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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 26 MAGGIO 2005
Immigrati: Amnesty International bacchetta l'Italia

ANNA TORO

Amnesty International ha pubblicato il proprio rapporto annuale del 2005, rapporto nel quale si è tracciato un quadro generale dei diritti umani violati durante il 2004 nei 149 paesi presi in esame.
Già dall’inizio si respira una certa aria di disfatta e scoramento, e si capisce che, anche se molti passi avanti si sono fatti, la strada verso un reale miglioramento resta lunga e accidentata; soprattutto in quanto coloro che potrebbero adoperarsi e ottenere più risultati nel campo della giustizia e dei diritti umani si rivelano, la maggior parte delle volte, i primi ad eluderli e a calpestarli: "Sessant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, i governi continuano a tradire le loro promesse di un ordine del mondo basato sui diritti umani e perseguono gli obiettivi di una nuova, pericolosa agenda", è scritto infatti nella premessa.

Nel rapporto specifico che riguarda il nostro Paese vi è descritta una situazione di cui certo non possiamo andar fieri, e uno dei problemi principalmente esaminati è stato quello dell’indifferenza generale del nostro governo per quanto riguarda la legislazione sul diritto d’asilo. "La tutela dei richiedenti asilo prevista da alcune norme sull’immigrazione non ha garantito l’accesso a procedure individuali di determinazione del diritto d’asilo eque e imparziali", dice il rapporto, in cui si ribadisce la preoccupazione per i rimpatri forzati in Paesi in cui molti rischiano di subire gravi violazioni dei diritti umani.
Si ricordano a questo proposito i drammatici viaggi attraverso i deserti africani fino a Lampedusa in cui, grazie all’accordo Italia-Libia, centinaia di disperati sono stati costretti a tornare in Libia "senza un’adeguata valutazione delle loro possibili necessità di protezione internazionale".
Sia l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sia Amnesty International avevano chiesto di poter entrare nei centri di accoglienza temporanea a Lampedusa per poter garantire l’accesso ai richiedenti asilo secondo le corrette procedure internazionali. Ma, quando hanno infine ottenuto il permesso, già moltissimi erano stati rimpatriati in quanto, ha rilevato l’Alto Commissariato, “l’affrettato criterio, basato sulla nazionalità, usato per selezionare le persone non aveva permesso a singoli individui di qualsiasi nazionalità di inoltrare domanda".

Come certo si ricorderà, il 25 agosto 2004 è stato firmato il famoso accordo sull’immigrazione tra Italia e Libia, che dovrebbe funzionare più o meno in questo modo: gli immigrati clandestini sbarcati nelle nostre coste vengono immediatamente espulsi e mandati in Libia. Quest’ultima a sua volta, sbarrato il confine meridionale col Niger, dovrebbe rimpatriare tutti gli stranieri entrati dal sud: il che per loro significa affrontare di nuovo un terribile viaggio nel deserto in camion colmi all’inverosimile, sotto il sole cocente, senz’acqua né cibo. In genere è estremamente difficile superare l’andata: le traversate nel deserto lasciano dietro una scia di morti e di storie disperate che i media e l’opinione pubblica spesso tendono a snobbare. Tutto questo dolore per poi ritrovarsi in un aereo per Tripoli e poi nuovamente buttati nel deserto dai soldati di Gheddafi, senza più soldi (spesi naturalmente per il viaggio di andata) e prospettive per il futuro. E senza aver avuto, come ricorda il rapporto Amnesty, la possibilità in Italia di richiedere rifugio e asilo.
E dire che Berlusconi, una volta firmato il patto (guardato con sospetto dall’Unione Europea) ha elogiato Gheddafi come “leader della libertà”: chissà se ha mai pensato di aver reso il nostro paese complice di stragi e sofferenze inimmaginabili (oltre che ingiuste), “in violazione”, come sostiene Amnesty International, “delle principali convenzioni in materia di diritti umani e dei rifugiati”.

Non c’è comunque di che stupirsi, dato che un tempo vi fu una geniale proposta (forse scherzosa e forse no) da parte di distinti gentiluomini protagonisti della politica italiana tutt’ora al Governo: accogliere le malconce imbarcazioni degli immigrati clandestini a colpi di cannone…
Come si è detto all’inizio, la situazione non è affatto confortante sia per quanto riguarda l’Italia sia per quanto riguarda il resto del mondo: “Il linguaggio della libertà e della giustizia è finalizzato ad adottare politiche che sfruttano la paura e l’insicurezza, come i cinici tentativi di ridefinire e condonare la tortura. La nuova agenda, insieme all’indifferenza e alla paralisi della comunità internazionale, è stata fallimentare per le svariate migliaia di vittime delle crisi umanitarie e dei conflitti dimenticati nel corso del 2004” termina infatti la premessa generale di questo triste rapporto Amnesty 2005.

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