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11 morti, se
tutto andrą bene. Questo il risultato
dell'ultima provocazione di Roberto
Calderoli al mondo musulmano.
Aveva fatto stampare le vignette di satira
su Maometto - quelle che negli scorsi giorni
hanno scatenato la reazione spesso violenta
degli estremisti islamici di tutto il mondo
- su alcune magliette, e ne aveva indossata
una persino in televisione. Silvio
Berlusconi e Gianfranco Fini lo avevano
rimproverato, ma poi - come al solito -
contro il leghista non era stata presa
alcuna iniziativa concreta. Solo qualche
parola di condanna, tanto per salvare la
faccia, e l'intera questione era stata
archiviata.
Solo che, questa volta, il problema non era
affatto chiuso. Ieri sera migliaia di
manifestanti inferociti hanno preso
d'assalto il consolato italiano di Bengasi,
in Libia, costringendo la polizia a fare
fuoco sulla folla per proteggere il
personale del nostro Paese. Il Console
Giovanni Franco Maria Pirrello ed il resto
dello staff italiano sono stati tratti in
salvo, ma sul terreno senza vita sono
rimasti undici manifestanti.
E mentre
dall'Africa settentrionale arrivavano i
drammatici aggiornamenti sulla situazione di
Bengasi, in Italia divampava la polemica
politica. Il centrodestra prendeva le
distanze da Calderoli, chiedendo peraltro le
sue immediate dimissioni ("ma non posso
costringerlo", ha chiarito Berlusconi).
La Lega inizialmente faceva quadrato intorno
al ministro, ma poi il premier ha reso noto
che persino Umberto Bossi ha chiesto la fine
della sua collaborazione con il Governo.
Il centrosinistra, invece, si scatenava
contro l'esponente del Carroccio, ma anche
contro il resto del centrodestra. Le
dimissioni da ministro non bastano - hanno
affermato - Calderoli non deve essere
ricandidato tra le fila della Casa delle
Libertą.
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