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Domenica
scorsa Furio Colombo ha aperto il suo
editoriale sulla prima pagina de L'Unità con
una lettera inviatagli, prendendo spunto
dalle polemiche su "Bancopoli", da Piero
Ricca e pubblicata anche su questo giornale.
Vi ha visti racchiusi "i tre punti per cui
vale la pena battersi", compresa la proposta
di una svolta in tema di legalità ed etica
pubblica, da praticare anche attraverso
l'adozione di un severo "codice etico". Il
prossimo 14 gennaio a Roma si svolgerà un
incontro pubblico proprio su questi temi: lo
organizza il gruppo del Cantiere e prevede
la partecipazione di numerosi relatori, tra
i quali Stefano Sylos Labini, figlio
dell'economista recentemente scomparso,
tenace testimone della "questione morale".
Sul sito
www.ilcantiere.org
sono reperibili il programma dell'iniziativa
e una serie di proposte di riforma.
Ecco il testo dell'editoriale di Furio
Colombo.
Il giorno dopo, di Furio Colombo
«Solidarietà a Fassino. Dopo cinque anni di
immoralità e illegalità di governo, grazie a
certi fogli “garantisti”, ora il bandito
sembra lui che, fino a prova contraria, non
ha fatto nulla di disonesto. Certo, viene da
sorridere pensando all’ostilità, anche dei
vertici Diesse, verso i “demonizzatori” di
Berlusconi. Mi piacerebbe che Fassino, dopo
avere denunciato la strumentalizzazione
della destra e l’offesa alle sue prerogative
parlamentari, cogliesse l’occasione di
questa rinnovata e lievemente sospetta
attenzione verso “la questione morale”, per
rilanciare, annunciando una svolta di etica
pubblica (cosa diversa - occorre ridirlo? -
dal codice penale). Proponga un severo e
articolato codice etico che disciplini
conflitti di interesse e incompatibilità.
Costringa gli avversari a misurarsi sul
terreno delle regole anziché delle
intercettazioni. Si potrebbe chiamarlo
“Codice Sylos” in omaggio a un inascoltato
demonizzatore».
Ho citato questa lettera, inviata giovedì
scorso all’Unità da Piero Ricca, perché
Ricca non è anziano militante ma un giovane
girotondino che ha definito “buffone” il
presidente del Consiglio, quando il re del
conflitto di interessi aveva appena finito
di deporre in uno dei suoi molti processi
(ma si era trattato di un ennesimo comizio a
reti unificate). Ricca lo ha fatto
interpretando, con coraggiosa mitezza,
l’opinione di tanti italiani umiliati e
offesi.
Ma, soprattutto, la lettera di Ricca ci
aiuta perché contiene i tre punti
fondamentali per cui vale la pena di
battersi, e per cui questo giornale si è
battuto da quando è rinato a sostegno
(magari non sempre capito e gradito) dei Ds
e di tutta la sinistra.
Primo. In questa vicenda si intrecciano non
tanto affari e politica, quanto deliberata
confusione e sovrapposizione di
inconciliabili realtà. Questa confusione è
intensificata fino al parossismo da tutti i
telegiornali in cui compare Fabrizio
Cicchitto (avete letto bene: Fabrizio
Cicchitto) che, con la sua storia, non
sembra avere difficoltà a presentarsi come
moralizzatore.
I lettori ricorderanno che questo giornale e
il suo direttore sono stati immediatamente
indicati come complici o mandanti di
omicidio per avere indicato, una sola volta,
in un solo titolo, la non benemerita
associazione di cui Cicchitto ha fatto
effettivamente parte (insieme a Silvio
Berlusconi) prima di risorgere come vice di
Bondi nella funzione di coordinatore di
Forza Italia, il noto partito della
legalità.
Ma offre la sua alta professionalità
giornalistica anche Francesco Pionati,
notista politico di punta del maggior
telegiornale italiano, che dice senza
imbarazzo: «Fassino respinge ogni addebito»,
come se ci fosse un addebito (cioè una
imputazione contro Fassino) frase che, di
per sé, meriterebbe querela, insieme al suo
direttore.
Intanto passeggia fra le inquadrature, per
tutto il tempo che vuole, il noto imputato
Silvio Berlusconi, che - Dio sa perché - ci
hanno raccomandato così spesso di non
“demonizzare”. Berlusconi denuncia gli
intrecci fra politica e affari. Ripeto.
Berlusconi denuncia gli intrecci della
sinistra fra politica e affari. E afferma
(la sera del 5 gennaio, senza che segua
contraddittorio): «Io non l’ho mai fatto e
per questo ci ho anche perduto».
