a concorsi pubblici,
mentre tutti possono essere candidati al
Parlamento italiano, anche se condannati).
Non sono forse queste stesse persone, che
ossessionate solo dal dover risolvere i loro
problemi giudiziari, finché erano in tempo,
hanno sprecato le loro energie e le risorse
del Paese per sfornare leggi ad hoc, ridurre
i tempi di prescrizione, depenalizzare il
reato di falso in bilancio, delegittimare la
magistratura, approvare condoni fiscali ed
edilizi, bloccando di fatto, in questi anni,
lo sviluppo del Paese che di ben altri,
strutturali interventi aveva bisogno?
Berlusconi non si é mai dissociato
dall'operato del suo uomo di fiducia, ma
anzi in ogni pubblica occasione gli ha
sempre testimoniato la propria solidarietà e
condivisione. Questa sentenza ora gli impone
quanto meno un obbligo morale, oltre che
politico: quello di rassegnare immediate
dimissioni, ma siccome non viviamo in un
paese nomale, questo fatto non si produrrà.
Spetta quindi alle opposizioni, colpevoli a
nostro avviso di essere state fino ad oggi
eccessivamente tiepide su questa questione,
di accollarsi questa responsabilità politica
e di affrontare con serietà il problema,
ammettendo che a questo punto non siamo più
solamente di fronte ad una questione
giudiziaria, ma di vero e proprio rispetto
delle regole della nostra democrazia. |