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"Si sta prendendo
coscienza dell’importanza della riforma costituzionale, una riforma che
è un vero e proprio attacco alla libertà e alla democrazia di questo
Paese". Con queste parole ha esordito, nel corso del seminario sulla
Riforma alla Costituzione tenutosi ieri a Roma, l’illustre
costituzionalista Gianni Ferrara.
Di fronte ad un pubblico fortemente interessato e che deve costituire un
nucleo di diffusori di informazioni, l’introduzione dei lavori è stata
tenuta da un altro insigne costituzionalista, Raniero La Valle, che ha
riassunto l’iter parlamentare della riforma, ormai alle ultime battute
della prima lettura, e la situazione politica in cui questo si svolge.
Dopo aver ricordato l’importanza della Costituzione e la connessione tra
gli strumenti e i fini che ogni società si dà nel proprio ordinamento,
Ferrara è giunto a esporre i motivi della sua forte opposizione a questa
riforma.
Il primo punto è il forte accentramento del potere nelle mani del Primo
Ministro, che disporrebbe così del controllo totale sia nei confronti
dei ministri che del Parlamento: infatti non solo potrà disporre
liberamente della maggioranza alla Camera, ma avrà anche il potere di
sciogliere il Parlamento a suo esclusivo e insindacabile giudizio.
Verrebbe così stravolto il delicato meccanismo che regola i rapporti tra
governo e Parlamento nelle democrazie parlamentari, mettendo
completamente fuori gioco il Capo dello Stato.
Contro chi difende la riforma rifacendosi al sistema inglese, Ferrara ha
messo in luce le differenze tra i due Paesi e il fatto che in
Inghilterra vige un sistema bipartitico mentre in Italia la situazione è
molto più complessa, tanto che non si può parlare neanche di sistema
bipolare compiuto. Questa riforma porterebbe quindi a quello che Ferrara
ha definito "premierato assoluto" o "monocrazia".
L’altro grande attacco ai diritti dei cittadini deriva dalla cosiddetta
devolution.
Si avrebbe la formazione di un Senato Federale con poteri limitati,
sempre sotto il controllo del primo ministro (dizione di antica e
infausta memoria) e dal ruolo ambiguo e contraddittorio; le regioni
invece avrebbero pieni e insindacabili poteri su sanità, istruzione e
sicurezza locale, con un grave attacco all’unità del Paese e al
principio dell’uguaglianza dei cittadini.
Il pubblico è intervenuto con domande e riflessioni, ampliando così il
dibattito su Unione Europea, organi di garanzia come la Corte
Costituzionale e la riforma della Giustizia. Infine è stata sollevata la
possibilità che questa riforma vada contro lo stesso ordinamento
repubblicano, se per Repubblica si intende un ordinamento in cui il
potere viene distribuito tra diversi soggetti che si bilanciano tra di
loro.
Una interpretazione che si può condividere, secondo Ferrara, ma non sarà
questa la strada per fermare questa riforma. Bisognerà informare e
sensibilizzare l’opinione pubblica per arrivare consapevoli
all’inevitabile e decisivo referendum. |