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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 DICEMBRE 2006
Previti: salvato con infamia
Stefano Santachiara

La sesta sezione della Cassazione (presidente De Roberto, relatore Cortese) ha depositato a tempo di record le motivazioni della sentenza Sme Ariosto che la settimana prima aveva annullato le condanne di Previti, Pacifico e Squillante togliendo la competenza al Tribunale di Milano e affidandola a Perugia, da cui ora dovrà ripartire un processo già morto per la sopraggiungente prescrizione. I Supremi giudici scrivono che "due dazioni localizzate in modo univoco e preciso" nella casa di Previti a Roma e presso il circolo Canottieri Lazio, constatate dal teste Stefania Ariosto e relative "non a contatti illocalizzabili, anticipatori di un successivo deposito in banca", ma "a consegna diretta dal corruttore al corrotto", costituivano "la più rilevante e comprovata" concretizzazione delle erogazioni in denaro contante, contestate nel capo di imputazione per cui Pacifico, Previti e Squillante erano stati condannati in appello per corruzione a pene comprese tra i 7 e i 4 anni di reclusione, e di esse, quindi, "doveva necessariamente tenersi conto ai fini della determinazione della competenza territoriale". Un breve ripasso regolamentare. Secondo l'articolo 9 del codice di procedura penale si considera in primis il luogo "in cui e' avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione", ossia dove si suppone (ovviamente l'accertamento è sancito dalla sentenza definitiva) sia stato commesso il delitto; se si ipotizzano più reati la scelta ricade sul più grave capo d'imputazione, che attrae i "connessi", secondo quanto stabilito dall'art.16 del codice di procedura penale. Nel procedimento in questione il capo d'imputazione più grave inizialmente era il falso in bilancio aggravato contestato a Berlusconi, ragion per cui la competenza è di Milano. Come hanno ribadito in questi 11 anni respingendo tutti i ricorsi delle Difese il Gup, il Gip, il Tribunale, la Corte d'Appello e la stessa Cassazione nel maggio 1996. Le cose poi, è vero, sono cambiate. Vediamo come. La Procura scoprì il passaggio di 434mila dollari, di provenienza Fininvest, da un conto svizzero di Previti ad uno dell'ex Gip romano Squillante, prova regina della corruzione giudiziaria. L'allora premier, che aveva già ottenuto dalla sua maggioranza la depenalizzazione del falso in bilancio, fu riconosciuto colpevole di aver tenuto a libro paga il giudice Squillante, ma si salvò con la prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti generiche al termine del processo stralcio, resosi obbligato per non rallentare troppo l'iter dibattimentale a causa dei continui legittimi impedimenti opposti per "impegni istituzionali". Sentenza contro la quale, grazie all'apposita Pecorella, i pm non hanno potuto ricorrere in Appello. Ora i Supremi giudici affermano che, essendo stati contestati dall'Accusa due episodi corruttivi nelle Capitale, il processo deve ripartire a Perugia in quanto sede naturale per giudicare le toghe romane. A parte il fatto che il trasferimento nel capoluogo umbro si sarebbe dovuto determinare se l'inchiesta fosse stata aperta nella sede in cui Squillante esercitava, cioè Roma, mentre in questo caso il procedimento era altrove, tutti questi cambiamenti, tra l'altro imposti da interferenze legislative, non possono stabilire in itinere il cambio della competenza, che è determinata dall'inizialmente più grave capo di imputazione, il falso in bilancio aggravato contestato a Milano a Berlusconi. Così non fosse, qualunque imputato, magari già condannato in primo e secondo grado, potrebbe confessare appositamente un reato più grave in un luogo diverso per spostare ed azzerare il processo ottenendo la salvifica prescrizione.

 

