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Il caso
relativo alla maglietta indossata
recentemente dal leghista Roberto Calderoli,
sulla quale era stata disegnata una vignetta
sul Profeta Maometto giudicata blasfema dal
mondo islamico, continua a lacerare
dall'interno la Casa delle Libertà. Dopo le
dimissioni dell'esponente del Carroccio
dalla carica di ministro delle Riforme - che
erano state conseguenza diretta delle
sanguinose manifestazioni consumatesi in
Libia alcuni giorni fa - il clima nel
centrodestra è infatti ancora molto teso.
Dopo gli undici morti di Bengasi, la Lega
Nord ha offerto la testa di Calderoli, come
avevano chiesto gli alleati, ma non ha
rinunciato ad esprimere la propria
solidarietà alla camicia verde.
Il quotidiano La Padania ieri è uscito in
edicola con una maglietta disegnata sulla
prima pagina, maglietta nella quale vi era
la scritta "Difendiamo le nostre radici".
"Sia chiaro che Roberto Calderoli non ha
nessuna responsabilità rispetto a quello che
è successo in Libia", ha affermato il
ministro del Welfare Roberto Maroni, mentre
il ministro della Giustizia Roberto Castelli
ha voluto mettere in chiaro che le
dimissioni del compagno di partito sono
state un grande gesto di "responsabilità e
non certo di resa".
Oggi pomeriggio il Carroccio si riunirà in
via Bellerio per il consiglio federale. "Non
sarà un appuntamento di routine - ha
chiarito Maroni - la Lega si porrà delle
domande precise visto che non siamo una
appendice della Casa delle Libertà. La Lega
non è un partito a sovranità limitata. Per
esempio la Lega si chiede perché Berlusconi
venerdì sera abbia immediatamente fatto un
collegamento tra i fatti di Bengasi e la
maglietta di Calderoli. E poi Berlusconi ha
fatto delle telefonate come se fosse il
proprietario della Lega, come se avesse
lanciato un'Opa sul Carroccio. Potremmo
anche decidere di correre da soli alle
prossime Politiche".
E, nel
frattempo, anche gli alleati del Carroccio
sembrano per nulla intenzionati a gettare
acqua sul fuoco delle polemiche. Il
centrista Pier Ferdinando Casini, anzi, è
deciso ad attaccare: "Quelli di Calderoli
sono gesti incompatibili con la presenza in
un Governo serio, responsabile di un grande
Paese".
"La Lega dimostra di privilegiare l'aspetto
propagandistico più che avere cultura
istituzionale - gli ha fatto eco Gianfranco
Fini - la Lega Nord così facendo pensa di
ottenere più voti. Sbaglia".
Ma i problemi del partito di Umberto Bossi
non finiscono qui. Martedì il "caso
Calderoli" sarà affrontato anche presso il
Parlamento di Strasburgo. E' stato proprio
il gruppo europeo di cui fa parte il
Carroccio, "Indipendenza e Democrazia", a
chiedere un voto su questo tema. Pare che
"Indipendenza e Democrazia" voglia
addirittura arrivare all'espulsione dal
gruppo dei quattro europarlamentari della
Lega Nord.
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