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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 24 MARZO 2005
Pil all'1%. Sinistra e sindacati in allarme. Ma Berlusconi è ottimista
REDAZIONE

Il Prodotto Interno Lordo italiano nel 2004 non è cresciuto dell'1,2 per cento, come era stato calcolato lo scorso 11 di marzo, e nemmeno del 1,1 per cento, come era invece stato stimato a febbraio. Il dato reale, ha fatto sapere oggi l'Istat, è un ancor più misero uno per cento.
Una notizia che, secondo quanto ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non dovrebbe essere motivo di preoccupazione.
"Continuo a essere fiducioso nella ripresa, che la macchina produttiva trovi le soluzioni per risolvere la difficile situazione - ha affermato il Cavaliere - viste le condizioni in cui agiscono le imprese, quando c'é un segno più possiamo essere soddisfatti".

Di diverso parere, ovviamente, opposizioni e sindacati. Secondo il diessino Pierluigi Bersani la revisione da parte dell'Istat dei dati del Pil "dice che siamo entrati nel 2005 col freno a mano tirato e le parole inconsapevoli e astrattamente ottimiste del governo di fronte a dati del genere appaiono surreali e capaci solamente di generare ulteriori sbandamento e sfiducia".
Per il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, invece, "di annuncio in annuncio Berlusconi vuol far crederci che sotto il suo Governo siamo diventati ricchi e felici".
"Alla politica dell'annuncio si contrappone la realtà dei fatti che è molto diversa - ha dichiarato l'ex Giudice - potere d'acquisto dimezzato, economia a rilento, mancanza di competitività, incertezza economica, sistema imprenditoriale in affanno, questione sociale irrisolta, infrastrutture bloccate e così via. È bene ribadire ancora una volta che la politica economica di Berlusconi è tutto fumo e niente arrosto".
Per la Segretaria confederale della Cgil Marigia Maulucci il "Pil è in caduta libera".
"Il dato dell'ultimo trimestre conferma il carattere recessivo della nostra economia - ha spiegato - piazza l'Italia all'ultimo posto in Europa con uno scarto di ben otto decimi di punto rispetto alla media di crescita europea, consolida la sconfitta della competitività dei nostri prodotti".

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