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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 NOVEMBRE 2005
Sostiene D'Alema
stefano santachiara

"D'Alema non ti far mettere all'angolo sulla Giustizia. Dì qualcosa di sinistra. D'Alema, dì qualcosa", diceva Nanni Moretti nel film "Aprile". E il leader dei riformisti dalle ignote riforme, da sempre aperto a critiche e consigli di giornalisti, registi, movimenti e cittadini, lo ha preso proprio in parola. Dopo aver perso tutte le elezioni possibili e immaginabili fino al 2001 (compreso l'ottima scelta di salire a Palazzo Chigi con l'appoggio di Cossiga dopo la caduta di Prodi nel 1998, dichiarando la morte dell'Ulivo con conseguenze disastrose che l'Unione paga ancor oggi) promosso a vele spiegate quella che Achille Occhetto chiama "la mutazione genetica dei Ds, sempre più vicini alle lobbies e lontano dai lavoratori", approvato da premier la guerra d'aggressione a uno Stato sovrano come la Serbia in violazione dell'articolo 11 della Costituzione, contribuito al finanziamento delle scuole private come neppure i CL nei governi democristiani, attaccato un giorno sì e l'altro pure i magistrati di Mani Pulite facendo sparire dall'agenda politica la questione morale di Berlinguer, sofferto in silenzio nella stagione dei girotondi e Cofferati in attesa che quei corpi estranei al sistema uscissero di scena, ecco che D'Alema ora è pronto a scendere di nuovo in campo.

A dare un altro decisivo contributo nel mestiere che gli riesce meglio: contrastare Silvio Berlusconi in difficoltà. "Occorre togliere una Rete alla Rai e una a Mediaset" ha dichiarato D'Alema nei giorni scorsi a Luca Telese per "Il Giornale". Dev'essere un sosia di quell'autorevole esponente della maggioranza di centrosinistra la quale, votando una apposita legge Maccanico nel '96, disattese la sentenza della Corte Costituzionale che imponeva a Mediaset di ridurre da 3 e 2 le reti generaliste. Vedi le coincidenze. E anche sul conflitto d'interessi il presidente Ds ha sempre avuto una parola sola. Dopo aver paragonato il Berlusconi politico e proprietario delle tv al modello Ceausescu, deve aver avuto una qualche amnesia durante la votazione della Giunta per le elezioni del 1996 che poteva applicare al Cavaliere la legge Scelba del '57 sull'ineleggibilità dei titolari di pubbliche concessioni. La Giunta, che a differenza del '94 era a maggioranza di centrosinistra, considerò Berlusconi "mero proprietario" dichiarando ineleggibile il presidente di Mediaset Confalonieri. Con che faccia oggi si stracciano le vesti di fronte alla legge Frattini?

La seconda riflessione dello storico D'Alema, stavolta in ritardo sui tempi dell'amato Silvio che già due anni fa aveva ideato il 6x3 ad hoc per il Duce presidente-tour operator ("non ha mai ucciso nessuno: mandava gli oppositori in vacanza al confino"), è tanto urgente quando solenne: "Mussolini non doveva essere ucciso ma processato". Una frasetta detta così, en passaint, con cui riesce a guadagnarsi le simpatie di Alessandra Mussolini e Marcello Veneziani, ed a insultare contemporaneamente il CNL che processò e condannò a morte all'unanimità il criminale Mussolini, gli italiani usciti da una guerra e un'occupazione nazi-fascista che aveva sterminato senza processo migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini, e la base del suo stesso partito, calmata dal pompiere ufficiale Piero Fassino. Musica per il finto nemico di sempre Berlusconi, che ha proseguito il cinguettio: "Meno male che hanno cambiato idea ma intanto continuano a commettere sia errori sia infamie. Per tutti gli anni '90 hanno linciato Bettino Craxi, oggi, pensando di ottenere vantaggi elettorali, Fassino inserisce Craxi tra i padri del socialismo italiano. Non mi stupirei se tra dieci o vent'anni riabilitassero anche Berlusconi". Falso: D'Alema si impegnò ben prima di Fassino per la santificazione di Bettino Craxi, proponendo, da premier, i funerali di Stato per un pluricondannato latitante. E per la riabilitazione di Berlusconi? Già fatto. Ecco cosa dichiarava alla Camera ne 2003 l'onorevole Luciano Violante rispondendo a un deputato di An: "Io sono d'accordo con Massimo D'Alema: non c'è un regime sulla base dei nostri criteri. Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all'onorevole Berlusconi. Onorevole Anedda, la invito a consultare l'onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena - non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo - che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole Letta... A parte questo, la questione è un'altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi, nonostante le concessioni... Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte".

Dunque la riabilitazione, ma diciamo pure la riesumazione politica di Berlusconi, è stato uno dei pochi impegni mantenuti dal centrosinistra. Che poi questi "impegni" fossero stati presi non propriamente con gli elettori, e abbiano favorito il ritorno al potere di Berlusconi, sono effetti collaterali. Vuoi mettere la soddisfazione di resuscitare un cadavere politico, isolato nel suo stesso schieramento pronto al ricambio di leadership e attaccato dalla Lega che nel '98 presentava inchieste e dossier sulle origini dei primi miliardi Fininvest ("mafioso di Arcore" solevano chiamarlo Bossi e i suoi prima d'esser unti sulla via dell'Unto, dunque ben prima che si chiudessero le indagini e il processo di primo grado al braccio destro di Berlusconi Marcello Dell'Utri, condannato lo scorso anno a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa) elevandolo persino a rango di padre costituente nella Bicamerale? La letizia di non toccargli le tv per dimostrare di non essere comunisti pronti a confiscare le aziende private? Peccato che l'antitrust e la divisione dei poteri (oggi oltre all'esecutivo e al legislativo svuotato e asservito al governo, Berlusconi detiene una posizione nettamente dominante nel potere informativo ed è di gran lunga il più ricco d'Italia; manca solo l'assoggettamento della magistratura, che appunto è sotto attacco) siano i principi base di ogni democrazia liberale.

E il bello è che, a parte qualche singolo esponente che parla di errori di sottovalutazione e di strategia, i vertici del centrosinistra non hanno neppure fatto uno straccio di autocritica, supportati da appositi riformisti e fintoterzisti che bollano ancor oggi come demonizzatore chiunque cerchi di ricordare questi elementari principi (vedi grandi liberali come il professor Sartori), rendere noti fatti e sentenze scomode, e persino di esprimere opinioni, a loro dirimente giudizio, troppo critiche. La cortina fumogena vale anche per tutte quelle leggi approvate assieme da centrosinistra e Polo dopo la caduta di Prodi: dall'abrogazione dell'abuso d'ufficio non patrimoniale al giusto processo, dalle indagini preventive dei legali alle dichiarazioni dei pentiti valide solo entro 180 giorni, dalla distruzione dei tabulati telefonici dopo cinque anni alla riduzione delle scorte ai magistrati, dal patteggiamento allargato in Cassazione di cui si è servito per evitare il carcere il Dell'Utri condannato per false fatture al niet del Parlamento all'autorizzazione all'arresto di Previti e dello stesso Dell'Utri sorpreso sul litorale romagnolo ad assoldare un falso pentito. Leggi che hanno danneggiato indagini e processi, aprendo il varco alla deriva immorale del governo berlusconiano. Ora però si avvicinano le elezioni, e D'Alema si alza con un "occorre togliere una Rete alla Rai e una a Mediaset". Ma ci faccia il piacere, francamente.

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