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Nella
piroetta politica di Casini c'è tutta la
politica di oggi. C'è l'assenza di idee
che costringe la classe dirigenze a
riproporre ricette accantonate dalla
storia come la DC. C'è l'incoerenza e
l'opportunismo di un partito come l'Udc
che dopo cinque terribili anni di
governo, abbandona la Cdl quando ha
capito che non riesce a cacciare
Berlusconi. C'è l'irresponsabilità verso
gli elettori che hanno eletto Casini con
la Cdl e dopo pochi mesi lo vedono fare
le valigie. C'è l'arroganza della
gerontocrazia, cioè delle schiere di
dinosauri ex DC che manovrano l'uomo
immagine Casini. C'è la tecnocrazia che
progetta cartelli elettorali nel palazzo
e li piazza sul mercato elettorale. C'è
tutto, insomma, tranne il popolo. Per la
politica alla Casini il popolo c'entra
solo il giorno delle elezioni, quando
c'è da mettere la crocetta. I cittadini
sono cioè percentuali sul mercato
elettorale.
L'elettore-consumatore va consultato con
i sondaggi, e alla fine conta proporgli
un prodotto ben confezionato, scuola
Berlusconi per intenderci. Per cui i
cittadini si devono affidare alla
benevolenza della classe dirigente
sperando che dal carisma, dalle
promesse, e dalle belle parole, possa
venir fuori qualcosa di buono anche per
loro. Non contano le idee e gli ideali,
non contano i fatti, conta solo lo
scontro elitario per la conquista del
potere mascherato con la propaganda
ipocrita. Lo stesso progetto della nuova
DC non si basa su importanti contenuti
politici o divergenze ideali che
spaccano la classe dirigente. Non si
basa nemmeno su un momento storico
particolare, o su nuove tematiche
sociali. Niente di tutto questo. La
piroetta di Casini è una semplice
operazione tecnocratica attraverso la
quale lui, e la sua lobby, si
riposizionano per ottenere maggiore
visibilità, influenza e quindi potere.
Tutto qui. Dalla piroetta in poi, i
politologi fanno ipotesi sui futuri
assetti del panorama politico italiano:
la nascita di tre poli, e i suoi effetti
a destra e a sinistra. Nessun scenario
ipotizzato, contempla però il volere del
popolo. E chissà che a furia di essere
ignorato, sarà proprio il popolo a
ridisegnare la politica. E riprendersi
il posto che gli spetta.
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