|

Il Senato ha ieri sera
nominato i nuovi componenti delle Authority delle Comunicazioni e della
Privacy. Uno dei nomi scelti da Palazzo Madama, o meglio dai
parlamentari della Casa delle Libertà, è quello di Giuseppe Fortunato,
una designazione che ha fatto insorgere le opposizioni.
Gli esponenti del centrodestra hanno infatti compiuto un vero
capolavoro: hanno eletto membro dell'Authority per la Privacy un
personaggio che l'8 marzo del 2002 è stato condannato dalla Corte di
Cassazione a sei mesi di detenzione per violazione di segreti d'ufficio,
e cioè per violazione della Privacy (all'epoca dei fatti la normativa
sulla tutela della Privacy non c'era).
"E' un fatto di una gravità inaudita - ha tuonato, esterrefatto, il
diessino Massimo Brutti - chiedo a Giuseppe Fortunato di dare le
dimissioni".
Commento analogo dalla leader dei Repubblicani Europei Luciana Sbarbati,
secondo la quale "con queste elezioni si manda all'Authority una persona
che ha violato le norme sulla privacy e che dovrebbe, invece,
garantirle".
Poco dopo è arrivata anche la replica del diretto interessato, che per
prima cosa ha reso noto che non si dimetterà.
"E' vero, sono stato condannato per rivelazione di segreti d'ufficio -
ha spiegato - ero consigliere comunale di Napoli e presidente della
commissione Trasparenza. Mi risultava che il telefonino di un assessore
era rimasto in funzione tra le 22 e le 6 del mattino, ininterrottamente
per chiamate non di servizio e non attinenti al mandato
politico-istituzionale. Mi assunsi dunque la responsabilità di
denunciare alla Procura della Repubblica un grave sperpero di danaro
pubblico, pur sapendo di correre il rischio di essere indagato per il
reato per il quale sono stato poi condannato. Desidero pertanto
tranquillizzare i senatori sulla mia indiscussa dirittura morale che non
mi ha impedito, successivamente, di ricoprire incarichi pubblici di
notevole responsabilità come quello di difensore civico della regione
Campania". |