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"Vado a canonizzarmi
perché mi sono ritrovato gay e di sinistra e sono santificato. Se in
Italia uno vuole santificarsi basta che sia uno o l'altro".
Questo il commento rilasciato ieri dal presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi ai giornalisti che gli chiedevano un parere sull'inchiesta
aperta a suo carico a Milano per una presunta corruzione in atti
giudiziari.
Dichiarazioni che non sono piaciute al presidente nazionale di
"Arcigay", Sergio Lo Giudice, secondo il quale "piuttosto che fare
dell'ironia sui gay, Berlusconi farebbe bene ad occuparsi delle
violazioni dei loro diritti".
"Nessun altro capo di governo europeo si permetterebbe una battuta del
genere - ha aggiunto - quella del presidente del Consiglio non può
considerarsi solo una trascurabile leggerezza, dato che l'Italia
politica di Berlusconi è uno dei più reazionari esempi di intolleranza
anti-gay che la storia della Repubblica abbia mai vissuto. I ministri
del governo non perdono occasione per insultare le persone omosessuali.
Caro Berlusconi, con Lei al governo per gay e lesbiche c'è veramente
poco da ridere. Se ci faranno santi è perché dal 2001 il suo governo sta
mettendo a dura prova la nostra pazienza, la santa virtù di Giobbe".
Sulla questione è intervenuto anche il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro
Scanio, per il quale "le parole su gay e comunisti di Berlusconi non
sono commentabili".
"E' solo stravolto dalla paura di perdere le elezioni - ha precisato -
non è nelle condizioni di ragionare e forse preferirebbe un'Europa che
esalta i corrotti". |