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Applausi
per il senatore prescritto a vita Giulio
Andreotti durante la sua visita nel carcere
di Regina Coeli. Scelta non proprio
azzeccatissima. Sarebbe andata diversamente
all'Ucciardone, dove sono detenuti i boss di
Cosa Nostra e Totò Riina rivendicava di
"essere un tragediato come Andreotti perché
vittima dei complotti di quei communista di
Violante e Caselli". Nel supercarcere di
Palermo ci sarebbe stata la "ola", come se
allo stadio San Paolo di Napoli fosse
tornato Maradona. Infatti, sebbene il sette
volte presidente del Consiglio non lo
rivendichi, la sentenza definitiva della
Cassazione ha sancito per Andreotti il
"reato commesso ma prescritto di
associazione a delinquere fino alla
primavera del 1980" con Cosa Nostra. Che
partano pure gli applausi: sono
soddisfazioni.
Forte di cotanta amicizia il Ministro di
Grazia e Giustizia Mastella si è rivolto ai
detenuti con un simpatico "sono più il
Ministro vostro che dei magistrati",
scatenando la preoccupazione di qualche
udiccino sulle intenzioni di voto dei 61mila
carcerati.
"Proporrò al Parlamento l'amnistia", ha
detto durante la sua visita a Regina Coeli
il giorno della Festa della Repubblica. E
dopo 24 ore di riflessione da Napoli ha
precisato: "Lungi da me che amnistia o
indulto possano valere per estinguere reati
come la pedofilia e la criminalità
organizzata". Troppa Grazia San Clemente.
Peccato che abbia dimenticato la corruzione,
la rapina a mano armata, il traffico di
droga e qualche altro reatuccio fastidioso.
E così, trattenendo a stento la gioia per i
clamorosi autogoal del centrosinistra e per
la possibilità d'un ben colpo di spugna la
Casa della Libertà ora torna ad alzare la
posta: "Va bene l'amnistia ma devono tenere
le nostre riforme", dicono Bondi e
Cicchitto. Perchè non osare? Se gli arriva
su un piatto d'argento la cancellazione dei
reati passati ipotizzati e accertati, è
ovvio che cercheranno di portare a casa più
leggi-vergogna possibili in nome
dell'operazione impunità duratura.
Tantopiù
che avranno buon gioco a ripetere
all'infinito che l'amnistia l'ha
proposta e voluta la Sinistra (Alleanza
nazionale e Lega faranno resistenza, Udc
e Forza Italia ne saranno ben lieti ma
appunto alzeranno la posta), che ha
fatto concedere la Grazia ai colpevoli
dell'omicidio Calabresi e ha nominato
come segretario di presidenza della
Camera un ex terrorista, quel Sergio
D'Elia ora esponente della Rosa del
pugno che in gioventù fece parte di
Prima Linea e fu condannato per l’azione
in cui morì l’agente Fausto Dionisi.
Attacchi contro i "comunisti
occupa-istituzioni e salva-terroristi"
che saranno moltiplicati alla bisogna
delle tre televisioni private ancora ben
salde nelle mani del capo
dell'opposizione, essendo come noto
questione di quart'ordine i principi
base di ogni democrazia liberale:
separazione dei poteri, conflitto
d'interessi e antitrust.
Ma d'altronde, cosa aspettarsi dalla
parte "riformista" del centrosinistra
che ignora da più di dodici anni una
sentenza della Corte costituzionale che
obbliga Mediaset a passare da tre a due
reti, e ignora una legge dello Stato, la
Scelba del '57, che vieta ai titolari di
pubbliche concessioni di essere eletti.
Sono gli stessi che per poter fare una
riforma anti-trust oggi chiedono il
permesso a Confalonieri, il trust, e
prima di fare una legge sul conflitto
d'interessi domandano al
politico-imprenditore in conflitto se va
bene, ma con comodo quando tornerà a
Palazzo Chigi (e dunque a campagna
elettorale e informazione quotidiana
falsate), un "Blind trust o la
sterilizzazione dei voti nel Cda
dell'azienda".
Se le priorità del nuovo governo nel
settore dell'informazione sono le
poltroncine Rai da lottizzare e
l'interessante disquisizione teorica
sulle tv digitale a pagamento che la
maggioranza degli italiani non vede, per
quanto attiene la Giustizia quale può
essere il primo punto in Agenda, se non
l'annoso problema del sovraffollamento
delle carceri? La soluzione (mai un
accenno, nemmeno per sbaglio, alla
carenza di organico e alle condizioni di
lavoro degli agenti penitenziari) non è
di costruirne di nuovi o puntare di più
sulle pene alternative, ma sovraffolare
le strade di delinquenti. Sembra uno
scherzo: invece è l'amnistia.
