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Nuova protesta dei
giornalisti della Rai per la vicenda che ha coinvolto il cronista Enrico
Rotondi, l'esperto di cronaca giudiziaria che ha seguito per anni anche
i processi milanesi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di
altri parlamentari della Maggioranza.
A fine febbraio Rotondi è stato allontanato dal suo incarico,
un'epurazione che aveva fatto insorgere all'unisono opposizioni,
sindacati di categoria e comitati di redazione di Tg1, Tg2, Tg3 e del Gr.
Ieri i rappresentanti dei lavoratori della tv pubblica sono tornati
all'attacco.
"Tre settimane fa avevamo denunciato l'allontanamento, professionalmente
immotivato, di un nostro cronista, dei servizi del Tg1 e del Tg2
dedicati al processo Previti. Il nostro direttore ci aveva garantito la
difesa del lavoro del nostro collega rimosso e il ritorno alla
normalità: un solo cronista scelto nella redazione milanese, due per le
udienze più importanti, come avvenuto per anni senza contestazioni - si
legge in una nota sindacale - ma a qualcuno, non ci dicono chi, questo
non va più bene. E così ora mandiamo ben tre giornalisti a seguire lo
stesso processo, uno per ogni testata nazionale. Stiamo sfiorando il
ridicolo".
I giornalisti hanno aggiunto che non è stato ancora organizzato uno
sciopero solo "per il rispetto del periodo elettorale", ma hanno
chiarito di non essersi ancora "rassegnati ad essere presi in giro".
Immediata la replica dell'Azienda, secondo la quale queste decisioni
riguardano solo la direzione e non i comitati di redazione. Viale
Mazzini ha infatti ricordato che "l'autonomia editoriale dei direttori
di testata, sancita anche dalla legge, è sovrana". |