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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 2 DICEMBRE 2006
Intervista (immaginaria) a Sergio De Gregorio
Gabriele Vecchione
 

Quattro avvertenze prima di leggere questo articolo:

1) l’intervista è frutto della mia fantasia;
2) i fatti narrati sono tutti veri;
3) le parti in corsivo sono citazioni prese da interviste reali di De Gregorio;
4) il racconto di come è avvenuta l’elezione a presidente di De Gregorio alla Commissione Difesa è di Elio Veltri, e non è mai stato smentito.

Siamo oggi con Sergio De Gregorio, senatore eletto con l’Italia dei Valori. Divenuto ben presto presidente della Commissione Difesa con i voti del centrodestra, allo stesso tempo si distacca da Di Pietro. Ha votato a favore dell’indulto e contro la Finanziaria.

Lei sa che il suo voto è determinante per la tenuta del centrosinistra al Senato. Che aria tira dalle sue parti?
Senza inutili sottigliezze, perifrasi ed ipocrisie bisogna ammettere che io sono un venduto. Sto su piazza e mi vendo al miglior offerente, come mi sono venduto a Di Pietro per ottenere una poltrona in Senato. Deciderò volta per volta. Sono anche presidente della Commissione Difesa, grazie alla mia prostituzione politica. Sono molto felice, ho molte potenzialità clientelari in quel ruolo. Quella commissione sarà
terreno di guerriglia urbana.

Parliamo appunto della Commissione: ne ha guadagnato la presidenza per quella prostituzione politica di cui parlava prima?
Sì. Le racconto come è andata. Cena, magari a Mondragone (…) con Di Pietro, me, tre o quattro famigli fedeli e due belle senegalesi dalla coscia lunga. Appena Di Pietro le vede: “Sergio, ma che fai, mi porti le mignotte?”. “Ma quali mignotte, Antò, sono ragazze di strada che hanno bisogno di solidarietà”. “Antò, entriamo nel merito, io c’ho pensato bene. Quelli, i comunisti, ci vogliono fottere i posti e noi li fottiamo a loro. Vado da Schifani e mi faccio nominare presidente della commissione difesa”. “ Ma tu sei matto, mi odiano, non ci staranno mai”. “Antò, quelli non ti odiano più. Anzi, ti considerano un amico perché ogni tanto dai una botta al centro sinistra. Lo sanno che è per finta, ma a loro sta bene lo stesso. Sennò mica ti farebbero girare tutte le reti Mediaset”. E va be’:” Provaci, se va bene ci prendiamo la commissione. Poi se qualcuno fa casino facciamo finta di litigare, io minaccio di buttarti fuori e Romano mi chiama e mi dice: quello è uno stronzo, ma se lo butti fuori non abbiamo più la maggioranza. Ora me ne vado a letto perché sono stanco. Occupatevi delle due ragazze e vi raccomando che io sono ministro e non mi posso sputtanare”. “Antò, non ti preoccupare. Mica le mandiamo a dormire in mezzo alla strada. Questa notte gli offriamo un letto e domani le affidiamo a Don Benzi, così facciamo un’opera buona”. Inciucio.

Si sta discutendo di una legge sul conflitto d’interessi. Cosa ne pensa?
Esprimo solidarietà a Mediaset per il metodo della pistola puntata contro il capo dell’opposizione. No all’odio verso Berlusconi. Io non voterò mai una legge punitiva contro Berlusconi. Rete 4 dà lavoro a migliaia di persone. Come dice Mastella, io sono contrario alle “dita negli occhi a Berlusconi”.

Non prende proprio in considerazione l’idea che una legge sul conflitto d’interessi possa riguardare la collettività, tutti i cittadini, e non solo Berlusconi?
A me non interessa la collettività. A me interessa ciò che me ne viene a me. Vede, io sono stato legato a doppio, forse triplo filo a Berlusconi. Ero sul suo libro paga. Nutro gratitudine verso di lui, ed ora non gli posso voltare le spalle.

Può spiegare ai lettori in che modo era legato a “doppio, forse triplo filo” a Berlusconi?
Sono sempre stato simpatizzante di Craxi e del suo Psi. Dopo la nascita di Forza Italia, ho vissuto e collaborato a stretto contatto con uomini del Cavaliere. Nel ’95 fotografo Buscetta, in crociera in incognito con la moglie. Lo faccio parlare, gli chiedo del patrimonio personale di Berlusconi e Dell’Utri, lui mi fa delle rivelazioni interessanti. Ero il direttore editoriale di “Ideazione”, periodico di area berlusconiana. Poi capii che tutto quello non serviva ad altro che a delegittimare il pentito; il risultato fu che Buscetta non rivelò mai nulla ai giudici di quanto aveva rivelato a me. Lavoravo accanto a Gianstefano Frigerio, un supertangentista più volte, guardi le coincidenze!, arrestato da Di Pietro. Ho rifondato “l’Avanti!”, sono stato amministratore generale della società che edita “Il Giornale” in Campania. Ho organizzato “Il premio della canzone napoletana” e poi “Orgoglio Italiano”, eventi promossi dalle holding del Biscione e trasmessi da Rete 4. Nel 2005 mi sono candidato con Forza Italia per le regionali, ma non ce l’ho fatta. L’anno dopo avrei dovuto riprovarci alle politiche, avevo già pronti dei volantini azzurri con la mia faccia, ma all’ultimo sono stato scartato per via dell’arroganza di Forza Italia. Ho provato a candidarmi con la Dc di Rotondi e dell’amico De Michelis, ma anche lì, all’ultimo, non mi sono candidato. Poi pensai: io ho fatto ottenere un euro parlamentare a Di Pietro, lui mi deve far entrare in Senato.

De Gregorio, ce la farà il centrosinistra a governare cinque anni?
Il debole, eterogeneo e disunito centrosinistra sarà costretto, quando anche non la volesse, alla politica del compromesso (do ut des, do ut facias), del trasformismo, del clientelismo. Giolitti non aveva la maggioranza in Parlamento e volta per volta la andava costruendo. “Un sigaro e un diploma di cavaliere non si negano a nessuno” è corruzione spicciola e guiderà il centrosinistra nella sua azione di governo.

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