Qualunque telegiornale del mondo avrebbe,
s’intende, raccolto la dichiarazione in
quanto degna di attenzione e curiosità per
la incredibile sfacciataggine. Ma qualunque
telegiornale avrebbe fatto seguire i fatti
veri. Il bilancio di Mediaset mostra
moltiplicazioni vertiginose di profitti,
anno di governo dopo anno di governo. La
ricchezza personale del premier (tra le
maggiori del mondo) appare triplicata in
pochi anni.
Secondo. Il controllo delle comunicazioni -
e dunque l’esplosione in tutta la sua
virulenza illegale del conflitto di
interesse - impedisce di accostarsi alle
vicende che riguardano in questi giorni la
sinistra e i Ds senza una forte spinta
all'isterismo. È un isterismo indotto in
tutti gli aspetti della vita italiana da una
ferrea conduzione dei media che facilmente
contagia seri giornali e commentatori
autorevoli.
Inoltre l’occasione è preziosa per mettere
in primo piano tutti coloro che accettano di
dichiararsi disgustati dalla sinistra (a
qualunque titolo e per le più svariate
ragioni, basta dichiararsi disgustati per
fare notizia). Si compila alacremente, da
più parti, una lista di coloro che non hanno
ancora denunciato la sinistra. A nessuno
viene richiesto di dichiarare, anche solo
per puro desiderio di confronto
giornalistico, se e quando abbiano mai
dichiarato che cosa pensavano della immensa
e costante illegalità del governo di destra,
dei suoi ministri e complici e partecipi nel
conflitto di interessi, del suo capo, delle
continue violazioni della legge, dei
continui cambiamenti della legge per essere
esonerati dal rendere conto delle azioni
illegali.
* * *
Come nella teoria dell’evoluzionismo e del
rapporto di discendenza fra uomo e scimmia,
c’era però, nel confronto fra la speciale e
unica destra berlusconiana e la opposizione
di sinistra, un anello mancante. Eccolo
finalmente ritrovato dal curioso rimprovero
rivolto alla sinistra di essere affetta dal
complesso di superiorità morale.
L’ammonizione, in sé profondamente corrotta
e corruttrice implica questo ragionamento:
«Smettete di sentirvi migliori per il solo
fatto di non avere mai violato la legge. Il
mondo è quello che è».
Consente di sentire come diversi, sospetti,
ostinati, estremisti, maleducati, radicali,
forse terroristi, coloro che, come il
compianto e indimenticabile Sylos Labini,
non si sono mai dati pace della continua
beffa alla legalità e alla legge. Noi, ci
viene detto, non dovremmo sentirci diversi
da un primo ministro che, nel corso di una
conferenza stampa (detta “di Natale”)
risponde alla legittima domanda della
giornalista de l’Unità nel modo burattinesco
che svergognerebbe chiunque, dovunque:
sventolando una copia dell’Unità del 1953
con l’annuncio della morte di Stalin e
l’elogio del vincitore di Stalingrado, che
ha consentito a Roosevelt e Churchill di
liberare il mondo dall’orrore nazifascista.
L’idea era di accusare la nostra collega
Ciarnelli di esser stata partner di Stalin e
complice dei gulag. Ci domandiamo se lo
storico Luca Ricolfi (autore della tesi
sulla sinistra presuntuosa) vorrà restare in
compagnia della moralità di Berlusconi.
Quanto a noi, ci spostiamo in un piano di
normalità e di rispetto che è per forza
superiore, non perché qualcuno di noi, a
sinistra, sia salito più in alto (o si sia
montato la testa, pensando di averlo fatto),
ma perché nessuno, mai nessuno, in un Paese
democratico, era sceso talmente in basso.
È questo il terzo punto che ci sta a cuore.
Se accettiamo di vivere in un paesaggio
deformato in cui siamo tutti della stessa
pasta, siamo tutti moderati (come si dice
con una parola assurdamente fuori posto) e
siamo tutti imparziali, equanimi ed
equidistanti e siamo tutti sulla stessa
barca, e perciò dobbiamo limitarci soltanto
a bisbigliare le nostre opinioni diverse,
allora non solo viene detratto ogni slancio
morale alla lotta politica, ma le elezioni
diventano un puro espediente da “club dei
dibattiti”, in cui vediamo chi riesce meglio
a parole. Tanto i realisti sanno che la vita
reale continua sempre allo stesso modo, con
la giusta dose di trucchi e di inganni. È in
questo paesaggio deformato che si vuole
ambientare la frase di Fassino, estrapolata
in modo arbitrario da una conversazione
ottenuta misteriosamente e pubblicata
illegalmente che non giustifica in nulla la
presunta enormità dello scandalo. Lo sanno
anche Cicchitto e Bondi. Ma i due hanno il
grande vantaggio di non avere una
reputazione da difendere, e sognano di
estendere ad altri questo loro privilegio.
