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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 11 MARZO 2005
Imprese: i dati preoccupanti della Cgil
GABRIELE CROCE

Lo scenario che si propone nei settori imprenditoriali dell’impresa italiana è tutt’altro che promettente. Arrivano impietose le cifre sulle aziende in crisi rese note dalla Cgil: a fine gennaio erano 3310, contro le 1490 del febbraio 2004. Cifre spaventose, che riflettono in pieno la crisi del sistema Italia.
Alle 172mila persone già in cassa integrazione o mobilità, più le 44mila in mobilità stagionale, si potrebbero così aggiungere, se non verranno risolti i problemi in tempi brevi, altri 450 mila posti a rischio. Basti pensare al fatto che la crescita delle aziende che hanno richiesto il fallimento è passata nell’ultimo anno dal 10% al 30%. Dati preoccupanti e che ribaltano totalmente il ferreo ottimismo del governo sull’aumento dell’occupazione e sulla stabilità delle imprese italiane.
L’Italia è passata dal ventottesimo al quarantacinquesimo posto nella classifica di sviluppo delle tecnologie, posizionata nella graduatoria fra Giordania e Brasile.

E’ arrivato ieri in consiglio dei ministri il provvedimento sulla manovra per il rilancio della competitività, che è stato accolto subito da una schiera di polemiche. La Lega insiste sui dazi: i ministri del carroccio Maroni e Calderoli hanno infatti dichiarato che "se non ci sono i dazi sulle importazioni la Lega non lo voterà". Pronta la risposta del ministro dell’agricoltura Gianni Alemanno di An, che risponde: "Lo approveremo anche senza la Lega".
Lo stesso Calderoli, dopo un incontro tenutosi ieri nel pomeriggio con Berlusconi e il ministro del tesoro Domenico Siniscalco, ha replicato: "Si annuncia una nuova formulazione del provvedimento, che segna un cambiamento nei nostri rapporti con l'Europa, e che soprattutto è in linea con la normativa europea. E’ l’estremo tentativo per far sì che la Lega si astenga".

Non si fanno attendere le risposte del centrosinistra e di Confindustria.
Piero Fassino, segretario dei Ds, annuncia: "Nessuno in Europa discute dei dazi, è difficile pensare che stiano ad aspettare che Calderoli gli dica qual è l'Araba fenice. Nell’ultima bozza del provvedimento di dazi antidumping non c’è comunque traccia. L’unica cosa certa è la confusione di un governo che naviga a vista e accumula ritardi". "Il provvedimento era atteso come collegato alla Finanziaria, ora il tempo è scaduto", dichiara Andrea Pininfarina, vicepresidente di Confindustria. "Si tratta di misure di emergenza che non affrontano in termini strutturali il problema della competitività. Le risorse – continua Pininfarina - sono modeste e non c’è attenzione sufficiente alla ricerca e all’innovazione. Perché il nostro giudizio resti positivo è importante che decreto legge e disegno di legge marcino insieme". Riprendendo il discorso dei dazi, lo stesso Pininfarina avverte che la stella polare è la Ue, dunque non bisogna inventarsi nulla che rischi di danneggiare operazioni già in corso.

In accordo con Confindustria si ritrova anche Guglielmo Epifani, segretario della Cgil: "Ci sono norme e procedure che tutelano dalla concorrenza sleale che vanno attuate. Per l’Italia il problema è quello dell’offerta. Si può e si deve attivare la domanda - spiega Epifani - soprattutto quando la domanda è in condizioni di lavorare sulla qualità dell’offerta, cosa che non avviene con la riforma fiscale voluta dal governo". Si può dunque delineare un quadro piuttosto confuso e problematico della situazione, che continuando di questo passo continua a penalizzare impresa e lavoratori, e che vede il nostro paese scendere inesorabile nelle graduatorie di occupazione, produttività e ricerca tecnologica.

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