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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 5 DICEMBRE 2006
La piazza degli altri
Daniela Gaudenzi

Al di là del solito balletto sulle cifre con una forbice più inattendibile del solito, dai 250.000 di Fassino ai due milioni del primo organizzatore e finanziatore che si è riservato un’ora di intervento, la manifestazione a piazza San Giovanni dell’ex CDL non va certamente “sottovalutata” come ci raccomandano da destra e da sinistra. Quello che colpisce, anche se da molto tempo si è abituati a curiosi fenomeni di strabismo politico, è l’attenzione ed il rispetto che viene riservato nel centrosinistra ad una piazza riempita con enormi mezzi organizzativi e finanziari dal centro destra, dopo che per cinque è stata snobbata, silenziata, ridicolizzata o demonizzata la mobilitazione imponente, costante e costruttiva del popolo democratico a difesa dello stato di diritto e delle Costituzione.

L’opposizione civile che dal Palavobis fino alla mobilitazione per il referendum costituzionale, con un esito superiore a qualsiasi aspettativa, ha tenuto viva la partecipazione democratica in un paese sprofondato nel discredito internazionale ha suscitato in patria il livore dei berlusconiani e “l’allergia” dei riformisti alle vongole, non pochi né ininfluenti, che preferiscono i circoli di Dell’Utri, e per pubblica ammissione, subiscono il fascino di Berlusconi “perché è un essere umano a differenza dei politici sepolcri imbiancati”.
Il presidente del Consiglio che dalla piazza del 2 dicembre ha sentito “solo insulti” si è ritrovato ancora una volta isolato.

Forse un dato che non andrebbe, questo sì, sottovalutato è che tra i leader che erano sul palco e le molte migliaia che erano in piazza, c’era totale sintonia e che i primi erano percepiti pienamente come loro rappresentanti dai manifestanti.

 

Prima che tenere conto delle rivendicazioni e della rabbia di quegli elettori del centro destra, definiti universalmente, non si sa bene perché, “moderati”, la leadership del centro sinistra farebbe bene a domandarsi se esiste un idem sentire analogo tra lei ed il suo elettorato e se l’Unione oggi è in grado di mobilitare sotto le sue bandiere una piazza, numericamente, altrettanto consistente.
Vale la pena di ricordare che quando ci sono state manifestazioni con partecipazione a sei cifre è avvenuto in tempi relativamente lontani con i tre milioni mobilitati dal
sindacato con il milione di piazza San Giovanni contro la Cirami.

In entrambe le manifestazioni i partiti del centro sinistra erano spettatori, nemmeno troppo entusiasti, i politici non erano sul palco e sgomitavano per farsi riprendere, a margine, accanto a Sergio Cofferati o a Nanni Moretti, gli organizzatori e trionfatori.
Poi c’è il dato politico in senso stretto: nell’ attesa, con termine breve e perentorio come ha sottolineato “il capo”, dell’ eventuale ritorno del figliol prodigo, l’opposizione si è frantumata con l’UDC che forse oltre ogni tempo massimo tenta di ricollocarsi nel mitico centro e la triade che cavalca con la demagogia ed il populismo ampiamente collaudati, i malumori ed il desiderio di riscrivere la realtà secondo il personale tornaconto della sua base.

In quel che resta della CDL Berlusconi impersona sempre più l’autunno del patriarca e la solitudine del capo senza successori come avviene fisiologicamente per qualsiasi tiranno o tirannello; Bossi e Fini sono sempre più penosamente attempati “ragazzi del clan”, patetici residui di ciò che hanno rappresentato prima di essere risucchiati dal loro intraprendente ma invasivo press-agent.

Dal 2 dicembre l’Unione non dovrebbe ricavare altra lezione che impegnarsi a realizzare quello che aveva promesso in campagna elettorale ai propri elettori e cercare finalmente di rappresentarli; chiudere la partita della finanziaria che è durata troppo a lungo; mettere mano al conflitto di interessi e alla riforma della Gasparri senza avere come interlocutore privilegiato Fedele Confalonieri che non risulta elettore del centro sinistra; attuare quanto è previsto nel programma in tema di diritti civili, dai pacs, alla droga al testamento biologico rimettendo al loro posto le Binetti e le Serafini; considerare una priorità la cultura e l’istruzione (senza paternalismi ed interventi di facciata) sprofondate sotto il livello di guardia; mettere in condizione di operare la giustizia restituendole in primo luogo senso e dignità.

Il rispetto doveroso per tutte le persone che si sono mobilitate per “mandare a casa Prodi” non può sovrapporsi alla valutazione politica delle istanze e dei contenuti che non vanno oltre lo scontento e l’avversione viscerale per il capo del Governo, leit motiv di tutti gli interventi.

Si può solo auspicare che da stimolo per raddrizzare la rotta e realizzare in modo coeso e coerente il proprio programma di governo nell’interesse dei cittadini in quanto tali e non di singole categorie sociali (nel rispetto in primo luogo del proprio elettorato) la prova di forza della opposizione a “due piazze” non inauguri una nuova stagione di masochistica autocoscienza sulle “ragioni degli altri” che purtroppo, l’esperienza ci insegna, si traduce nell’assecondare gli interessi personali di Silvio Berlusconi.

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Daniela Guadenzi

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