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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 9 DICEMBRE 2006
La mitica Commissione Mitrokhin
Gabriele Vecchione

Vuoi per quel conflitto d’interessi su cui la sinistra ancora non legifera, vuoi per un’opinione pubblica asservita o strettamente legata al potere, vuoi per la scarsa reattività e debolezza del centrosinistra, si è parlato troppo poco della commissione Mitrokhin, dell’uso che ne ha fatto Guzzanti, riducendola a strumento politico illecito per infangare, distruggere, abbattere il nemico. Un film già visto troppe volte, nella Storia. Ma illecito in una democrazia rappresentativa, seppur malata come la nostra. Dopo le calunniose accuse a Fassino, Rutelli, Dini, Prodi e Mastella di aver ricevuto tangenti da Milosevic per l’ affaire Telekom Serbia con Berlusconi a gonfiare la bolla di sapone (“questa vicenda è tutta una tangente”), dopo lo spionaggio fiscale a danno di Romano Prodi e Flavia Franzoni, 128 “accessi abusivi” da parte di vari settori del ministero dell’Economia quand’era ministro Tremonti, nel tentativo di scovarne irregolarità da sbattere in prima pagina a “Il Giornale”, ecco un altro scandalo tutto italiano.

Nel 2002 molti parlamentari del centrodestra protestano perché, per tre volte, non è stata accolta la richiesta di Vasilij Mitrokhin, archivista del Kgb per l’estero, di venire in Italia a raccontare delitti e misfatti del servizio segreto russo. Di qui la commissione che doveva indagare sui collegamenti tra politici italiani e Kgb. Ma anziché guardare all’inossidabile compagno Cossutta, guardavano a Prodi e a Pecoraro Scanio. 

Mario Scaramella è stato dunque incaricato da Guzzanti di fornire false testimonianze per poter lanciare il titolone “Prodi agente del Kgb”. Questo assunto è facilmente dimostrabile grazie a delle intercettazioni tra lo Scaramella ed il Guzzanti.

Il 28 gennaio 2006 siamo alla vigilia della chiusura della commissione. Ma siamo anche alla vigilia della campagna elettorale per le politiche di aprile. La ricerca di materiale su Prodi è frenetico. Scaramella informa Guzzanti delle ultime scoperte: “non c’è un’informazione di Prodi uguale agente del Kgb, ma parliamo di Friendly Relation, coltivazione, contatti…” Guzzanti è soddisfatto: “Coltivazione è abbastanza, eh?”. Scaramella conferma che è abbastanza, ma specifica che è “quello che mi viene detto”. Le informazioni gli deriverebbero da un certo Alexander, che dovrebbe essere proprio Livtinenko, la spia avvelenata a Londra. Guzzanti è raggiante: “ti ho detto sempre… dal primo momento ti ho detto accidenti questa è una bomba”. Scaramella chiede com’è andata col “capo” (Berlusconi, ovviamente). A questo punto Guzzanti riferisce cose molto interessanti, rivelatrici di come si fa politica da quelle parti: “la notizia ha avuto un forte impatto”, conferma, e poi aggiunge: “io gli ho detto che il problema di questa faccenda è se poi andiamo a processo è una cosa che dobbiamo dimostrare ciò che diciamo e lui sorprendendomi un po’ ha detto: “beh, un momento, intanto li costringiamo a difendersi”. L’ho trovata una reazione estremamente positiva”.

Il 10 febbraio 2006 cercano di incastrare Bassolino: “ci sono coop rosse legate alla mafia che stanno lavorando per Bassolino. Queste sono cose che attualmente le indagini della Dda sono aperte… ma con elementi oggettivi riscontrabili”. Guzzanti chiede a Scaramella se si possono usare questi elementi: “si possono usare immediatamente”. Il senatore ha fretta: “a me mi servono adesso intanto adesso questi dati oggettivi”.

 

Ed infine, c’è l’aspetto personale e privato, la voglia di vendetta, il consulente a disposizione dei capricci del presidente. Guzzanti il 27 gennaio 2006 ha un “violentissimo alterco in tv con Pecoraro Scanio”. Scaramella è già pronto a fornire qualche testimonianza per poter dire che Pecoraro è un altro agente del Kgb: “quello che vuoi. Sono tutto tuo e lì è proprio una passeggiata perché tu ci hai una lettera di Gordiesvski a te mandata… e poi ci ho i suoi incontri con Martinenko… Questo è un fatto molto più moderno di Limarev che lui glielo presenta a Marghelov, residente a Ginevra e gli dice: “lui è il nostro uomo per operazioni in Italia e poi gli spiega i retroscena dell’arruolamento”.

Ce ne sarebbe abbastanza per rassegnare delle dignitose dimissioni da parte dei politici di centrodestra coinvolti, ma sono cose queste che in Italia non risultano neanche tra quelle più gravi. La Svezia, dove ministri si dimettono perché non pagano il canone televisivo, è lontana.

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