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Tutto è in
questa frase di Gerardo D’Ambrosio: “ci
aspettavamo tutti che con il centrosinistra
cambiasse qualcosa. Tutti avevamo questa
speranza ed invece niente. Mastella poi non
lo voleva neppure il ministero della
Giustizia”.
L’ultima legge
vergogna
Il 2006 si apre con l’ultima
legge ad personam, la legge Pecorella
(n. 41/2006), dal nome dell’autore. Egli è
allo stesso tempo avvocato difensore di
Berlusconi nel processo Sme, deputato e
presidente della Commissione Giustizia.
La legge prevede che in caso
di assoluzione dell'imputato, il Pm non può
ricorrere in appello, ma solo in Cassazione.
L'imputato invece, se condannato, può
ricorrere in Appello e in Cassazione. Spiega
Beppe Grillo: "Per capirci, pensiamo ad una
partita di calcio fra la squadra della
Boccassini e la squadra di Previti. Se alla
fine del primo tempo vince la Boccassini,
Previti può giocare il secondo tempo e i
tempi supplementari. Se invece nel primo
tempo vince Previti, per rifarsi la
Boccassini avrà solo i supplementari, niente
secondo tempo". Berlusconi era da poco stato
assolto in I grado nel processo Sme che,
grazie a questa legge, si chiude così.
L’indulto
Il 29 luglio 2006
va in onda la vergogna. Tanto si è detto e
tanto ancora si dirà. Ricordiamo solo che
erano previste massimo 15 mila
scarcerazioni, e 30 mila detenuti sono
tornati in libertà. Che doveva essere fatto
per svuotare i penitenziari, ricolmi fino a
violare alcuni diritti umani, ed è stato
invece approvato per, come dice Luca Ricolfi,
“togliere un po’ di castagne sul fuoco” a
qualche grande nome. Berlusconi, Dell’Utri,
Previti, tutto il clan di Calciopoli (tra
cui gli “amici” Moggi e Della Valle), tutta
la banda Bancopoli (Ricucci, Fazio, Gnutti,
Consorte, Sacchetti, Billè, Fiorani), e poi
Cragnotti, Tanzi, Vittorio Emanuele e un
pugno di politici: Sottile, Matteoli,
Storace, Alemanno (An), Caruso, Farina (Prc),
Fitto (Fi), Cesa, Cuffaro (Udc). Un’autoassoluzione
preventiva nata da un inciucio grosso quanto
una casa.
Le intercettazioni
Due provvedimenti demenziali, un decreto
legge e un disegno di legge. Il decreto
impedisce che i documenti provenienti da
dossieraggi e intercettazioni illegali
vengano usati in alcun modo. Devono essere
distrutti. Cesare Salvi giustamente afferma:
“se nelle intercettazioni ci fosse un
colloquio tra Riina e provengano che spiega
tutta la struttura di Cosa Nostra, i
magistrati non dovrebbero tenerne conto?”
Inoltre con la loro distruzione, gli
intercettati illegalmente non possono
neanche fare causa a chi li ha intercettati.
Dovevano essere lasciati in un archivio
segreto, col divieto di farne delle copie e
con l’obbligo di prenderne visione solo nel
luogo dove sarebbero stati custoditi.
Il ddl prevede che le intercettazioni devono
durare solo 3 mesi, eccetto che per mafia e
terrorismo. Nessuno dei noti traffichini di
oggi, da Fiorani a Vittorio Emanuele,
sarebbe stato scoperto. I giornalisti, e non
gli editori (maggiore inibizione), se
pubblicheranno le intercettazioni prima
della fine delle indagini, saranno costretti
a pagare salatissime multe. I nomi dei
personaggi non indagati non potranno essere
pubblicati. Casomai Consorte si sognasse
ancora di parlare con Fassino. Ora parlerà
con un omissis. Un potente freno a
mano per questo sistema investigativo, una
prevenzione cautelativa.
La Riforma Castelli
“Non sono un bulldozer e la legge
Castelli è tutt’altro che da buttare. Anzi,
è una buona base di discussione” (Mastella,
“Il Giornale”, 3 settembre 2006). Talmente
buona come base che non ne ha abolito
neanche un punto, come il centrosinistra
aveva promesso. Rimandata al 31 luglio 2007
la separazione delle funzioni, tutto rimane
pressoché uguale (compresa la titolarità
esclusiva dell'azione penale assegnata al
procuratore capo), eccetto alcune norme
sugli aspetti disciplinari.
Leggi ad personam
Nihil novi sub sole: sono ancora tutte
in vigore.
Il conflitto d’interessi
“Ci tengo a far sapere che ho già
tranquillizzato Confalonieri”; “Penso sia un
errore madornale proporre il tema adesso (…)
è da masochisti. Perché tirare un tale
schiaffo all’opposizione?”; “non si possono
mettere le dita negli occhi
dell’avversario”; “è idiotismo politico” (ibidem).
“Ho un messaggio per Berlusconi: puoi essere
tu a portare la questione del conflitto
d’interessi in Parlamento” (“Avvenire”, 3
settembre 2006). Così il Guardasigilli la
pensa sul conflitto d’interessi.
Riforma della giustizia prossima ventura
“Voglio farla come per l’indulto, con
intese più larghe possibili” (“Il Giornale”,
3 settembre 2006).
Amen.
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