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"A settembre inizieremo
una progressiva riduzione del numero dei nostri soldati in Iraq. Il
ritiro dipenderà dalla capacità del governo iracheno di dotarsi di
strutture di sicurezza accettabili. Ne ho parlato con Blair ed è
l'opinione pubblica dei nostri Paesi che si aspetta questo tipo di
decisione". Queste le parole pronunciate ieri dal presidente del
Consiglio Berlusconi durante la trasmissione di Rai Uno "Porta a Porta",
una dichiarazione che ha suscitato parecchie perplessità a Londra.
Il primo ministro britannico Tony Blair assicura infatti che ci deve
essere per forza un errore: "Le parole di Berlusconi - dice - sono state
mal interpretate, non c'è alcuna data per il ritiro truppe".
"Ce ne andremo appena possibile, appena le forze irachene saranno in
grado di badare alla loro sicurezza - ha aggiunto il premier inglese -
né noi, né l'Italia abbiamo
fissato la data di inizio del ritiro dall'Iraq".
Inutile dire che le opposizioni sono rimaste sconcertate dalla presa di
posizione di Downing Street. Secondo il diessino Gavino Angius quella di
Blair è una "doppia smentita a Berlusconi". Diversi deputati della
Quercia hanno chiesto al Cavaliere di venire in Parlamento "per spiegare
come stanno realmente le cose".
"Ogni giorno Berlusconi dice una cosa e i fatti e gli stessi alleati lo
smentiscono. Ciò a dimostrazione della sua inaffidabilità e soprattutto
della sua unica capacità: quella di vendersi e vendere le proprie idee a
seconda dell’interlocutore che ha di fronte e/o a seconda delle esigenze
del momento - ha affermato il presidente dell'Italia dei Valori Antonio
Di Pietro - ora siamo in periodo elettorale e secondo lui valeva la pena
mentire agli italiani facendo credere loro che era stato programmato un
rientro dei nostri militari dall’Iraq. Tony Blair però lo ha smascherato
sostenendo il contrario". |