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Il decreto sulla
competitività licenziato ieri dal Consiglio dei ministri tra le mille
perplessità della Lega, non ha convinto le opposizioni di
centrosinistra.
"E' ormai evidente che il provvedimento sulla competitività è ben lungi
dal rappresentare una scintilla in grado di accendere i motori della
ripresa economica del Paese - ha commentato il diessino Cesare De
Piccoli - il provvedimento risulta essere un coacervo di norme e di
misure nel vuoto di una strategia di politica economica, soprattutto per
i settori più esposti alla concorrenza internazionale. Gli stessi
finanziamenti previsti sono assolutamente insufficienti e la revisione
dei meccanismi di erogazione degli incentivi alle imprese andrà valutata
nei suoi effetti pratici".
Il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro si è invece
soffermato proprio sulla rottura tra il Carroccio e gli alleati.
"Riteniamo un anacronistico controsenso il mantenimento in vita del
Governo, atteso che un provvedimento così delicato viene osteggiato
dalla Lega, che è l'alleato più importate del Presidente del Consiglio -
ha scritto in una nota l'ex Magistrato - se nemmeno gli alleati di
Berlusconi non hanno più fiducia nelle sue capacità divinatorie, perché
mai dovrebbero averla gli italiani?". |