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Secondo il ministro per le
Riforme Istituzionali Roberto Calderoli, la giornalista de Il Manifesto
Giuliana Sgrena, sequestrata in Iraq dai terroristi lo scorso 4 di
febbraio, è la vera responsabile della morte dell'agente del Sismi
Nicola Calipari, ucciso subito dopo la liberazione dell'ostaggio da
alcuni militari americani.
"Se la Sgrena non fosse andata, per mire giornalistiche, in una zona
pericolosa e sconsigliata - ha dichiarato - Calipari forse sarebbe
ancora vivo". Per l'esponente del Carroccio sarebbe necessario imporre
"il divieto assoluto" alla presenza di civili in Iraq: "Poi se qualcuno
se la va a cercare - ha aggiunto - chi è causa del suo mal pianga se
stesso".
Parole che hanno scatenato la dura reazione del leader dell'Italia dei
Valori Antonio Di Pietro, per il quale è "inammissibile che un ministro
della Repubblica offenda chi, come Giuliana Sgrena, è stata vittima di
un sequestro da parte di terroristi nell’esercizio di una professione
fondamentale per la libertà e l’informazione quale è il giornalismo di
guerra".
"Vorremmo ricordare a Calderoli, anche se ci rendiamo conto che è
difficile farglielo capire, che Giuliana Sgrena non era lì per
divertimento - ha aggiunto l'ex Magistrato - ma per svolgere un servizio
pubblico nell'interesse di tutto il mondo libero".
All'indomani della liberazione il ministro si era inventato un'altra
polemica relativa a questa vicenda, prendendo di mira il padre
dell'inviata e il leader di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti.
"Noto le incredibili coincidenze che hanno preceduto la liberazione -
aveva affermato - mi ricordo che quando il padre fece un appello perchè
arrivasse un segnale che lei fosse ancora in vita, il giorno dopo è
arrivato il filmato. Poi Bertinotti che aveva auspicato la liberazione
della giornalista nel corso del congresso del Prc e, infine, il padre
che aveva sognato la figlia libera e il giorno dopo ciò accade. Finito
il periodo del dramma chiederò consigli al papà e a Bertinotti per fare
la schedina". |