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Al
di là del solito balletto sulle cifre
con una forbice più inattendibile del
solito, dai 250.000 di Fassino ai due
milioni del primo organizzatore e
finanziatore che si è riservato un’ora
di intervento, la manifestazione a
piazza San Giovanni dell’ex CDL non va
certamente “sottovalutata” come ci
raccomandano da destra e da sinistra.
Quello che colpisce, anche se da molto
tempo si è abituati a curiosi fenomeni
di strabismo politico, è l’attenzione ed
il rispetto che viene riservato nel
centrosinistra ad una piazza riempita
con enormi mezzi organizzativi e
finanziari dal centro destra, dopo che
per cinque è stata snobbata, silenziata,
ridicolizzata o demonizzata la
mobilitazione imponente, costante e
costruttiva del popolo democratico a
difesa dello stato di diritto e delle
Costituzione.
L’opposizione civile che dal Palavobis
fino alla mobilitazione per il
referendum costituzionale, con un esito
superiore a qualsiasi aspettativa, ha
tenuto viva la partecipazione
democratica in un paese sprofondato nel
discredito internazionale ha suscitato
in patria il livore dei berlusconiani e
“l’allergia” dei riformisti alle
vongole, non pochi né ininfluenti, che
preferiscono i circoli di Dell’Utri, e
per pubblica ammissione, subiscono il
fascino di Berlusconi “perché è un
essere umano a differenza dei politici
sepolcri imbiancati”.
Il presidente del Consiglio che dalla
piazza del 2 dicembre ha sentito “solo
insulti” si è ritrovato ancora una volta
isolato.
Forse un dato che non andrebbe, questo
sì, sottovalutato è che tra i leader che
erano sul palco e le molte migliaia che
erano in piazza, c’era totale sintonia e
che i primi erano percepiti pienamente
come loro rappresentanti dai
manifestanti.
Prima che
tenere conto delle rivendicazioni e
della rabbia di quegli elettori del
centro destra, definiti universalmente,
non si sa bene perché, “moderati”, la
leadership del centro sinistra farebbe
bene a domandarsi se esiste un idem
sentire analogo tra lei ed il suo
elettorato e se l’Unione oggi è in grado
di mobilitare sotto le sue bandiere una
piazza, numericamente, altrettanto
consistente.
Vale la pena di ricordare che quando ci
sono state manifestazioni con
partecipazione a sei cifre è avvenuto in
tempi relativamente lontani con i tre
milioni mobilitati dal
sindacato con il milione di piazza San
Giovanni contro la Cirami.
In entrambe le manifestazioni i partiti
del centro sinistra erano spettatori,
nemmeno troppo entusiasti, i politici
non erano sul palco e sgomitavano per
farsi riprendere, a margine, accanto a
Sergio Cofferati o a Nanni Moretti, gli
organizzatori e trionfatori.
Poi c’è il dato politico in senso
stretto: nell’ attesa, con termine breve
e perentorio come ha sottolineato “il
capo”, dell’ eventuale ritorno del
figliol prodigo, l’opposizione si è
frantumata con l’UDC che forse oltre
ogni tempo massimo tenta di ricollocarsi
nel mitico centro e la triade che
cavalca con la demagogia ed il populismo
ampiamente collaudati, i malumori ed il
desiderio di riscrivere la realtà
secondo il personale tornaconto della
sua base.
In quel che resta della CDL Berlusconi
impersona sempre più l’autunno del
patriarca e la solitudine del capo senza
successori come avviene fisiologicamente
per qualsiasi tiranno o tirannello;
Bossi e Fini sono sempre più penosamente
attempati “ragazzi del clan”, patetici
residui di ciò che hanno rappresentato
prima di essere risucchiati dal loro
intraprendente ma invasivo press-agent.
Dal 2 dicembre l’Unione non dovrebbe
ricavare altra lezione che impegnarsi a
realizzare quello che aveva promesso in
campagna elettorale ai propri elettori e
cercare finalmente di rappresentarli;
chiudere la partita della finanziaria
che è durata troppo a lungo; mettere
mano al conflitto di interessi e alla
riforma della Gasparri senza avere come
interlocutore privilegiato Fedele
Confalonieri che non risulta elettore
del centro sinistra; attuare quanto è
previsto nel programma in tema di
diritti civili, dai pacs, alla droga al
testamento biologico rimettendo al loro
posto le Binetti e le Serafini;
considerare una priorità la cultura e
l’istruzione (senza paternalismi ed
interventi di facciata) sprofondate
sotto il livello di guardia; mettere in
condizione di operare la giustizia
restituendole in primo luogo senso e
dignità.
Il rispetto doveroso per tutte le
persone che si sono mobilitate per
“mandare a casa Prodi” non può
sovrapporsi alla valutazione politica
delle istanze e dei contenuti che non
vanno oltre lo scontento e l’avversione
viscerale per il capo del Governo, leit
motiv di tutti gli interventi.
Si può solo auspicare che da stimolo per
raddrizzare la rotta e realizzare in
modo coeso e coerente il proprio
programma di governo nell’interesse dei
cittadini in quanto tali e non di
singole categorie sociali (nel rispetto
in primo luogo del proprio elettorato)
la prova di forza della opposizione a
“due piazze” non inauguri una nuova
stagione di masochistica autocoscienza
sulle “ragioni degli altri” che
purtroppo, l’esperienza ci insegna, si
traduce nell’assecondare gli interessi
personali di Silvio Berlusconi.
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