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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 23 MAGGIO 2005
Previti condannato, Berlusconi ne tragga le conseguenze
ANTONIO DI PIETRO

Con la conferma della condanna in appello dell'Onorevole Cesare Previti - seppure per uno solo dei capi di imputazione per cui é stato giudicato - é giunta l'ora di affrontare politicamente, e speriamo definitivamente, l'anomalia istituzionale che lui ed un ben determinato gruppo di persone che gli girano attorno, a cominciare dal Premier Silvio Berlusconi, rappresentano per la stabilità, la credibilità e il rispetto delle regole democratiche nel nostro Paese.

Per una riflessione più approfondita dovremo ovviamente attendere le motivazioni dei giudici della corte di appello Milano, che da un lato ha assolto tutti gli imputati per l'affare Lodo Mondadori e dall'altra li ha condannati in relazione al caso Imi-Sir. In ogni modo, "a caldo", riteniamo sconcertanti e fuorvianti i complimenti e la soddisfazione espressa da alcuni amici degli imputati al momento della lettura della sentenza. La legalità non é una vittoria a punti, ma il rispetto rigoroso della legge sempre e comunque e il fatto che si sia giunti ad una condanna per un solo reato anziché per due, non diminuisce la gravità del fatto, che é e resta tale (non fosse altro perché Cesare Previti, é un parlamentare e perché é ora provato che le sue accuse ai pubblici ministeri erano ingiuste e strumentali).

Dalla lettura del dispositivo, si possono comunque già trarre alcune semplicissime e sconcertanti constatazioni: la questione infatti, non é solo giudiziaria come é stato continuamente ripetuto in questi anni, ma anche squisitamente politica. E' ora di smetterla con quest'ipocrisia, propria anche dei partiti di opposizione, ed affrontare i fatti, confermati in appello appunto, per quello che sono: Previti e la sua allegra brigata di amici, hanno corrotto dei magistrati disonesti per favorire i loro interessi.

Perché è questo il punto cruciale di tutta la questione: Previti oggi é stato condannato a "soli" sette anni di reclusione, poiché la sua responsabilità nel processo Imi-Sir é stata provata ed accertata. In questa vicenda, qual é stato il preciso ruolo degli altri protagonisti coinvolti? Chi ha fornito a Previti centinaia di migliaia di dollari per corrompere giudici disonesti? Indipendentemente dalla sentenza poi, é compatibile il suo ruolo pubblico e quello del suo dante causa Silvio Berlusconi, con le funzioni proprie della massime cariche istituzionali che ricoprono ?

Questa sentenza, al di là di ogni polemica legata alla normale dialettica politica, non é forse la constatazione tangibile e di buon senso, dell'immoralità e dell'indegnità dei tanti amici del Presidente del Consiglio che sono seduti in Parlamento e si fanno chiamare "onorevoli" e che nel paese normale, quello vero, considerata la loro fedina penale, non potrebbero fare nemmeno il vigile urbano o il bidello in una scuola? (Nel senso tecnico del termine, giacché questi ultimi, se condannati non potrebbero neanche partecipare a concorsi pubblici, mentre tutti possono essere candidati al Parlamento italiano, anche se condannati).

Non sono forse queste stesse persone, che ossessionate solo dal dover risolvere i loro problemi giudiziari, finché erano in tempo, hanno sprecato le loro energie e le risorse del Paese per sfornare leggi ad hoc, ridurre i tempi di prescrizione, depenalizzare il reato di falso in bilancio, delegittimare la magistratura, approvare condoni fiscali ed edilizi, bloccando di fatto, in questi anni, lo sviluppo del Paese che di ben altri, strutturali interventi aveva bisogno?
Berlusconi non si é mai dissociato dall'operato del suo uomo di fiducia, ma anzi in ogni pubblica occasione gli ha sempre testimoniato la propria solidarietà e condivisione. Questa sentenza ora gli impone quanto meno un obbligo morale, oltre che politico: quello di rassegnare immediate dimissioni, ma siccome non viviamo in un paese nomale, questo fatto non si produrrà.

Spetta quindi alle opposizioni, colpevoli a nostro avviso di essere state fino ad oggi eccessivamente tiepide su questa questione, di accollarsi questa responsabilità politica e di affrontare con serietà il problema, ammettendo che a questo punto non siamo più solamente di fronte ad una questione giudiziaria, ma di vero e proprio rispetto delle regole della nostra democrazia.

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