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"D'Alema non ti far mettere all'angolo sulla
Giustizia. Dì qualcosa di sinistra. D'Alema,
dì qualcosa", diceva Nanni Moretti nel film
"Aprile". E il leader dei riformisti dalle
ignote riforme, da sempre aperto a critiche
e consigli di giornalisti, registi,
movimenti e cittadini, lo ha preso proprio
in parola. Dopo aver perso tutte le elezioni
possibili e immaginabili fino al 2001
(compreso l'ottima scelta di salire a
Palazzo Chigi con l'appoggio di Cossiga dopo
la caduta di Prodi nel 1998, dichiarando la
morte dell'Ulivo con conseguenze disastrose
che l'Unione paga ancor oggi) promosso a
vele spiegate quella che Achille Occhetto
chiama "la mutazione genetica dei Ds, sempre
più vicini alle lobbies e lontano dai
lavoratori", approvato da premier la guerra
d'aggressione a uno Stato sovrano come la
Serbia in violazione dell'articolo 11 della
Costituzione, contribuito al finanziamento
delle scuole private come neppure i CL nei
governi democristiani, attaccato un giorno
sì e l'altro pure i magistrati di Mani
Pulite facendo sparire dall'agenda politica
la questione morale di Berlinguer, sofferto
in silenzio nella stagione dei girotondi e
Cofferati in attesa che quei corpi estranei
al sistema uscissero di scena, ecco che
D'Alema ora è pronto a scendere di nuovo in
campo.
A dare un altro decisivo contributo nel
mestiere che gli riesce meglio: contrastare
Silvio Berlusconi in difficoltà. "Occorre
togliere una Rete alla Rai e una a Mediaset"
ha dichiarato D'Alema nei giorni scorsi a
Luca Telese per "Il Giornale". Dev'essere un
sosia di quell'autorevole esponente della
maggioranza di centrosinistra la quale,
votando una apposita legge Maccanico nel
'96, disattese la sentenza della Corte
Costituzionale che imponeva a Mediaset di
ridurre da 3 e 2 le reti generaliste. Vedi
le coincidenze. E anche sul conflitto
d'interessi il presidente Ds ha sempre avuto
una parola sola. Dopo aver paragonato il
Berlusconi politico e proprietario delle tv
al modello Ceausescu, deve aver avuto una
qualche amnesia durante la votazione della
Giunta per le elezioni del 1996 che poteva
applicare al Cavaliere la legge Scelba del
'57 sull'ineleggibilità dei titolari di
pubbliche concessioni. La Giunta, che a
differenza del '94 era a maggioranza di
centrosinistra, considerò Berlusconi "mero
proprietario" dichiarando ineleggibile il
presidente di Mediaset Confalonieri. Con che
faccia oggi si stracciano le vesti di fronte
alla legge Frattini?
La seconda riflessione dello storico
D'Alema, stavolta in ritardo sui tempi
dell'amato Silvio che già due anni fa aveva
ideato il 6x3 ad hoc per il Duce
presidente-tour operator ("non ha mai ucciso
nessuno: mandava gli oppositori in vacanza
al confino"), è tanto urgente quando
solenne: "Mussolini non doveva essere ucciso
ma processato". Una frasetta detta così, en
passaint, con cui riesce a guadagnarsi le
simpatie di Alessandra Mussolini e Marcello
Veneziani, ed a insultare contemporaneamente
il CNL che processò e condannò a morte
all'unanimità il criminale Mussolini, gli
italiani usciti da una guerra e
un'occupazione nazi-fascista che aveva
sterminato senza processo migliaia e
migliaia di uomini, donne e bambini, e la
base del suo stesso partito, calmata dal
pompiere ufficiale Piero Fassino. Musica per
il finto nemico di sempre Berlusconi, che ha
proseguito il cinguettio: "Meno male che
hanno cambiato idea ma intanto continuano a
commettere sia errori sia infamie. Per tutti
gli anni '90 hanno linciato Bettino Craxi,
oggi, pensando di ottenere vantaggi
elettorali, Fassino inserisce Craxi tra i
padri del socialismo italiano. Non mi
stupirei se tra dieci o vent'anni
riabilitassero anche Berlusconi". Falso:
D'Alema si impegnò ben prima di Fassino per
la santificazione di Bettino Craxi,
proponendo, da premier, i funerali di Stato
per un pluricondannato latitante. E per la
riabilitazione di Berlusconi? Già fatto.
