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La
drammatica crisi della Repubblica
moderna, suggerisce nuovi scenari
storici. Scenari nei quali l'orgia
pseudo-democratica, sarà scalzata da
nuove forme di sovranità. In gioco c'è
la sopravvivenza stessa della nostra
civiltà, l'Occidente. Mentre le caste
senatoriali si crogiolano nella loro
perversa nullità, i barbari stanno
organizzandosi e limando le lance.
Mentre il mondo ribolle di guerre e
nuovi nemici, i Senatori chiacchierano.
Incoscienti della loro mediocrità, si
azzuffano a vanvera come parolai
impazziti.
Persi in un'illusoria convinzione di
sicurezza ed immutabilità degli eventi,
pavoneggiano arroganti, presuntuosi. Da
moderno sottoprodotto dell'occulta
aristocrazia parlamentare, i Senatori
hanno ridotto la Repubblica al collasso
umiliandone le istituzioni e i suoi
valori fondanti. Nei palazzi, dove
dilagano sporcizia morale e una
snervante inconcludenza, lo slancio
ideale della Repubblica è stato castrato
dalla sterile faziosità partitica che
l'ha resa un fantoccio errabondo. Un
fantoccio inadeguato al nuovo contesto
storico internazionale. La Repubblica è
in un vicolo cieco, strozzata dalla sue
contraddizioni e dalla miseria umana,
perirà. Non è pensabile una sua
evoluzione lineare, i meccanismi
profondi che regolano gli uomini e la
storia sono immutati ed immutabili. E la
distanza con il mondo barbaro, è tale
che un giorno le belle intenzioni non
basteranno più a contenere il senso di
ingiustizia. L'unica via d'uscita per
l'Occidente è superare se stesso,
sostituire il fallimento esistente con
un sistema nuovo. E come insegna la
storia: Cesare presto arriverà. Quando
l'orgia pseudo-democratica ci porterà
sull'orlo del precipizio. Quando la
morte della nostra civiltà ci sembrerà
inevitabile. Allora il genio di un
grande uomo ci aprirà gli occhi verso
una nuova fase storica. Un genio che
interpreterà con la parabola della sua
vita quei cambiamenti storici divenuti
necessari. E quando Cesare riuscirà a
dare una nuova anima all'Occidente.
Tutto questo spettacolo immondo,
diventerà un incubo lontano.
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