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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 25 MARZO 2005
Storace contro L'Unità: "Chiedano scusa sulla tomba di mio padre"
REDAZIONE

Il Governatore della Regione Lazio Francesco Storace, convocando una conferenza stampa per questo pomeriggio, in mattinata aveva promesso di denunciare "fatti gravissimi".
Alle ore 15, quando si è presentato in sala stampa, è apparso fuori di sé. Ha accusato il quotidiano l'Unità di aver pubblicato un articolo contenenti accuse infondate ai danni di suo padre. Il giornale dei Ds ha infatti oggi messo in pagina la testimonianza di Mario Limentani, deportato ebreo che nel '41 fu prelevato dal padre del Governatore, portato alla Casa del Fascio e brutalmente picchiato.
"Purtroppo mio padre non può smentire quest'episodio, è morto nel 1999, ma io non me la prendo con Limentani: l'età, infatti, può portare a confondersi - ha tuonato il presidente del Lazio - ma è indegno che un giornale non si preoccupi di verificare che mio padre nel 1941 aveva dodici anni e viveva a Sulmona. Da lì è andato via dopo il servizio militare".

A quel punto Luana Benini, la giornalista de L'Unità che ha realizzato quell'intervista, ha provato a replicare (era infatti presente in sala stampa), ma è stata zittita dal presidente: "Vada sulla tomba di mio padre a chiedere scusa. Si deve vergognare".
Il Governatore ha quindi annunciato di aver querelato il direttore del giornale Antonio Padellaro.
"E' la prima volta che lo faccio contro un giornalista - ha chiarito - ma lui non è degno di fare il giornalista. Chiederò inoltre al presidente dell'ordine dei giornalisti del Lazio di prendere provvedimenti nei confronti del direttore dell'Unità, a meno che questi non si dimetta da solo, perché le notizie vanno verificate. Io rischio la vita per colpa de L'Unita".

Storace ha quindi rivolto le sue ultime accuse all'intero centrosinistra, accusandolo di aver messo in atto contro di lui "un linciaggio politico".
"Chiedo aiuto a voi giornalisti per far cessare questa campagna di odio verso la mia persona. Siamo al trionfo della menzogna - ha spiegato - ha ragione Berlusconi quando parla di metodi stalinisti. Non dimenticate che i nostri avversari sono mesi che ci minacciano fisicamente: l'aggressione a Rete Oro, le buste con la polvere da sparo in Regione, le scritte infami sui muri di Roma, i presidi antifascisti. E' una campagna di odio organizzata: ma adesso dico basta".

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