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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 DICEMBRE 2006
La lotta alla corruzione? Chissenefrega
Gabriele Vecchione

 “I risultati sono deprimenti e denunciano la resa delle forze migliori, che non riescono a prevalere in una società opaca e malsana per cui è assolutamente improrogabile che istituzioni e società civile si alleino per migliorare questa situazione, che mette a repentaglio l'avvenire delle nuove generazioni: la corruzione, come la criminalità, allontana gli investimenti, induce la spirale della criminalità, del sottosviluppo e pregiudica i diritti umani”.
(Transparency International Italia, rapporto del 2006)

 

Tra il lusco e il brusco, il 19 dicembre scorso si è dimesso “irrevocabilmente” Gianfranco Tatozzi, presidente dell’Alto Commissariato per la lotta alla corruzione. Magistrato della corrente Unicost, fu membro del Csm (votò contro Falcone all’Ufficio Istruzione di Palermo). Fu capogabinetto del ministro Biondi (quello del decreto salvaladri) e con Castelli Capo del dipartimento degli affari penali. Secondo alcuni è amico di lunga data di Cesare Previti. Creato sotto il governo Berlusconi (Tatozzi è stato voluto fortemente proprio da lui) per mantenere fede ad alcuni impegni internazionali, il Commissariato può contare su grandi poteri: allo scopo di “prevenire e contrastare la corruzione e le altre forme di illecito nella pubblica amministrazione”, può fare “sorveglianza e monitoraggio dell’attività amministrativa della pubblica amministrazione”. Se le cose vengono fatte bene, la corruzione può essere seriamente messa in crisi.

Ora: qualche buon risultato, qualche fiore all’occhiello questo Commissariato ce l’ha. Con 550 operazioni e 2932 funzionari pubblici denunciati nel 2006, questo organismo è l’unico in Italia predisposto a combattere la corruzione. Si regge su 43 dipendenti e 3 magistrati. Tatozzi può vantarsi per i lavori sulle gare d’appalto Anas, sull’Asl di Vibo Valentia e sulla vendita degli immobili Inps. Perché dunque Tatozzi si è dimesso? Non per un triste, ma usuale ricambio con qualche filo – governativo amico di amici, ma perché, grazie al decreto 29 della Finanziaria, il Commissariato dovrà chiudere i battenti. A meno che, entro il 4 gennaio 2007, non presenti un riordino Dpr. Tatozzi ha spiegato: “Non c’è sicuramente tempo per noi. Questo è un tentativo silente e surrettizio per cancellare l’alto Commissariato. Con l’applicazione del decreto Bersani finiranno per sopprimere definitivamente l’ufficio”.

La politica tace, osserva dall’alto. Come ha taciuto quando sono usciti gli ultimi dati sulla corruzione in Italia. Il penultimo paese nell’area Euro, l’ultimo del G8, scivolato in un anno dal 40° al 45° posto (dopo Botswana e Malesia) su 163. La legislazione sulla corruzione è carente, numerose norme impediscono a indagini di andare avanti, a processi di celebrarsi. Con la depenalizzazione del falso in bilancio (legge n. 61/2002)  tutto poi è reso più semplice.

Di qui, data la fiorente situazione, la necessità di abolire per decreto l’unico organismo esistente in Italia che contrasta la corruzione. Alla fine ha ragione Tatozzi: “in Italia una seria politica anticorruzione non è possibile”.

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