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Amnesty International ha pubblicato il
proprio rapporto annuale del 2005, rapporto
nel quale si è tracciato un quadro generale
dei diritti umani violati durante il 2004
nei 149 paesi presi in esame.
Già dall’inizio si respira una certa aria di
disfatta e scoramento, e si capisce che,
anche se molti passi avanti si sono fatti,
la strada verso un reale miglioramento resta
lunga e accidentata; soprattutto in quanto
coloro che potrebbero adoperarsi e ottenere
più risultati nel campo della giustizia e
dei diritti umani si rivelano, la maggior
parte delle volte, i primi ad eluderli e a
calpestarli: "Sessant’anni dopo la fine
della seconda guerra mondiale, i governi
continuano a tradire le loro promesse di un
ordine del mondo basato sui diritti umani e
perseguono gli obiettivi di una nuova,
pericolosa agenda", è scritto infatti nella
premessa.
Nel rapporto specifico che riguarda il
nostro Paese vi è descritta una situazione
di cui certo non possiamo andar fieri, e uno
dei problemi principalmente esaminati è
stato quello dell’indifferenza generale del
nostro governo per quanto riguarda la
legislazione sul diritto d’asilo. "La tutela
dei richiedenti asilo prevista da alcune
norme sull’immigrazione non ha garantito
l’accesso a procedure individuali di
determinazione del diritto d’asilo eque e
imparziali", dice il rapporto, in cui si
ribadisce la preoccupazione per i rimpatri
forzati in Paesi in cui molti rischiano di
subire gravi violazioni dei diritti umani.
Si ricordano a questo proposito i drammatici
viaggi attraverso i deserti africani fino a
Lampedusa in cui, grazie all’accordo
Italia-Libia, centinaia di disperati sono
stati costretti a tornare in Libia "senza
un’adeguata valutazione delle loro possibili
necessità di protezione internazionale".
Sia l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle
Nazioni Unite per i rifugiati sia Amnesty
International avevano chiesto di poter
entrare nei centri di accoglienza temporanea
a Lampedusa per poter garantire l’accesso ai
richiedenti asilo secondo le corrette
procedure internazionali. Ma, quando hanno
infine ottenuto il permesso, già moltissimi
erano stati rimpatriati in quanto, ha
rilevato l’Alto Commissariato, “l’affrettato
criterio, basato sulla nazionalità, usato
per selezionare le persone non aveva
permesso a singoli individui di qualsiasi
nazionalità di inoltrare domanda".
Come certo si ricorderà, il 25 agosto 2004 è
stato firmato il famoso accordo
sull’immigrazione tra Italia e Libia, che
dovrebbe funzionare più o meno in questo
modo: gli immigrati clandestini sbarcati
nelle nostre coste vengono immediatamente
espulsi e mandati in Libia. Quest’ultima a
sua volta, sbarrato il confine meridionale
col Niger, dovrebbe rimpatriare tutti gli
stranieri entrati dal sud: il che per loro
significa affrontare di nuovo un terribile
viaggio nel deserto in camion colmi
all’inverosimile, sotto il sole cocente,
senz’acqua né cibo. In genere è estremamente
difficile superare l’andata: le traversate
nel deserto lasciano dietro una scia di
morti e di storie disperate che i media e
l’opinione pubblica spesso tendono a
snobbare. Tutto questo dolore per poi
ritrovarsi in un aereo per Tripoli e poi
nuovamente buttati nel deserto dai soldati
di Gheddafi, senza più soldi (spesi
naturalmente per il viaggio di andata) e
prospettive per il futuro. E senza aver
avuto, come ricorda il rapporto Amnesty, la
possibilità in Italia di richiedere rifugio
e asilo.
E dire che Berlusconi, una volta firmato il
patto (guardato con sospetto dall’Unione
Europea) ha elogiato Gheddafi come “leader
della libertà”: chissà se ha mai pensato di
aver reso il nostro paese complice di stragi
e sofferenze inimmaginabili (oltre che
ingiuste), “in violazione”, come sostiene
Amnesty International, “delle principali
convenzioni in materia di diritti umani e
dei rifugiati”.
Non c’è comunque di che stupirsi, dato che
un tempo vi fu una geniale proposta (forse
scherzosa e forse no) da parte di distinti
gentiluomini protagonisti della politica
italiana tutt’ora al Governo: accogliere le
malconce imbarcazioni degli immigrati
clandestini a colpi di cannone…
Come si è detto all’inizio, la situazione
non è affatto confortante sia per quanto
riguarda l’Italia sia per quanto riguarda il
resto del mondo: “Il linguaggio della
libertà e della giustizia è finalizzato ad
adottare politiche che sfruttano la paura e
l’insicurezza, come i cinici tentativi di
ridefinire e condonare la tortura. La nuova
agenda, insieme all’indifferenza e alla
paralisi della comunità internazionale, è
stata fallimentare per le svariate migliaia
di vittime delle crisi umanitarie e dei
conflitti dimenticati nel corso del 2004”
termina infatti la premessa generale di
questo triste rapporto Amnesty 2005. |