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La
sesta sezione della Cassazione
(presidente De Roberto, relatore
Cortese) ha depositato a tempo di record
le motivazioni della sentenza Sme
Ariosto che la settimana prima aveva
annullato le condanne di Previti,
Pacifico e Squillante togliendo la
competenza al Tribunale di Milano e
affidandola a Perugia, da cui ora dovrà
ripartire un processo già morto per la
sopraggiungente prescrizione. I Supremi
giudici scrivono che "due dazioni
localizzate in modo univoco e preciso"
nella casa di Previti a Roma e presso il
circolo Canottieri Lazio, constatate dal
teste Stefania Ariosto e relative "non a
contatti illocalizzabili, anticipatori
di un successivo deposito in banca", ma
"a consegna diretta dal corruttore al
corrotto", costituivano "la più
rilevante e comprovata" concretizzazione
delle erogazioni in denaro contante,
contestate nel capo di imputazione per
cui Pacifico, Previti e Squillante erano
stati condannati in appello per
corruzione a pene comprese tra i 7 e i 4
anni di reclusione, e di esse, quindi,
"doveva necessariamente tenersi conto ai
fini della determinazione della
competenza territoriale". Un breve
ripasso regolamentare. Secondo
l'articolo 9 del codice di procedura
penale si considera in primis il luogo
"in cui e' avvenuta una parte
dell'azione o dell'omissione", ossia
dove si suppone (ovviamente
l'accertamento è sancito dalla sentenza
definitiva) sia stato commesso il
delitto; se si ipotizzano più reati la
scelta ricade sul più grave capo
d'imputazione, che attrae i "connessi",
secondo quanto stabilito dall'art.16 del
codice di procedura penale. Nel
procedimento in questione il capo
d'imputazione più grave inizialmente era
il falso in bilancio aggravato
contestato a Berlusconi, ragion per cui
la competenza è di Milano. Come hanno
ribadito in questi 11 anni respingendo
tutti i ricorsi delle Difese il Gup, il
Gip, il Tribunale, la Corte d'Appello e
la stessa Cassazione nel maggio 1996. Le
cose poi, è vero, sono cambiate. Vediamo
come. La Procura scoprì il passaggio di
434mila dollari, di provenienza
Fininvest, da un conto svizzero di
Previti ad uno dell'ex Gip romano
Squillante, prova regina della
corruzione giudiziaria. L'allora
premier, che aveva già ottenuto dalla
sua maggioranza la depenalizzazione del
falso in bilancio, fu riconosciuto
colpevole di aver tenuto a libro paga il
giudice Squillante, ma si salvò con la
prescrizione grazie alla concessione
delle attenuanti generiche al termine
del processo stralcio, resosi obbligato
per non rallentare troppo l'iter
dibattimentale a causa dei continui
legittimi impedimenti opposti per
"impegni istituzionali". Sentenza contro
la quale, grazie all'apposita Pecorella,
i pm non hanno potuto ricorrere in
Appello. Ora i Supremi giudici affermano
che, essendo stati contestati
dall'Accusa due episodi corruttivi nelle
Capitale, il processo deve ripartire a
Perugia in quanto sede naturale per
giudicare le toghe romane. A parte il
fatto che il trasferimento nel capoluogo
umbro si sarebbe dovuto determinare se
l'inchiesta fosse stata aperta nella
sede in cui Squillante esercitava, cioè
Roma, mentre in questo caso il
procedimento era altrove, tutti questi
cambiamenti, tra l'altro imposti da
interferenze legislative, non possono
stabilire in itinere il cambio della
competenza, che è determinata
dall'inizialmente più grave capo di
imputazione, il falso in bilancio
aggravato contestato a Milano a
Berlusconi. Così non fosse, qualunque
imputato, magari già condannato in primo
e secondo grado, potrebbe confessare
appositamente un reato più grave in un
luogo diverso per spostare ed azzerare
il processo ottenendo la salvifica
prescrizione.
Pochi
giorni prima delle motivazioni, l'ex
presidente della Suprema Corte Marvulli
aveva fatto scudo col corpo a questa
incredibile decisione della Cassazione
facendo sapere che quando le sezioni
Unite respinsero nel 2003 l'istanza di
rimessione dei processi Imi-Sir e Sme
presentata sulla base della legge Cirami
sul legittimo sospetto, lanciarono "un
avvertimento preciso ai giudici
affinche' valutassero la questione della
competenza", e che dunque l'esito fosse
"scontato". Musica per le orecchie dei
tanti falsificatori che col tradizionale
sprezzo del ridicolo hanno già dipinto
Previti & c. come perseguitati dalle
toghe rosse Colombo e Boccassini, e
strampalato pretesto per tentare di
salvare lo scranno da deputato di
Previti, interdetto dai pubblici uffici
dalla condanna definitiva per il
processo Imi-Sir. Un avvertimento che
nessuno ricorda, men che meno
l'Associazione nazionale magistrati,
costretta ad intervenire per
sottolineare:"E' del tutto priva di
fondamento l'affermazione secondo cui la
Cassazione nell'ordinanza del 2003 che
respingeva la richiesta di trasferimento
per legittimo sospetto avrebbe lanciato
un univoco "avvertimento" nel senso
della incompetenza della magistratura
milanese. Ovviamente in quella sede, la
Cassazione non poteva lanciare alcun
avvertimento e non lo ha fatto, come
emerge dalla lettura della pronuncia 27
gennaio 2003 delle Sezioni Unite".
Ma ripercorriamo questa storia italiana.
