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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 30 MARZO 2005
Quanto costa la parcella del notaio Vespa?
PIERO RICCA

I notai costano, si sa. Permettersi professionisti particolarmente affidabili è poi un vero lusso.
Quanto costano per esempio le prestazioni del notaio Bruno Vespa, che certificò la storica bufala del "Contratto con gli italiani" pochi giorni prima delle elezioni del 2001?
E' sui giornali di oggi l'indiscrezione secondo la quale il tenutario del Terzo Ramo del Parlamento - da poco trasformatosi in quinto evangelista per narrarci i giorni tristi della passione mediatica del Papa - starebbe brigando per farsi rinnovare il contratto (con la Rai) fino al 2010, mettendosi al sicuro, in tal modo, dai rovesci della sorte e da scongiurati ribaltoni elettorali.

Per i servigi dell'ultimo biennio, l'emiliofede di viale Mazzini - secondo fonti di stampa non smentite - avrebbe percepito l'equivalente di cinque miliardi circa. Dire "circa" è d'obbligo, perché per la precisione la parcella pagatagli dai contribuenti italiani è di cinque miliardi meno qualche spicciolo. La scelta di non fare cifra tonda - secondo i soliti malpensanti - deriverebbe da una norma che consente al direttore generale di firmare i contratti che valgono meno di cinque miliardi senza discuterne in consiglio di amministrazione. Al tempo del rinnovo biennale - occorre ricordare anche questo - il Cda Rai non era composto da quattro consiglieri di destra senza presidente come lo è l'attuale.

Nella riunione del 5 aprile, questo bizzarro consiglio di amministrazione fuori dalle regole potrebbe approvare il rinnovo per altri quattro anni del contratto del custode del Contratto.
Quattro anni solari equivalgono ad almeno seicento puntate di Porta a Porta. Ma anche a quattro nuovi capolavori natalizi, i famosi best sellers di giornalismo di inchiesta e storiografia confidenziale che il nostro inviato a Cogne prepara per il suo affezionato pubblico e pubblicizza a reti unificate, nei programmi più diversi del servizio "pubblico", tra novembre e dicembre.

Alcuni pubblicitari (comunisti) hanno quantificato in diversi milioni di euro il valore economico degli spot gratuiti offerti ai libri-verità del Grande Giornalista. Meglio sorvolare, poi, sulle collaborazioni giornalistiche. Il Granduomo vende i suoi raffinati editoriali - spesso il medesimo - a una pluralità di testate.
"Sono un arrivato, non sono un arrivista". mi rispose il 7 dicembre del 2001, quando gli chiesi di firmare la copia di un romanzone americano intitolato "L'arrivista". Eravamo alla libreria Mondadori di Largo Corsia dei Servi. Che è un nome, non un'ingiuria. Non seppe mantenere l'aplomb quando un secondo dopo estrassi dalla tasca un francobollo e gli chiesi: "Ah sì, mi potrebbe leccare anche questo?". S'inviperì, rivelandosi.
Oggi pomeriggio, dopo lunga assenza, è di nuovo a Milano. Se mi gira gli chiederò di parlarmi del contratto con il quale gli italiani - anche i professionisti dell'odio che lui dileggia nei suoi libri - lo pagano per i servigi che rende a Berlusconi. Vedremo come reagirà.

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