|

Il Prodotto Interno Lordo
italiano nel 2004 non è cresciuto dell'1,2 per cento, come era stato
calcolato lo scorso 11 di marzo, e nemmeno del 1,1 per cento, come era
invece stato stimato a febbraio. Il dato reale, ha fatto sapere oggi
l'Istat, è un ancor più misero uno per cento.
Una notizia che, secondo quanto ha affermato il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, non dovrebbe essere motivo di preoccupazione.
"Continuo a essere fiducioso nella ripresa, che la macchina produttiva
trovi le soluzioni per risolvere la difficile situazione - ha affermato
il Cavaliere - viste le condizioni in cui agiscono le imprese, quando
c'é un segno più possiamo essere soddisfatti".
Di diverso parere, ovviamente, opposizioni e sindacati. Secondo il
diessino Pierluigi Bersani la revisione da parte dell'Istat dei dati del
Pil "dice che siamo entrati nel 2005 col freno a mano tirato e le parole
inconsapevoli e astrattamente ottimiste del governo di fronte a dati del
genere appaiono surreali e capaci solamente di generare ulteriori
sbandamento e sfiducia".
Per il
leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, invece, "di annuncio in
annuncio Berlusconi vuol far crederci che sotto il suo Governo siamo
diventati ricchi e felici".
"Alla politica dell'annuncio si contrappone la realtà dei fatti che è
molto diversa - ha dichiarato l'ex Giudice - potere d'acquisto dimezzato, economia a
rilento, mancanza di competitività, incertezza economica, sistema
imprenditoriale in affanno, questione sociale irrisolta, infrastrutture
bloccate e così via. È bene ribadire ancora una volta che la politica
economica di Berlusconi è tutto fumo e niente arrosto".
Per la Segretaria confederale della Cgil Marigia Maulucci il "Pil è in
caduta libera".
"Il dato dell'ultimo trimestre conferma il carattere recessivo della
nostra economia - ha spiegato - piazza l'Italia all'ultimo posto in
Europa con uno scarto di ben otto decimi di punto rispetto alla media di
crescita europea, consolida la sconfitta della competitività dei nostri
prodotti". |