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L'Udc siciliano rischia di
andare letteralmente in pezzi. Numerosi esponenti dei cattolici di
Maggioranza, capeggiati dal presidente della Sicilia Salvatore Cuffaro e
dal segretario regionale Raffaele Lombardo hanno infatti chiesto al
partito di Marco Follini una maggiore autonomia, minacciando la
scissione.
La situazione, già molto tesa da diverso tempo, è precipitata la scorsa
settimana, quando la Giunta di Cuffaro ha annunciato le nomine dei nuovi
manager della sanità e dei nuovi direttori delle aziende ospedaliere.
Una rosa di nomi che aveva fatto insorgere il partito, con Gianpiero
D'Alia, membro Udc ma anche della Commissione nazionale antimafia, che
si era detto "sconcertato".
"Prendere le distanze - aveva chiarito l'ex democristiano - è il minimo
che si possa fare quando si procede a confermare manager che certamente
non sono al di sopra di ogni sospetto e, i cui meriti, appaiono più
legati a vincoli familiari o di compagine politica che ai risultati
prodotti e alla trasparenza della loro azione amministrativa".
Da Roma qualcuno aveva addirittura ipotizzato l'invio di Commissari "per
ristabilire l’ordine".
"Ormai l'Udc non è più il mio partito - aveva tuonato a quel punto
Cuffaro - il mio partito è l'Udc siciliana".
Una presa di posizione, quella del presidente, che ha fatto naturalmente
insorgere i deputati regionali dell'Udc fedeli a Roma.
"Il partito regionale lo facciano pure - hanno subito replicato - noi
aspettiamo che chi ha utilizzato il simbolo dell'Udc per arrivare a
ricoprire cariche istituzionali e da lì, ottenere vantaggi di corrente e
non di partito sugli atti amministrativi prodotti, scelga anche strade
che a noi non interessano". |