|

Lo scenario che si propone
nei settori imprenditoriali dell’impresa italiana è tutt’altro che
promettente. Arrivano impietose le cifre sulle aziende in crisi rese
note dalla Cgil: a fine gennaio erano 3310, contro le 1490 del febbraio
2004. Cifre spaventose, che riflettono in pieno la crisi del sistema
Italia.
Alle 172mila persone già in cassa integrazione o mobilità, più le 44mila
in mobilità stagionale, si potrebbero così aggiungere, se non verranno
risolti i problemi in tempi brevi, altri 450 mila posti a rischio. Basti
pensare al fatto che la crescita delle aziende che hanno richiesto il
fallimento è passata nell’ultimo anno dal 10% al 30%. Dati preoccupanti
e che ribaltano totalmente il ferreo ottimismo del governo sull’aumento
dell’occupazione e sulla stabilità delle imprese italiane.
L’Italia è passata dal ventottesimo al quarantacinquesimo posto nella
classifica di sviluppo delle tecnologie, posizionata nella graduatoria
fra Giordania e Brasile.
E’ arrivato ieri in consiglio dei ministri il provvedimento sulla
manovra per il rilancio della competitività, che è stato accolto subito
da una schiera di polemiche. La Lega insiste sui dazi: i ministri del
carroccio Maroni e Calderoli hanno infatti dichiarato che "se non ci
sono i dazi sulle importazioni la Lega non lo voterà". Pronta la
risposta del ministro dell’agricoltura Gianni Alemanno di An, che
risponde: "Lo approveremo anche senza la Lega".
Lo stesso Calderoli, dopo un incontro tenutosi ieri nel pomeriggio con
Berlusconi e il ministro del tesoro Domenico Siniscalco, ha replicato:
"Si annuncia una nuova formulazione del provvedimento, che segna un
cambiamento nei nostri rapporti con l'Europa, e che soprattutto è in
linea con la normativa europea. E’ l’estremo tentativo per far sì che la
Lega si astenga".
Non si fanno attendere le risposte del centrosinistra e di
Confindustria.
Piero Fassino, segretario dei Ds, annuncia: "Nessuno in Europa discute
dei dazi, è difficile pensare che stiano ad aspettare che Calderoli gli
dica qual è l'Araba fenice. Nell’ultima bozza del provvedimento di dazi
antidumping non c’è comunque traccia. L’unica cosa certa è la confusione
di un governo che naviga a vista e accumula ritardi". "Il provvedimento
era atteso come collegato alla Finanziaria, ora il tempo è scaduto",
dichiara Andrea Pininfarina, vicepresidente di Confindustria. "Si tratta
di misure di emergenza che non affrontano in termini strutturali il
problema della competitività. Le risorse – continua Pininfarina - sono
modeste e non c’è attenzione sufficiente alla ricerca e all’innovazione.
Perché il nostro giudizio resti positivo è importante che decreto legge
e disegno di legge marcino insieme". Riprendendo il discorso dei dazi,
lo stesso Pininfarina avverte che la stella polare è la Ue, dunque non
bisogna inventarsi nulla che rischi di danneggiare operazioni già in
corso.
In accordo con Confindustria si ritrova anche Guglielmo Epifani,
segretario della Cgil: "Ci sono norme e procedure che tutelano dalla
concorrenza sleale che vanno attuate. Per l’Italia il problema è quello
dell’offerta. Si può e si deve attivare la domanda - spiega Epifani -
soprattutto quando la domanda è in condizioni di lavorare sulla qualità
dell’offerta, cosa che non avviene con la riforma fiscale voluta dal
governo". Si può dunque delineare un quadro piuttosto confuso e
problematico della situazione, che continuando di questo passo continua
a penalizzare impresa e lavoratori, e che vede il nostro paese scendere
inesorabile nelle graduatorie di occupazione, produttività e ricerca
tecnologica. |