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Il persistere
del malaffare ai vertici delle istituzioni
economiche e politiche non è certo
riconducile alla sola disonestà dei singoli.
Se lo fosse, sarebbe un fenomeno limitato e
sporadico invece che una persistente via
crucis dell'immoralità. Il malaffare in
politica cresce parallelamente alla sua
impotenza, inconcludenza e lontananza dalla
società. Un processo perverso ai danni dei
cittadini, e della stessa democrazia. Tale
processo si genera quando i potentati
economici e non, vittime della competizione
esasperata, violano la legge per imporre i
loro interessi. Tali poteri soffrono i lacci
della legge e cercano di imporsi su di essa.
Per far questo hanno bisogno dell'appoggio
politico che comprano facilmente, o
assoldando apertamente singoli deputati come
negli Stati Uniti, oppure
finanziando occultamente o meno singoli
partiti come succede anche da noi. E una
volta comprata la politica, tali poteri
possono influenzare dall'interno il percorso
legislativo, e quindi il potere politico, a
loro vantaggio.
I costi della
politica, ed in particolare i costi folli
delle campagne elettorali, sono il punto
debole su cui gli interessi privati riescono
ad incunearsi. Ma c'e' di più, la deriva
morale si deve anche al mutamento di valori
a livello individuale. Nel capitalismo
avanzato le logiche di mercato hanno infatti
raggiunto livelli di esasperazione tali da
spingere gli attori ben oltre i limiti
perfino della legalità. Oggi la legge di
mercato si è ridotta alla legge del più
forte: conta solo chi vince, conta il
risultato a prescindere da come si ottiene.
Ciò ha favorito l'emergere del malaffare in
quanto frodare è la via più comoda, e spesso
obbligata, per prevalere sui competitori o
su coloro, magari migliori, che accettano i
vincoli della legalità. L'immoralità diffusa
è quindi solo l'aspetto di un fenomeno più
ampio e più profondo rispetto alle misere
ambizioni di qualche criminale in giacca e
cravatta. Una politica succube dei poteri
trasversali e malata, può nel lungo periodo
far dubitare della stessa democrazia.
Molti cittadini cominciano, infatti, a
chiedersi se invece che nell'era democratica
stiamo vivendo una nuova forma di regime.
Una versione più soft di quelle del passato,
ma in cui al di là delle formalità
elettorali peraltro controllate, i politici
invece di fare gli interessi di chi li vota,
fanno gli interessi di chi li finanzia, di
chi gli permette di fare carriera, di chi
permette al proprio partito di organizzare
faraoiche convention con tanto di schermi
giganti e effetti speciali. Di chi consente
al baraccone del marketing politico di fare
abbastanza rumore da coprire l'assordante
vuoto di idee.
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