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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 18 MARZO 2005
Calderoli si dimette, ma non ci crede nessuno
REDAZIONE

Il ministro delle Riforme Roberto Calderoli ha rassegnato le dimissioni. Lo ha fatto per protestare contro la scarsa serietà dimostrata dai parlamentari della Casa delle Libertà nel corso dei lavori sulle Riforme Istituzionali (solo ieri a Palazzo Madama il numero legale è mancato quattro volte) ed ha accusato il presidente del Consiglio Berlusconi di non aver saputo risolvere il problema.
Calderoli lascia il Governo - fa sapere tramite un comunicato - con la benedizione del leader del Carroccio Umberto Bossi.

L'annuncio del leghista, però, non ha convinto nessuno. Se si esclude il Cavaliere, immediatamente pronto a chiedere al ministro di tornare sulla sua decisione, sia gli esponenti della Maggioranza che quelli dell'opposizione non hanno preso troppo sul serio le sue parole.
Per il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri "le dimissioni rientreranno", per l'aennino Ignazio La Russa "ai padani la sceneggiate napoletane non riescono un granché bene".
"Non ha dato le dimissioni, ma ha solo dato la disponibilità a farlo: è diverso, non drammatizziamo ancora, stiamo tranquilli - ha poi affermato il forzista Claudio Scajola - io di dimissioni me ne intendo e queste non sono dimissioni".

Anche l'opposizione ha dato scarso credito al comunicato del leghista. Gavino Angius è convinto che siamo davanti solo "all'ennesimo ricatto della Lega al Governo".
Sulla stessa lunghezza d'onda Piero Fassino, secondo il quale quello di Calderoli "è il solito tentativo di ricatto che la Lega fa alla vigilia di un voto".
"Magari fosse vero - ha commentato Antonio Di Pietro - in realtà Calderoli più che dimettersi sta ricattando politicamente Governo e maggioranza parlamentare per obbligarli ad approvale le norme sulla Devolution al più presto, al fine di usarle come pubblicità elettorale per le imminenti elezioni regionali".

Dichiarazioni che hanno generato una certa indignazione nel Carroccio, che in serata ha rincarato la dose. Gli altri due ministri della Lega Nord, Roberto Castelli e Roberto Maroni, si sono detti pronti ad imitare il passo di Calderoli.
"Pronto a dimettermi? Sicuramente - ha assicurato il Guardasigilli - la Lega Nord non scherza, se questa riforma non va in porto la Lega lascia il governo".
Poco prima il ministro del Welfare aveva chiarito che se "i patti non vengono rispettati", lui e Castelli sono "pronti a fare come Calderoli".

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