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"Non sono io ad essere in
dissenso con An, ma è An che, votando questa riforma, è in dissenso con
i valori fondanti della stessa An".
Con queste parole il senatore Domenico Fisichella mercoledì ha
annunciato a Palazzo Madama che non avrebbe votato la Riforma alla
Costituzione. L'aennino era sembrato incredulo nel vedere il suo partito
cedere senza combattere al ricatto del Carroccio. La compagine di
Gianfranco Fini ha infatti votato compatta per il sì. Ma, a meno di
ventiquattro ore di distanza, sembra che tra gli ex missini vi sia già
del pentimento.
Portavoce di questo malumore è stato ieri il ministro delle Politiche
agricole Gianni Alemanno, secondo il quale dopo le elezioni Regionali si
dovrà tenere "un confronto a tutto campo sulle riforme". Dopo le
Regionali, cioè prima dell'approvazione definitiva del testo.
In particolare Alemanno ha chiarito che il provvedimento dovrà essere
rafforzato nella "tutela dell'interesse nazionale e nel carattere
solidale e sussidiario del nostro federalismo".
Il ministro, che con queste dichiarazioni rischia ora di scatenare una
nuova battaglia tra la Lega Nord e il partito di Fini, ha peraltro
chiarito che "An non è indifferente alle preoccupazioni contenute
nell'editoriale di Ernesto Galli Della Loggia" pubblicato sul Corriere
della Sera di mercoledì. Un editoriale dal titolo "La patria perduta".
"È impossibile nascondersi la gravità di quanto è accaduto ieri al
Senato - aveva scritto Della Loggia - la riforma della Costituzione
voluta dal governo e dalla sua maggioranza costituisce forse il più
grave pericolo che l’unità italiana si trova a correre dopo quello
terribile corso 60 anni orsono nel periodo seguito all'armistizio dell'8
settembre". |