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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 29 DICEMBRE 2006
Un brindisi per Welby
Sara Dellabella

Tra un sorso di vino e una fetta di panettone, tra una festa e uno sciopero dei giornalisti, anche il caso Welby viene archiviato con il 2006.
Depositato a lato dei soliti festanti articoli che stanno a ricordarci che questo è stato “l’anno di…” Su tutti è stato l’anno in cui ci siamo scoperti sordi alla richiesta di un uomo infermo ormai da anni, al quale era rimasta solo la voglia di porre fine ad uno stare che aveva ben poco a che fare con l’essere. Laici e cattolici a difendere e discutere il valore della vita, ma soprattutto il significato della morte. Spesso accostandola ad altre parole come: opportuna, buona, dolce. Tanti a discutere e pochi i risultati portati a casa. L’attesa non cresce la speranza, e alla fine Welby, ha fatto come fanno tanti, facendosi staccare la spina che lo teneva in vita. Ha messo in piazza una pratica che clandestinamente si ripete ogni giorno in tanti ospedali. Piergiorgio chiedeva una legge ed alla fine è stato costretta a disattenderla. Questa è stata la sconfitta dello stato, che ha messo in luce la povertà intellettuale dei nostri politici.

 

Welby aveva diciotto anni quando scoprì di essere affetto da distrofia, da tredici era paralizzato ed attaccato a quel respiratore. Da sempre malato, sofferente, degno quindi di essere rispettato come recitano quei versetti di un libro chiamato Vangelo, dove uno strano personaggio dai capelli lunghi (un po’ figlio dei fiori lo definirebbe oggi Giovanardi) andava predicando la pace, l’amore, la misericordia e la pietà verso i disagiati, i sofferenti, e gli ultimi. Un libro che sta tanto a cuore ai vescovi e anche a tanti nostri parlamentari.
Eppure anche se Welby era in fondo un povero Cristo, condannato ad un calvario che andava avanti da 40 anni, il Vaticano ha detto no, alla celebrazione del suo funerale. Il giorno della Vigilia di Natale, l’allegoria è forte. Un Papa che si affaccia per il messaggio “Urbi et orbi” affermando che “la vita va rispettata fino al suo naturale tramonto” con una caduta di stile che porta indietro, e fa annotare anche questa posizione rigida tra i tanti errori della Chiesa. UN Papa che domenica affacciandosi dal suo studio, avrebbe dovuto specchiarsi nei tanti che animavano piazza don Bosco, per salutare Piero. Una bara adagiata nella piazza, proprio davanti alla Chiesa che l’ha rifiutato. La sua bara tra tanti credenti che per sentirsi comunità cattolica non ha bisogno di certi personaggi. Credenti con la C maiuscola, animati da una fede critica, e allo stesso tempo umana, consapevole dei problemi della gente vera. Una religione che cresce nelle strade e non tra i libri alla ricerca della verità. Un insegnamento quello della piazza che ha salutato Welby che ha inferocito chi da sempre si dichiara lontano dalla Chiesa, e addolorato chi invece ogni giorno lotta la battaglia di essere cristiano in un mondo che ci vuole sempre più laici.
Ma alla fine anche Gesù è nato in una grotta perché tante porte son rimaste chiuse, e quando è morto è stato crocefisso tra ladri e briganti.
Peccato che in Italia ai mafiosi e agli assassini i funerali non si negano e che uno dei boss della banda della Magliana è sepolto nella chiesa di Sant’Apollinare. Ma forse questa è un’altra storia.

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