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Il Senato approva, con
sollecitudine padana, la Grande Riforma della Costituzione.
Fuori dalla finestra il sole, su un cartellone, illumina un ex stragista
che si candida alle elezioni.
Verrebbe voglia di urlare, oggi.
45 articoli nuovi di zecca, votati sul tamburo da manovali beceri del
privilegio, stravolgono la Legge.
Ne se ne deve parlare, non si deve capire.
Un Paese sfiancato dall'indifferenza, un Parlamento umiliato
dall'arroganza.
La verità negata, la dignità irrisa, la memoria manomessa e cancellata.
La P2 santificata, la mafia legalizzata, la corruzione
istituzionalizzata.
Verrebbe voglia di uscire in strada e urlare, oggi, al rischio di una
multa.
Secessionisti, stragisti, piduisti, mafiosi, fascisti. Fanno festa oggi,
i nuovi barbari.
Si ubriacano di tutta la loro stoltezza, i bestemmiatori.
S'ingrassano dei loro illusori privilegi, i servi sciocchi.
Si fanno forza della loro ignoranza, i calunniatori.
La schiavitù è libertà, la guerra è pace: son debitori a Orwell oltre
che a Gelli, gli impostori.
E pontificano dai loro alti scranni lo steward di Bologna e il
ragioniere di Lucca.
Yesmen travestiti da legislatori, caricati a molla da un osceno
giostraio, cui hanno retto il sacco meschini oppositori.
Volevano riformarla insieme ai vandali, la Costituzione, i barattieri.
E la Sibilla Cumana del Quirinale, cosa scrive sulle foglie oggi, che
fa?
Verrebbe voglia di urlare, oggi.
Ci tocca essere vivi anche per i morti. |