Ad essi preme portare un passo più avanti la
tesi di Ricolfi. Non solo non avete alcun
diritto di sentirvi moralmente superiori, ma
dovete dire forte e chiaro che siete uguali
a noi.
Qui emerge, e si vede bene, il guasto
seminato dal ripetere che certe cose “si
possono fare insieme”, il guasto del
bipolarismo di cui infelicemente parla,
proprio in questi giorni, Mario Monti sul
Corriere della Sera. Sarebbe un modo di
impiegare insieme i cento giorni di
Parlamento che restano, ma anche di fare
uguali e alla pari uomini come Berlusconi,
Previti, Dell’Utri, Totò Cuffaro. Il guasto
è nel fatto che alcuni, anche da sinistra,
ci hanno raccomandato a lungo di abbassare i
torni ed eventualmente di discutere insieme.
Insieme con chi? Con Berlusconi che dice
senza imbarazzo di non avere mai intrecciato
affari e politica, e fa seguire una serie di
accuse penali a Comuni e Regioni “rosse”
dopo avere detto fino allo sfinimento che
lui non può essere attaccato perché è stato
eletto?
* * *
La risposta è stata detta con chiarezza da
Alfredo Reichlin su l’Unità del 6 gennaio:
«La misura della moralità di un capo
politico sta nella capacità di assolvere al
compito che la politica mette sulle sue
spalle. Oggi questa capacità consiste nel
misurarsi con la enorme partita politica e
morale che si gioca con queste elezioni, a
cominciare dalla necessità di rompere il
rapporto incestuoso fra politica e affari».
I leader dei Ds sanno di avere, su questo
percorso, non solo il sostegno di coloro che
hanno sempre votato a sinistra, ma anche di
molta borghesia italiana che non intende
essere più a lungo additata come “corrotta”
e “illegale” dalle altre destre del mondo,
quelle destre normali e legali verso le
quali non c’è alcuna ragione di sentirsi
superiori. Basti pensare al leader
repubblicano del congresso Usa, Tom DeLay
che, accusato con prove serie di
finanziamenti illegali, si è dimesso
prontamente, su richiesta dei suoi stessi
colleghi di partito.
Quanto al vanto di Berlusconi, titolare del
più grande conflitto di interessi del mondo,
di non avere mai intrecciato affari e
politica, ci servirà come slogan per le
elezioni che si avvicinano, la frase di
Romano Prodi: «Uno come lui di affari e
politica non può nemmeno parlare».
Ricordiamocene quando qualcuno tornerà a
dirci che si devono abbassare i toni,
dialogare, e che tutti i gatti sono grigi.
Spiace per Ricolfi, ma non lo sono affatto.
Ecco come esprime questo concetto il lettore
Luciano Comida con una sua e mail appena
arrivata all’Unità: « In questi giorni,
leggo e sento persone che si dicono
disgustate dalla politica e dunque non
andranno a votare o, se lo faranno,
sceglieranno tappandosi il naso il “meno
peggio”. Io no, io non voterò per il “meno
peggio”: io voterò, a testa alta e convinto,
per il centro-sinistra. Perchè non è vero
che “sono tutti uguali”, che “se non è zuppa
è pan bagnato”, che “rossi e neri e azzurri
sono la stessa cosa”. Io voterò per Prodi
perchè sono dalla parte dell’uguaglianza dei
cittadini di fronte alla legge, dalla parte
della giustizia sociale, dalla parte dei
magistrati e non degli affaristi illegali,
dalla parte di chi combatte la mafia, di chi
sostiene la laicità dello stato, di chi
vuole la libertà nella stampa e
nell’informazione, di chi non ha nè deve
avere il controllo delle tv, di chi difende
la legge 180 sulla salute mentale, di chi fa
parte delle radici repubblicane nate dalla
Resistenza antifascista e antinazista, di
chi è dalla parte dei lavoratori e non da
quella degli sfruttatori, di chi non ha nè
deve avere mostruosi conflitti di interesse,
di chi conosce la parole pace libertà
giustizia solidarietà accoglienza
uguaglianza, di chi vuole un’Europa
indipendente e solidale, di chi ha a cuore i
disastri ambientali (non per provocarli ma
per cercare di sanarli), di chi paga le
tasse, di chi non aiuta gli evasori fiscali,
di chi non mente cento volte al giorno, di
chi non promette cose mirabolanti, di chi
proverà a ridare dignità morale e politica
all’Italia. Ecco, per questi e per
tantissimi altri motivi, il 9 aprile andrò a
votare per il centro-sinistra, orgoglioso di
tracciare quelle due crocette sulla scheda
della Camera e su quella del Senato».
furiocolombo@unita.it
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