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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 5 GIUGNO 2006
Troppa Grazia San Clemente

STEFANO SANTACHIARA

Applausi per il senatore prescritto a vita Giulio Andreotti durante la sua visita nel carcere di Regina Coeli. Scelta non proprio azzeccatissima. Sarebbe andata diversamente all'Ucciardone, dove sono detenuti i boss di Cosa Nostra e Totò Riina rivendicava di "essere un tragediato come Andreotti perché vittima dei complotti di quei communista di Violante e Caselli". Nel supercarcere di Palermo ci sarebbe stata la "ola", come se allo stadio San Paolo di Napoli fosse tornato Maradona. Infatti, sebbene il sette volte presidente del Consiglio non lo rivendichi, la sentenza definitiva della Cassazione ha sancito per Andreotti il "reato commesso ma prescritto di associazione a delinquere fino alla primavera del 1980" con Cosa Nostra. Che partano pure gli applausi: sono soddisfazioni.

Forte di cotanta amicizia il Ministro di Grazia e Giustizia Mastella si è rivolto ai detenuti con un simpatico "sono più il Ministro vostro che dei magistrati", scatenando la preoccupazione di qualche udiccino sulle intenzioni di voto dei 61mila carcerati.
"Proporrò al Parlamento l'amnistia", ha detto durante la sua visita a Regina Coeli il giorno della Festa della Repubblica. E dopo 24 ore di riflessione da Napoli ha precisato: "Lungi da me che amnistia o indulto possano valere per estinguere reati come la pedofilia e la criminalità organizzata". Troppa Grazia San Clemente. Peccato che abbia dimenticato la corruzione, la rapina a mano armata, il traffico di droga e qualche altro reatuccio fastidioso. E così, trattenendo a stento la gioia per i clamorosi autogoal del centrosinistra e per la possibilità d'un ben colpo di spugna la Casa della Libertà ora torna ad alzare la posta: "Va bene l'amnistia ma devono tenere le nostre riforme", dicono Bondi e Cicchitto. Perchè non osare? Se gli arriva su un piatto d'argento la cancellazione dei reati passati ipotizzati e accertati, è ovvio che cercheranno di portare a casa più leggi-vergogna possibili in nome dell'operazione impunità duratura.

 

Tantopiù che avranno buon gioco a ripetere all'infinito che l'amnistia l'ha proposta e voluta la Sinistra (Alleanza nazionale e Lega faranno resistenza, Udc e Forza Italia ne saranno ben lieti ma appunto alzeranno la posta), che ha fatto concedere la Grazia ai colpevoli dell'omicidio Calabresi e ha nominato come segretario di presidenza della Camera un ex terrorista, quel Sergio D'Elia ora esponente della Rosa del pugno che in gioventù fece parte di Prima Linea e fu condannato per l’azione in cui morì l’agente Fausto Dionisi. Attacchi contro i "comunisti occupa-istituzioni e salva-terroristi" che saranno moltiplicati alla bisogna delle tre televisioni private ancora ben salde nelle mani del capo dell'opposizione, essendo come noto questione di quart'ordine i principi base di ogni democrazia liberale: separazione dei poteri, conflitto d'interessi e antitrust.

Ma d'altronde, cosa aspettarsi dalla parte "riformista" del centrosinistra che ignora da più di dodici anni una sentenza della Corte costituzionale che obbliga Mediaset a passare da tre a due reti, e ignora una legge dello Stato, la Scelba del '57, che vieta ai titolari di pubbliche concessioni di essere eletti. Sono gli stessi che per poter fare una riforma anti-trust oggi chiedono il permesso a Confalonieri, il trust, e prima di fare una legge sul conflitto d'interessi domandano al politico-imprenditore in conflitto se va bene, ma con comodo quando tornerà a Palazzo Chigi (e dunque a campagna elettorale e informazione quotidiana falsate), un "Blind trust o la sterilizzazione dei voti nel Cda dell'azienda".

Se le priorità del nuovo governo nel settore dell'informazione sono le poltroncine Rai da lottizzare e l'interessante disquisizione teorica sulle tv digitale a pagamento che la maggioranza degli italiani non vede, per quanto attiene la Giustizia quale può essere il primo punto in Agenda, se non l'annoso problema del sovraffollamento delle carceri? La soluzione (mai un accenno, nemmeno per sbaglio, alla carenza di organico e alle condizioni di lavoro degli agenti penitenziari) non è di costruirne di nuovi o puntare di più sulle pene alternative, ma sovraffolare le strade di delinquenti. Sembra uno scherzo: invece è l'amnistia.

