|
Quattro avvertenze prima di leggere
questo articolo:
1) l’intervista è frutto della mia
fantasia;
2) i fatti narrati sono tutti veri;
3) le parti in corsivo sono citazioni
prese da interviste reali di De
Gregorio;
4) il racconto di come è avvenuta
l’elezione a presidente di De Gregorio
alla Commissione Difesa è di Elio
Veltri, e non è mai stato smentito.
Siamo oggi con Sergio De Gregorio,
senatore eletto con l’Italia dei Valori.
Divenuto ben presto presidente della
Commissione Difesa con i voti del
centrodestra, allo stesso tempo si
distacca da Di Pietro. Ha votato a
favore dell’indulto e contro la
Finanziaria.
Lei sa che il suo voto è determinante
per la tenuta del centrosinistra al
Senato. Che aria tira dalle sue parti?
Senza inutili sottigliezze, perifrasi ed
ipocrisie bisogna ammettere che io sono
un venduto. Sto su piazza e mi vendo al
miglior offerente, come mi sono venduto
a Di Pietro per ottenere una poltrona in
Senato. Deciderò volta per volta. Sono
anche presidente della Commissione
Difesa, grazie alla mia prostituzione
politica. Sono molto felice, ho molte
potenzialità clientelari in quel ruolo.
Quella commissione sarà
terreno di guerriglia urbana.
Parliamo appunto della Commissione:
ne ha guadagnato la presidenza per
quella prostituzione politica di cui
parlava prima?
Sì. Le racconto come è andata. Cena,
magari a Mondragone (…) con Di Pietro,
me, tre o quattro famigli fedeli e due
belle senegalesi dalla coscia lunga.
Appena Di Pietro le vede: “Sergio, ma
che fai, mi porti le mignotte?”. “Ma
quali mignotte, Antò, sono ragazze di
strada che hanno bisogno di
solidarietà”. “Antò, entriamo nel
merito, io c’ho pensato bene. Quelli, i
comunisti, ci vogliono fottere i posti e
noi li fottiamo a loro. Vado da Schifani
e mi faccio nominare presidente della
commissione difesa”. “ Ma tu sei matto,
mi odiano, non ci staranno mai”. “Antò,
quelli non ti odiano più. Anzi, ti
considerano un amico perché ogni tanto
dai una botta al centro sinistra. Lo
sanno che è per finta, ma a loro sta
bene lo stesso. Sennò mica ti farebbero
girare tutte le reti Mediaset”. E va be’:”
Provaci, se va bene ci prendiamo la
commissione. Poi se qualcuno fa casino
facciamo finta di litigare, io minaccio
di buttarti fuori e Romano mi chiama e
mi dice: quello è uno stronzo, ma se lo
butti fuori non abbiamo più la
maggioranza. Ora me ne vado a letto
perché sono stanco. Occupatevi delle due
ragazze e vi raccomando che io sono
ministro e non mi posso sputtanare”.
“Antò, non ti preoccupare. Mica le
mandiamo a dormire in mezzo alla strada.
Questa notte gli offriamo un letto e
domani le affidiamo a Don Benzi, così
facciamo un’opera buona”. Inciucio.
Si sta discutendo di una legge sul
conflitto d’interessi. Cosa ne pensa?
Esprimo solidarietà a Mediaset per il
metodo della pistola puntata contro il
capo dell’opposizione. No all’odio verso
Berlusconi. Io non voterò mai una legge
punitiva contro Berlusconi. Rete 4 dà
lavoro a migliaia di persone. Come dice
Mastella, io sono contrario alle “dita
negli occhi a Berlusconi”.
Non prende proprio in considerazione
l’idea che una legge sul conflitto
d’interessi possa riguardare la
collettività, tutti i cittadini, e non
solo Berlusconi?
A me non interessa la collettività. A me
interessa ciò che me ne viene a me.
Vede, io sono stato legato a doppio,
forse triplo filo a Berlusconi. Ero sul
suo libro paga. Nutro gratitudine verso
di lui, ed ora non gli posso voltare le
spalle.
Può spiegare ai lettori in che modo
era legato a “doppio, forse triplo filo”
a Berlusconi?
Sono sempre stato simpatizzante di Craxi
e del suo Psi. Dopo la nascita di Forza
Italia, ho vissuto e collaborato a
stretto contatto con uomini del
Cavaliere. Nel ’95 fotografo Buscetta,
in crociera in incognito con la moglie.
Lo faccio parlare, gli chiedo del
patrimonio personale di Berlusconi e
Dell’Utri, lui mi fa delle rivelazioni
interessanti. Ero il direttore
editoriale di “Ideazione”, periodico di
area berlusconiana. Poi capii che tutto
quello non serviva ad altro che a
delegittimare il pentito; il risultato
fu che Buscetta non rivelò mai nulla ai
giudici di quanto aveva rivelato a me.
Lavoravo accanto a Gianstefano Frigerio,
un supertangentista più volte, guardi le
coincidenze!, arrestato da Di Pietro. Ho
rifondato “l’Avanti!”, sono stato
amministratore generale della società
che edita “Il Giornale” in Campania. Ho
organizzato “Il premio della canzone
napoletana” e poi “Orgoglio Italiano”,
eventi promossi dalle holding del
Biscione e trasmessi da Rete 4. Nel 2005
mi sono candidato con Forza Italia per
le regionali, ma non ce l’ho fatta.
L’anno dopo avrei dovuto riprovarci alle
politiche, avevo già pronti dei
volantini azzurri con la mia faccia, ma
all’ultimo sono stato scartato per via
dell’arroganza di Forza Italia. Ho
provato a candidarmi con la Dc di
Rotondi e dell’amico De Michelis, ma
anche lì, all’ultimo, non mi sono
candidato. Poi pensai: io ho fatto
ottenere un euro parlamentare a Di
Pietro, lui mi deve far entrare in
Senato.
De Gregorio, ce la farà il
centrosinistra a governare cinque anni?
Il debole, eterogeneo e disunito
centrosinistra sarà costretto, quando
anche non la volesse, alla politica del
compromesso (do ut des, do ut facias),
del trasformismo, del clientelismo.
Giolitti non aveva la maggioranza in
Parlamento e volta per volta la andava
costruendo. “Un sigaro e un diploma di
cavaliere non si negano a nessuno” è
corruzione spicciola e guiderà il
centrosinistra nella sua azione di
governo.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|