Grazie alla testimonianza di una
cittadina che dice di aver assistito ad
episodi corruttivi riguardanti alcuni
avvocati e un giudice romani i pm aprono
due inchieste ribattezzate "toghe
sporche" per verificare questo supposto
giro di sentenze comprate e vendute coi
denari e nell'interesse anche di
Fininvest e Berlusconi(a cui viene
contestato, nel processo Sme-Ariosto, il
falso in bilancio come reato necessario
alla fini della corruzione). Da
controlli sui conti svizzeri emergono i
passaggi di denaro: sul versante Imi-Sir
i bonifici dei Rovelli in favore di
Previti(21 miliardi di lire)
Pacifico(33) e Acampora(13) per
"acquistare" la sentenza del giudice
Vittorio Metta che assegnò ai Rovelli un
maxirisarcimento di 1000 miliardi di
lire dell'epoca, da parte della banca
pubblica Imi; sul filone Sme-Ariosto
trovano i 434mila dollari di provenienza
Fininvest che passano dal conto di
Previti a quello dell'ex Gip di Roma
Renato Squillante. Non appena approda al
governo il centrodestra, mentre la
testimone viene sottoposta a continue
schifose intimidazioni, offese e
calunnie, la maggioranza approva le
legge che depenalizza il falso in
bilancio e una norma sulle rogatorie
internazionali (stravolgendo la regola
primaria del diritto imponendo
l'applicazione anche ai processi in
corso) per invalidare quei documenti
bancari trasmessi non in carta bollata.
Ma se nel primo caso si tratta di un
colpo di spugna per tanti falsificatori
di bilanci, la seconda si rileva un flop
perchè le procure aggirano l'ostacolo
chiedendo un documento di certificazione
da allegare all'invio della rogatoria.
Dopo le prove documentali, cercano di
togliere di mezzo i giudici stessi,
quando il cosiddetto Ministro della
Giustizia ingegner Castelli fa carte
false per veder trasferito il giudice a
latere del Tribunale di Milano. Poi è il
turno dei pm, quando accusano la
Boccassini di una riunione segreta con
il magistrato svizzero Del Ponte:
peccato che il giorno indicato come
quello del complotto la Del Ponte fosse
in Tanzania. E mentre l'avvodeputato
Previti continua ad opporre legittimi
impedimenti che gli consentono di non
presenziare alle udienze, nel settembre
2002 le Camere licenziano la legge
Cirami, che introduce fra le possibili
cause di trasferimento di un processo
anche il "legittimo sospetto"
sull'imparzialità dei giudici, in modo
assolutamente discrezionale e
addirittura senza limite di tempo e di
numero di richieste di rimessione. Ma è
un altro buco nell'acqua perché la
Cassazione respinge. Dopo l'inutile
"Lodo Schifani-Maccanico" sulla
sospensione dei processi alle 5 più alte
cariche dello Stato ben presto
dichiarato incostituzionale dalla
Consulta, arriva in fin di legislatura
la legge Ex Cirielli. La norma che
riduce drasticamente i tempi di
prescrizione mandando in fumo migliaia
di procedimenti non s'applica ai
processi già in fase di Appello, ma
evita finalmente il carcere a Cesare
Previti. Infatti contiene un emendamento
ad hoc che assicura gli arresti
domiciliari ai condannati over 70. Al
resto ci pensa l'Unione, che non appena
al governo vota assieme a Forza italia e
Udc l'indulto extralarge di 3 anni per i
reati dei colletti bianchi. Previti,
appena condannato a 6 anni in via
definitiva nel processo Imi-Sir, ottiene
un dimezzamento della pena e si prepara
a lasciare gli arresti domiciliari per
essere affidato ai servizi sociali, in
virtù di un'altra legge bipartisan, la
Simeone-Saraceni votata nella
legislatura 97-2001. Il fastidioso
inconveniente di un'ulteriore soggiorno
obbligato nel suo attico in Piazza
Farnese gli viene evitato dalla già
storica sentenza della Cassazione che,
dopo 11 anni di indagini e processi, non
smentisce affatto la colpevolezza di
Previti e coimputati per il processo Sme
Ariosto, ma ne ordina l'azzeramento
scoprendo or ora, a due passi dalla
prescrizione, che la sede competente era
Perugia. I giuristi più esperti, da
Federico Grosso a Vittorio Grevi, dicono
esattamente il contrario: per l'articolo
16 del c.p.p, il capo d'imputazione
inizialmente più grave, che in questo
caso era il falso in bilancio aggravato
di Berlusconi, determina la competenza.
Partita chiusa. E' poi singolare che per
salvare Previti i giudici della sesta
sezione della Suprema Corte vadano a
prendere in esame un "segmento" del capo
d'imputazione che fa riferimento a due
presunti episodi corruttivi romani
riferiti da Stefania Ariosto. Peccato
che le testimonianze della teste Omega
sulla "più rilevante e comprovata
concretizzazione delle erogazioni in
denaro contante" sono sempre state
ritenute confuse e non determinanti dai
giudici, anche se ai fini delle indagini
furono spunti utilissimi per andare a
verificare i passaggi di denaro sui
conti svizzeri, poi accertati
documentalmente. Le motivazioni della
sentenza di condanna degli imputati
emessa dal Tribunale di Milano,
confermata in Appello, parlava infatti
dell' Ariosto in questi termini:"Sulla
presunta cena delle mazzette a casa
Previti, la sua testimonianza lacunosa e
approssimata" pare quella di chi "parli
per sentito dire, più che per scienza
diretta". Sui contanti in busta da
Previti a Squillante nella Canottieri
Lazio ( "a Rena', te stai a scorda'
questa" ), "plurime e palesi" sono "le
sue contraddizioni". Ma nonostante "le
numerose contraddizioni e molteplici
lacune" di Ariosto, pesano "gli
ingiustificati passaggi di denaro tra i
conti svizzeri degli imputati".
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