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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 17 OTTOBRE 2005
Il giornale tedesco "Kölner Anzeiger" sulla Riforma elettorale
Mario Zanotti

Traduzione - a cura di Mario Zanotti - di un articolo scritto il 13 ottobre dal giornalista Paul Kreiner per il quotidiano tedesco Kölner Anzeiger.

 

Berlusconi vuole una nuova legge elettorale
Il dibattito ha assunto una piega assurda. Silvio Berlusconi ha affermato mercoledì scorso in Parlamento di volere una nuova legge elettorale, che garantisca governi stabili, proprio quando lui stesso è in carica, grazie all’ordinamento vigente, dal 2001 - il mandato più longevo della storia della Repubblica. L’opposizione contrasta il progetto con l’ostruzionismo, mentre quasi tutte le analisi le assicurano la vittoria anche con il nuovo sistema. Soddisfazione e riserve per questa riforma vengono da entrambi gli schieramenti. Tuttavia, anche i più autorevoli outsider delle due coalizioni sono stati ridotti al silenzio. In questi giorni in Parlamento si sta svolgendo una pura e semplice prova di forza e di determinazione.

Una pietra di paragone della democrazia, che le regole elettorali vanno cioè cambiante di comune accordo tra le parti avverse, resta per il momento disattesa in Italia. Il clima è troppo infuocato per un’intesa. Intanto gli elettori guardano altrove, schifati. Stando a un sondaggio solo il 5-6% si dichiara interessato alle manovre dei partiti. Secondo il metodo vigente i due terzi dei 630 seggi parlamentari vengono assegnati secondo la regola maggioritaria, il rimanente a liste di coalizione secondo quella proporzionale. Così ha deciso l’82,7% degli italiani: il referendum dell’aprile 1993 è stato uno dei più partecipati e perentori della storia repubblicana.

Ora Berlusconi invalida questo referendum. Minacciando elezioni anticipate ha convinto la propria alleanza quadripartita a sostenere un ritorno al proporzionale puro. Il progetto originario prevedeva uno sbarramento al 4%; data l’attuale frammentazione del centrosinistra, questo sarebbe costato alla coalizione di Romano Prodi la maggioranza dei seggi anche in caso di vittoria. Poi ci si è accorti di un problema: la Lega Nord, formazione di estrema destra, dispone attualmente di un 4% voto più o voto meno. Dunque, il progetto è stato ritoccato. Ora prevede uno sbarramento al 2% per partiti che aderiscono a uno dei due schieramenti maggiori; gli altri, che si sottraggono al bipolarismo all’italiana e vogliono candidarsi autonomamente, devono conquistare almeno il 4% dell’elettorato. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha già reso noto che una differenza come questa nelle quote di sbarramento potrebbe presentare elementi di incostituzionalità.

L’opposizione accusa lo scaltro capo del governo di tradimento della democrazia. I sondaggi le danno ragione. Tra i cittadini che hanno risposto a un’inchiesta sulla riforma del sistema elettorale, il 51% trova poco decoroso che la maggioranza cambi da sola le regole del gioco poco prima delle elezioni.
Secondo una delle modifiche in programma non ci saranno più liste di coalizione, ma soltanto liste di partito. Rispetto al candidato principale si rafforza quindi il potere dei partiti. Berlusconi considera questo un vantaggio per sé stesso: come capo di Forza Italia guadagnerebbe in autorità rispetto ai partner di coalizione. Per il suo avversario Prodi, al contrario, il maggior peso accordato ai partiti costituisce un handicap: Prodi non guida un partito e nel suo campo convengono raggruppamenti più numerosi che nel centrodestra.
E anche ammettendo che Prodi vincerà nel 2006, comunque un nuovo regolamento elettorale (se passa in Parlamento) gli incepperà la corsa.

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