Pochi giorni prima delle motivazioni, l'ex presidente della Suprema Corte Marvulli aveva fatto scudo col corpo a questa incredibile decisione della Cassazione facendo sapere che quando le sezioni Unite respinsero nel 2003 l'istanza di rimessione dei processi Imi-Sir e Sme presentata sulla base della legge Cirami sul legittimo sospetto, lanciarono "un avvertimento preciso ai giudici affinche' valutassero la questione della competenza", e che dunque l'esito fosse "scontato". Musica per le orecchie dei tanti falsificatori che col tradizionale sprezzo del ridicolo hanno già dipinto Previti & c. come perseguitati dalle toghe rosse Colombo e Boccassini, e strampalato pretesto per tentare di salvare lo scranno da deputato di Previti, interdetto dai pubblici uffici dalla condanna definitiva per il processo Imi-Sir. Un avvertimento che nessuno ricorda, men che meno l'Associazione nazionale magistrati, costretta ad intervenire per sottolineare:"E' del tutto priva di fondamento l'affermazione secondo cui la Cassazione nell'ordinanza del 2003 che respingeva la richiesta di trasferimento per legittimo sospetto avrebbe lanciato un univoco "avvertimento" nel senso della incompetenza della magistratura milanese. Ovviamente in quella sede, la Cassazione non poteva lanciare alcun avvertimento e non lo ha fatto, come emerge dalla lettura della pronuncia 27 gennaio 2003 delle Sezioni Unite".
Ma ripercorriamo questa storia italiana. Grazie alla testimonianza di una cittadina che dice di aver assistito ad episodi corruttivi riguardanti alcuni avvocati e un giudice romani i pm aprono due inchieste ribattezzate "toghe sporche" per verificare questo supposto giro di sentenze comprate e vendute coi denari e nell'interesse anche di Fininvest e Berlusconi(a cui viene contestato, nel processo Sme-Ariosto, il falso in bilancio come reato necessario alla fini della corruzione). Da controlli sui conti svizzeri emergono i passaggi di denaro: sul versante Imi-Sir i bonifici dei Rovelli in favore di Previti(21 miliardi di lire) Pacifico(33) e Acampora(13) per "acquistare" la sentenza del giudice Vittorio Metta che assegnò ai Rovelli un maxirisarcimento di 1000 miliardi di lire dell'epoca, da parte della banca pubblica Imi; sul filone Sme-Ariosto trovano i 434mila dollari di provenienza Fininvest che passano dal conto di Previti a quello dell'ex Gip di Roma Renato Squillante. Non appena approda al governo il centrodestra, mentre la testimone viene sottoposta a continue schifose intimidazioni, offese e calunnie, la maggioranza approva le legge che depenalizza il falso in bilancio e una norma sulle rogatorie internazionali (stravolgendo la regola primaria del diritto imponendo l'applicazione anche ai processi in corso) per invalidare quei documenti bancari trasmessi non in carta bollata. Ma se nel primo caso si tratta di un colpo di spugna per tanti falsificatori di bilanci, la seconda si rileva un flop perchè le procure aggirano l'ostacolo chiedendo un documento di certificazione da allegare all'invio della rogatoria. Dopo le prove documentali, cercano di togliere di mezzo i giudici stessi, quando il cosiddetto Ministro della Giustizia ingegner Castelli fa carte false per veder trasferito il giudice a latere del Tribunale di Milano. Poi è il turno dei pm, quando accusano la Boccassini di una riunione segreta con il magistrato svizzero Del Ponte: peccato che il giorno indicato come quello del complotto la Del Ponte fosse in Tanzania. E mentre l'avvodeputato Previti continua ad opporre legittimi impedimenti che gli consentono di non presenziare alle udienze, nel settembre 2002 le Camere licenziano la legge Cirami, che introduce fra le possibili cause di trasferimento di un processo anche il "legittimo sospetto" sull'imparzialità dei giudici, in modo assolutamente discrezionale e addirittura senza limite di tempo e di numero di richieste di rimessione. Ma è un altro buco nell'acqua perché la Cassazione respinge. Dopo l'inutile "Lodo Schifani-Maccanico" sulla sospensione dei processi alle 5 più alte cariche dello Stato ben presto dichiarato incostituzionale dalla Consulta, arriva in fin di legislatura la legge Ex Cirielli. La norma che riduce drasticamente i tempi di prescrizione mandando in fumo migliaia di procedimenti non s'applica ai processi già in fase di Appello, ma evita finalmente il carcere a Cesare Previti. Infatti contiene un emendamento ad hoc che assicura gli arresti domiciliari ai condannati over 70. Al resto ci pensa l'Unione, che non appena al governo vota assieme a Forza italia e Udc l'indulto extralarge di 3 anni per i reati dei colletti bianchi. Previti, appena condannato a 6 anni in via definitiva nel processo Imi-Sir, ottiene un dimezzamento della pena e si prepara a lasciare gli arresti domiciliari per essere affidato ai servizi sociali, in virtù di un'altra legge bipartisan, la Simeone-Saraceni votata nella legislatura 97-2001. Il fastidioso inconveniente di un'ulteriore soggiorno obbligato nel suo attico in Piazza Farnese gli viene evitato dalla già storica sentenza della Cassazione che, dopo 11 anni di indagini e processi, non smentisce affatto la colpevolezza di Previti e coimputati per il processo Sme Ariosto, ma ne ordina l'azzeramento scoprendo or ora, a due passi dalla prescrizione, che la sede competente era Perugia. I giuristi più esperti, da Federico Grosso a Vittorio Grevi, dicono esattamente il contrario: per l'articolo 16 del c.p.p, il capo d'imputazione inizialmente più grave, che in questo caso era il falso in bilancio aggravato di Berlusconi, determina la competenza. Partita chiusa. E' poi singolare che per salvare Previti i giudici della sesta sezione della Suprema Corte vadano a prendere in esame un "segmento" del capo d'imputazione che fa riferimento a due presunti episodi corruttivi romani riferiti da Stefania Ariosto. Peccato che le testimonianze della teste Omega sulla "più rilevante e comprovata concretizzazione delle erogazioni in denaro contante" sono sempre state ritenute confuse e non determinanti dai giudici, anche se ai fini delle indagini furono spunti utilissimi per andare a verificare i passaggi di denaro sui conti svizzeri, poi accertati documentalmente. Le motivazioni della sentenza di condanna degli imputati emessa dal Tribunale di Milano, confermata in Appello, parlava infatti dell' Ariosto in questi termini:"Sulla presunta cena delle mazzette a casa Previti, la sua testimonianza lacunosa e approssimata" pare quella di chi "parli per sentito dire, più che per scienza diretta". Sui contanti in busta da Previti a Squillante nella Canottieri Lazio ( "a Rena', te stai a scorda' questa" ), "plurime e palesi" sono "le sue contraddizioni". Ma nonostante "le numerose contraddizioni e molteplici lacune" di Ariosto, pesano "gli ingiustificati passaggi di denaro tra i conti svizzeri degli imputati".

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