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I notai costano, si sa.
Permettersi professionisti particolarmente affidabili è poi un vero
lusso.
Quanto costano per esempio le prestazioni del notaio Bruno Vespa, che
certificò la storica bufala del "Contratto con gli italiani" pochi
giorni prima delle elezioni del 2001?
E' sui giornali di oggi l'indiscrezione secondo la quale il tenutario
del Terzo Ramo del Parlamento - da poco trasformatosi in quinto
evangelista per narrarci i giorni tristi della passione mediatica del
Papa - starebbe brigando per farsi rinnovare il contratto (con la Rai)
fino al 2010, mettendosi al sicuro, in tal modo, dai rovesci della sorte
e da scongiurati ribaltoni elettorali.
Per i servigi dell'ultimo biennio, l'emiliofede di viale Mazzini
- secondo fonti di stampa non smentite - avrebbe percepito l'equivalente
di cinque miliardi circa. Dire "circa" è d'obbligo, perché per la
precisione la parcella pagatagli dai contribuenti italiani è di cinque
miliardi meno qualche spicciolo. La scelta di non fare cifra tonda -
secondo i soliti malpensanti - deriverebbe da una norma che consente al
direttore generale di firmare i contratti che valgono meno di cinque
miliardi senza discuterne in consiglio di amministrazione. Al tempo del
rinnovo biennale - occorre ricordare anche questo - il Cda Rai non era
composto da quattro consiglieri di destra senza presidente come lo è
l'attuale.
Nella riunione del 5 aprile, questo bizzarro consiglio di
amministrazione fuori dalle regole potrebbe approvare il rinnovo per
altri quattro anni del contratto del custode del Contratto.
Quattro anni solari equivalgono ad almeno seicento puntate di Porta a
Porta. Ma anche a quattro nuovi capolavori natalizi, i famosi best
sellers di giornalismo di inchiesta e storiografia confidenziale che il
nostro inviato a Cogne prepara per il suo affezionato pubblico e
pubblicizza a reti unificate, nei programmi più diversi del servizio
"pubblico", tra novembre e dicembre.
Alcuni pubblicitari (comunisti) hanno quantificato in diversi milioni di
euro il valore economico degli spot gratuiti offerti ai libri-verità del
Grande Giornalista. Meglio sorvolare, poi, sulle collaborazioni
giornalistiche. Il Granduomo vende i suoi raffinati editoriali - spesso
il medesimo - a una pluralità di testate.
"Sono un arrivato, non sono un arrivista". mi rispose il 7 dicembre del
2001, quando gli chiesi di firmare la copia di un romanzone americano
intitolato "L'arrivista". Eravamo alla libreria Mondadori di Largo
Corsia dei Servi. Che è un nome, non un'ingiuria. Non seppe mantenere
l'aplomb quando un secondo dopo estrassi dalla tasca un francobollo e
gli chiesi: "Ah sì, mi potrebbe leccare anche questo?". S'inviperì,
rivelandosi.
Oggi pomeriggio, dopo lunga assenza, è di nuovo a Milano. Se mi gira gli
chiederò di parlarmi del contratto con il quale gli italiani - anche i
professionisti dell'odio che lui dileggia nei suoi libri - lo pagano per
i servigi che rende a Berlusconi. Vedremo come reagirà. |