Gavino Angius dei Ds ha voluto
specificare: "Siamo in debito verso i
detenuti". Pare invece che siano i
delinquenti ad essere in carcere per
pagare il loro debito nei confronti
della società. E considerare prioritario
l'interesse delle persone perbene, dei
cittadini che lavorano, pagano le tasse
e hanno diritto a servizi efficienti, a
vivere sicuri e ad essere risarciti
quando sono vittime di reati, ridando
senso alla parola legalità? C'è solo
l'imbarazzo della scelta nella sequela
di leggi vergogna da abrogare, ma si
cominci: si va dalle più subdole
danneggia-indagini,
raggiungi-prescrizione, limita-prove,
alla controriforma dell'ordinamento
giudiziario che assoggetta la
magistratura al potere politico e limita
l'azione dei pm, dall'ex Cirielli che
riducendo i tempi di prescrizione
manderà in fumo migliaia di processi al
ddl Pecorella sull'inappellabilità delle
assoluzioni che calpesta l'art.111 sulla
parità tra Accusa e Difesa, fino alla
legge che ha depenalizzato il falso in
bilancio nel paese dei crack finanziari.
Per far funzionare la Giustizia non
servono centinaia di modifiche al codice
di procedura penale ma ci sono da
garantire adeguati strumenti d'indagine,
potenziando gli organici
sottodimensionati, rendendo più
efficienti Procure e Tribunali in
direzione di una effettiva riduzione
della durata dei processi, della
certezza della pena e del risarcimento
delle vittime. A livello legislativo
sarebbero determinanti pochi ma decivisi
interventi: la possibilità di abolire
l'Appello ove non emergessero prove
rilevanti, il conteggio della
prescrizione solo in fase istruttoria
(che ridurrebbe ovviamente la strategia
difensiva dilatoria) e l'inasprimento
delle pene per i reati finanziari
proprio sul modello degli Stati Uniti.
Verso cui una sbirciatina sarebbe
salutare anche per quanto concerne la
guerra all'economia criminale e
illegale. A partire da una vera lotta ad
un evasione fiscale spaventosamente alta
rispetto ad ogni paese europeo, 200
miliardi di euro stando ai dati Secit e
Revue de droit fiscal, mentre il lavoro
nero e sommerso oggi in Italia è al 27%
secondo l'Ocse (dati riportati nel libro
di Elio Veltri "Il Topino
intrappolato"). Come insegnano appunto
gli Stati Uniti il potenziamento di
organici e strumenti della Guardia di
Finanza andrebbe affiancato, anche a
scopo di deterrenza, all'inasprimento
del reato di frode fiscale. Naturalmente
è di cruciale importanza il
recupero-crediti in relazione ai beni
sequestrati ai delinquenti: "Abbiamo
centinaia di milioni sotto sequestro,
trecento solo per conti legati a Bnl-
ricorda il pm Francesco Greco- la legge
prevede sanzioni elevate per i pagamenti
di forti somme in denaro liquido, che
però non scattano mai". Invece l'Italia
è il paese dei condoni: persino i
funzionari pubblici colpevoli ne hanno
beneficiato e autodenunciandosi presso
la Corte dei conti hanno risparmiato
l'80% del maltolto.
Un'altra perla del governo Berlusconi
era stato lo scudo fiscale di Tremonti,
che consentiva a chi aveva esportato
illegalmente capitali all'estero (360
miliardi di euro l'anno, secondo la
fondazione Revue de droit fiscal) di
regolarizzarsi pagando un risibile 2,5%.
Sai che gioia per i riciclatori di
denaro sporco legalizzare i contanti
restando nell'anonimato. Una totale
inversione di rotta dunque è
determinante non solo a livello morale
ma anche in termini di concreto rilancio
dell'economia. Le mafie, che controllano
capillarmente ormai quattro regioni
italiane, vantano oggi 1 milione e
800mila affiliati esclusi i colletti
bianchi, uccidono la libera concorrenza
di chi rispetta le regole, fagocitano
gli appalti e milioni di euro di soldi
pubblici, affamano tanti piccoli
esercizi con il pizzo, e schiavizzano
tanti ragazzi costretti a mendicare ai
mafiosi favori che invece sono diritti.
Mafie s.p.a che arrivano a fatturare
annualmente 85-90 miliardi di euro
(fonte Confcommercio, Eurispes, Procura
nazionale Antimafia) e hanno beni
consolidati per 1000 miliardi di euro.
Per quanto concerne la confisca è vitale
velocizzare i tempi: oggi, quando il
terreno o il bene immobile di un mafioso
viene sequestrato si deve attendere fino
al termine dell'iter giudiziario con la
condanna in Cassazione perché si arrivi
alla confisca definitiva da parte dello
Stato.
Tutte questioni importanti aspettando di
essere affrontate. I nostri optimates,
invece, di cosa discutono? Di amnistia
con o senza il reato di corruzione.
"Vanno esclusi - specifica con la
consueta chiarezza Angius - i grandi
fatti corruttivi che hanno colpito il
senso di legalità e di etica pubblica a
diversi livelli istituzionali". Mentre i
Mastella e gli Andreotti aggiungono che
si dovrà lavorare, con cautela, perchè
fino a che non sarà certa la maggioranza
necessaria in Parlamento, quella dei due
terzi, non bisogna "illudere i
carcerati". E poi si deve pensare anche
al pieno reinserimento nella società.
L'esempio che viene dalla politica
ancora una volta fa ben sperare:
diciassette condannati con sentenza
passata in giudicato siedono oggi in
Parlamento, più un'ottantina tra
imputati e inquisiti, e l'insigne
prescritto a vita. Ecco, se i criminali
sono una specie protetta, di certo in
Italia non rischiano l'estinzione.
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