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Condannato
a morte lo scorso novembre per crimini
contro l'umanità, ieri la sentenza
contro Saddam Hussein è stata confermata
anche in Appello. Manca solo la ratifica
presidenziale, quindi l'ex dittatore
sarà impiccato (l'esecuzione dovrebbe
avvenire entro trenta giorni). Stessa
sorte toccherà anche a Barzan al Tikriti,
ex capo dell'intelligence del regime di
Baghdad, e a Awad al Bandar, ex
presidente del Tribunale rivoluzionario
iracheno.
La notizia è stata accolta in modo molto
differente dagli Stati del mondo
occidentale. Se quasi tutti i Governi
europei hanno ribadito la loro netta
contrarietà alla pena di morte, gli
Stati Uniti hanno parlato di una "pietra
miliare nello sforzo del popolo iracheno
di sostituire la tirannia con lo stato
di diritto".
Il Governo inglese di Tony Blair ha
invece deciso di lavarsene le mani,
limitandosi a comunicare che la
decisione sul destino di Saddam Hussein
"spetta alle autorità irachene".
"Noi siamo contro la pena di morte. Come
italiani e come europei - ha tagliato
corto il ministro degli Esteri italiano
Massimo D'Alema - inoltre esprimiamo
preoccupazione per le ripercussioni che
potrebbero esserci per questa
esecuzione".
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