Ecco cosa dichiarava alla Camera ne 2003
l'onorevole Luciano Violante rispondendo a
un deputato di An: "Io sono d'accordo con
Massimo D'Alema: non c'è un regime sulla
base dei nostri criteri. Però, cari amici e
colleghi, se dovessi applicare i vostri
criteri, quelli che avete applicato voi
nella scorsa legislatura contro di noi, che
non avevamo fatto una legge sul conflitto di
interessi, non avevamo tolto le televisioni
all'onorevole Berlusconi. Onorevole Anedda,
la invito a consultare l'onorevole
Berlusconi perché lui sa per certo che gli è
stata data la garanzia piena - non adesso,
nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo
- che non sarebbero state toccate le
televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole
Letta... A parte questo, la questione è
un'altra. Voi ci avete accusato di regime
nonostante non avessimo fatto il conflitto
di interessi, avessimo dichiarato eleggibile
Berlusconi, nonostante le concessioni...
Durante i governi di centrosinistra il
fatturato di Mediaset è aumentato di 25
volte".
Dunque la riabilitazione, ma diciamo pure la
riesumazione politica di Berlusconi, è stato
uno dei pochi impegni mantenuti dal
centrosinistra. Che poi questi "impegni"
fossero stati presi non propriamente con gli
elettori, e abbiano favorito il ritorno al
potere di Berlusconi, sono effetti
collaterali. Vuoi mettere la soddisfazione
di resuscitare un cadavere politico, isolato
nel suo stesso schieramento pronto al
ricambio di leadership e attaccato dalla
Lega che nel '98 presentava inchieste e
dossier sulle origini dei primi miliardi
Fininvest ("mafioso di Arcore" solevano
chiamarlo Bossi e i suoi prima d'esser unti
sulla via dell'Unto, dunque ben prima che si
chiudessero le indagini e il processo di
primo grado al braccio destro di Berlusconi
Marcello Dell'Utri, condannato lo scorso
anno a nove anni per concorso esterno in
associazione mafiosa) elevandolo persino a
rango di padre costituente nella Bicamerale?
La letizia di non toccargli le tv per
dimostrare di non essere comunisti pronti a
confiscare le aziende private? Peccato che
l'antitrust e la divisione dei poteri (oggi
oltre all'esecutivo e al legislativo
svuotato e asservito al governo, Berlusconi
detiene una posizione nettamente dominante
nel potere informativo ed è di gran lunga il
più ricco d'Italia; manca solo
l'assoggettamento della magistratura, che
appunto è sotto attacco) siano i principi
base di ogni democrazia liberale.
E il bello è che, a parte qualche singolo
esponente che parla di errori di
sottovalutazione e di strategia, i vertici
del centrosinistra non hanno neppure fatto
uno straccio di autocritica, supportati da
appositi riformisti e fintoterzisti che
bollano ancor oggi come demonizzatore
chiunque cerchi di ricordare questi
elementari principi (vedi grandi liberali
come il professor Sartori), rendere noti
fatti e sentenze scomode, e persino di
esprimere opinioni, a loro dirimente
giudizio, troppo critiche. La cortina
fumogena vale anche per tutte quelle leggi
approvate assieme da centrosinistra e Polo
dopo la caduta di Prodi: dall'abrogazione
dell'abuso d'ufficio non patrimoniale al
giusto processo, dalle indagini preventive
dei legali alle dichiarazioni dei pentiti
valide solo entro 180 giorni, dalla
distruzione dei tabulati telefonici dopo
cinque anni alla riduzione delle scorte ai
magistrati, dal patteggiamento allargato in
Cassazione di cui si è servito per evitare
il carcere il Dell'Utri condannato per false
fatture al niet del Parlamento
all'autorizzazione all'arresto di Previti e
dello stesso Dell'Utri sorpreso sul litorale
romagnolo ad assoldare un falso pentito.
Leggi che hanno danneggiato indagini e
processi, aprendo il varco alla deriva
immorale del governo berlusconiano. Ora però
si avvicinano le elezioni, e D'Alema si alza
con un "occorre togliere una Rete alla Rai e
una a Mediaset". Ma ci faccia il piacere,
francamente. |