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I servizi segreti italiani
hanno ostacolato le operazioni delle forze di sicurezza irachene durante
il sequestro della giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena.
Lo ha assicurato, in un'intervista con il quotidiano americano New York
Times, il colonnello iracheno Jabbar Anwar.
Secondo il militare, la polizia irachena ha effettuato almeno sei blitz
nel tentativo di liberare l'ostaggio, ma i rapitori sono sempre riusciti
a fuggire prima del loro arrivo.
"Sapevamo che era nel quartiere di Gazalea, potevamo trovarli - ha
affermato - se gli italiani ci avessero aiutato li avremmo presi".
Il colonnello è su tutte le furie: gli italiani sapevano dove si
trovavano i terroristi, ma hanno preferito la strada delle trattative.
"L'Italia ha commesso un grande errore a lasciarli andare, specialmente
se hanno dato loro denaro - ha concluso - sono certo che ora torneranno
a colpire".
Nel frattempo il direttore de Il Manifesto Gabriele Polo, parlando con
il settimanale L'Espresso, ha contribuito a rendere ancora più
misteriosa tutta la vicenda. Secondo il giornalista, al momento della
sparatoria costata la vita al funzionario del Sismi Nicola Calipari, a
bordo dell'automobile c'era anche un misterioso quarto uomo (oltre a
Sgrena, a Calipari e all'autista). Probabilmente un altro agente dei
servizi segreti italiani, che sarebbe peraltro rimasto ferito dai
proiettili americani. Qualche giorno fa Giuliana Sgrena ha invece
spiegato ai Giudici romani che in macchina erano soltanto in tre. |