Gavino Angius dei Ds ha voluto specificare: "Siamo in debito verso i detenuti". Pare invece che siano i delinquenti ad essere in carcere per pagare il loro debito nei confronti della società. E considerare prioritario l'interesse delle persone perbene, dei cittadini che lavorano, pagano le tasse e hanno diritto a servizi efficienti, a vivere sicuri e ad essere risarciti quando sono vittime di reati, ridando senso alla parola legalità? C'è solo l'imbarazzo della scelta nella sequela di leggi vergogna da abrogare, ma si cominci: si va dalle più subdole danneggia-indagini, raggiungi-prescrizione, limita-prove, alla controriforma dell'ordinamento giudiziario che assoggetta la magistratura al potere politico e limita l'azione dei pm, dall'ex Cirielli che riducendo i tempi di prescrizione manderà in fumo migliaia di processi al ddl Pecorella sull'inappellabilità delle assoluzioni che calpesta l'art.111 sulla parità tra Accusa e Difesa, fino alla legge che ha depenalizzato il falso in bilancio nel paese dei crack finanziari.

Per far funzionare la Giustizia non servono centinaia di modifiche al codice di procedura penale ma ci sono da garantire adeguati strumenti d'indagine, potenziando gli organici sottodimensionati, rendendo più efficienti Procure e Tribunali in direzione di una effettiva riduzione della durata dei processi, della certezza della pena e del risarcimento delle vittime. A livello legislativo sarebbero determinanti pochi ma decivisi interventi: la possibilità di abolire l'Appello ove non emergessero prove rilevanti, il conteggio della prescrizione solo in fase istruttoria (che ridurrebbe ovviamente la strategia difensiva dilatoria) e l'inasprimento delle pene per i reati finanziari proprio sul modello degli Stati Uniti. Verso cui una sbirciatina sarebbe salutare anche per quanto concerne la guerra all'economia criminale e illegale. A partire da una vera lotta ad un evasione fiscale spaventosamente alta rispetto ad ogni paese europeo, 200 miliardi di euro stando ai dati Secit e Revue de droit fiscal, mentre il lavoro nero e sommerso oggi in Italia è al 27% secondo l'Ocse (dati riportati nel libro di Elio Veltri "Il Topino intrappolato"). Come insegnano appunto gli Stati Uniti il potenziamento di organici e strumenti della Guardia di Finanza andrebbe affiancato, anche a scopo di deterrenza, all'inasprimento del reato di frode fiscale. Naturalmente è di cruciale importanza il recupero-crediti in relazione ai beni sequestrati ai delinquenti: "Abbiamo centinaia di milioni sotto sequestro, trecento solo per conti legati a Bnl- ricorda il pm Francesco Greco- la legge prevede sanzioni elevate per i pagamenti di forti somme in denaro liquido, che però non scattano mai". Invece l'Italia è il paese dei condoni: persino i funzionari pubblici colpevoli ne hanno beneficiato e autodenunciandosi presso la Corte dei conti hanno risparmiato l'80% del maltolto.

Un'altra perla del governo Berlusconi era stato lo scudo fiscale di Tremonti, che consentiva a chi aveva esportato illegalmente capitali all'estero (360 miliardi di euro l'anno, secondo la fondazione Revue de droit fiscal) di regolarizzarsi pagando un risibile 2,5%. Sai che gioia per i riciclatori di denaro sporco legalizzare i contanti restando nell'anonimato. Una totale inversione di rotta dunque è determinante non solo a livello morale ma anche in termini di concreto rilancio dell'economia. Le mafie, che controllano capillarmente ormai quattro regioni italiane, vantano oggi 1 milione e 800mila affiliati esclusi i colletti bianchi, uccidono la libera concorrenza di chi rispetta le regole, fagocitano gli appalti e milioni di euro di soldi pubblici, affamano tanti piccoli esercizi con il pizzo, e schiavizzano tanti ragazzi costretti a mendicare ai mafiosi favori che invece sono diritti. Mafie s.p.a che arrivano a fatturare annualmente 85-90 miliardi di euro (fonte Confcommercio, Eurispes, Procura nazionale Antimafia) e hanno beni consolidati per 1000 miliardi di euro. Per quanto concerne la confisca è vitale velocizzare i tempi: oggi, quando il terreno o il bene immobile di un mafioso viene sequestrato si deve attendere fino al termine dell'iter giudiziario con la condanna in Cassazione perché si arrivi alla confisca definitiva da parte dello Stato.

Tutte questioni importanti aspettando di essere affrontate. I nostri optimates, invece, di cosa discutono? Di amnistia con o senza il reato di corruzione. "Vanno esclusi - specifica con la consueta chiarezza Angius - i grandi fatti corruttivi che hanno colpito il senso di legalità e di etica pubblica a diversi livelli istituzionali". Mentre i Mastella e gli Andreotti aggiungono che si dovrà lavorare, con cautela, perchè fino a che non sarà certa la maggioranza necessaria in Parlamento, quella dei due terzi, non bisogna "illudere i carcerati". E poi si deve pensare anche al pieno reinserimento nella società. L'esempio che viene dalla politica ancora una volta fa ben sperare: diciassette condannati con sentenza passata in giudicato siedono oggi in Parlamento, più un'ottantina tra imputati e inquisiti, e l'insigne prescritto a vita. Ecco, se i criminali sono una specie protetta, di certo in Italia non rischiano l'estinzione.

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