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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 20 GIUGNO 2006
The importance of being D'Avanzo

STEFANO SANTACHIARA

La sindrome del ditino alzato Giuseppe D'Avanzo l'ha sempre avuta. A processi in fase avanzata e scandali bell'e che scoperti, era un must l'editoriale del giorno dopo per stupire con effetti speciali, con l'ultima autorevole stilettata per la serie: avrei agito e raccontato meglio... Dopo le intercettazioni su Moggi e la sua Cupola, e la condanna definitiva in Cassazione di Previti, alla faccia di chi ha portato a termine quel processo difficile, D'Avanzo parlava di capri espiatori di poteri forti rigorosamente ignoti. Ma non potrebbe bastare l'ego ipertrofico a spiegare una metamorforsi che nelle ultime settimane ha portato il numero due di Repubblica ad aprire varchi insperati ai berluscones più immorali.

A partire dalla campagna lanciata contro la Procura di Torino, accusata nemmeno tanto velatamente di essere il nuovo porto delle nebbie, di patire l'ambiente, di temere la famiglia Agnelli. Prove a sostegno? Nessuna. Solo fatti scollegati fra loro e sillogismi di rimando. L'archiviazione della prima indagine su Moggi (chiusa dal Gip, e una richiesta di proroga avrebbe svelato agli indagati che avevano il telefono sotto controllo, mentre la Procura ha inviato correttamente il contenuto non penalmente rilevante delle prime intercettazioni alla Fgic) il giudice sportivo Maurizio Laudi che chiedeva il posto auto al Delle Alpi ai rappresentanti della società Juventus, e le strampalate accuse dell'uomo di Italo Allodi, Armando Carbone, allo stesso Laudi e al sostituto procuratore di Torino Marabotto.

Il gioco, noto in altri lidi, è sempre quello: attaccare chi scopre e indaga sui reati. Negli editoriali su Calciopoli, dove ignora sistematicamente tutti i fatti rilevanti (dalle ipotesi di reato e di illecito sportivo di arbitri, dirigenti, designatori e dirigenti federali fino al presidente dimissionario della Caf Martellino indagato per abuso d'ufficio), D'Avanzo difende l'opera dei magistrati napoletani - elucubrando sulle fughe di notizie - solo per piazzare l'attacco frontale: "I pm erano convinti di poter ricostruire un ventennio di calcio sporco, dimostrare la continuità del Sistema e la discontinuità tra la gestione di Italo Allodi e la mano di Moggi. Allodi cade per un'inchiesta del pubblico ministero di Torino Giuseppe Marabotto, che vent'anni dopo ritroviamo consulente giuridico del nuovo gestore del Sistema. Armando Carbone, interrogato, racconta: 'Quell'operazione fu architettata da Luciano Moggi per prendere il posto di Allodi. Non ho esitazioni a dire che Marabutto e Laudi furono strumenti di Moggi e sono persone le quali Moggi ha continuato a intrattenere rapporti fino a oggi".

Assist perfetto per Giuliano Ferrara, che l'indomani sul Foglio scrive: "I magistrati governano un sistema di potere in combutta col quinto potere della stampa, poi passano a processarlo in maniera spiccia... la divina coppia di cronisti d'assalto si è per qualche ragione convertita al realismo politico e storico... Ieri hanno raccontato che al vertice del calcio c'era Allodi, il capo dell'Inter vincente. Mediante uno scandalo pilotato da magistrati quel sistema fu sostituito dal sistema Moggi, il capo della Juventus vincente che si è servito degli stessi magistrati killer del predecessore come consiglieri giuridici per il funzionamento del nuovo equilibrio di potere" e via rimestando tra parcheggi, contatti, perfino le cravatte regalate da Moggi a Caselli dopo una serata di beneficenza con Juve e Torino. Prove inoppugnabili che consentono a Sua Intelligenza di tirare in ballo "Galante Garrone e Bobbio", in quanto torinesi.

 

Di fronte a cotanta evidenza giù il cappello: tutti colpevoli, nessun colpevole. Stando ai fatti, invece, il procuratore di Torino Marcello Maddalena fece condannare l'amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti per falso in bilancio, Guariniello scoprì gli abusi nelle sale mediche aziendali di casa Agnelli e le schedature Fiat, nel processo sul doping ha fatto condannare in primo grado il capo dello staff medico juventino Agricola, contro la cui assoluzione in Appello (assieme a Giraudo) la Procura ha ricorso in Cassazione. Quanto a Giancarlo Caselli, colpevole di aver partecipato a una serata di solidarietà, cosa che fa regolarmente assieme all'associazione Libera nel poco tempo libero, è meritevole solo di aver lottato contro il terrorismo al suo apice, e di essere sceso a Palermo dopo le stragi di Capaci e Via D'Amelio. Risultato: la cattura di centinaia di latitanti, il sequestro e la confisca di un quantitativo record di beni mafiosi, il disvelamento degli intrecci tra mafia, politica e affari (che assicurano lunga vita a Cosa Nostra) grazie a processi che hanno portato a condanne di presunti insospettabili e quasi intoccabili come Bruno Contrada, Marcello Dell'Utri (9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa), alla sentenza definitiva di colpevolezza di Andreotti, per il quale la Cassazione ha sancito il "reato commesso ma prescritto di associazione a delinquere fino alla primavera del 1980".

Un servitore dello Stato che ha speso la vita dalla parte della legalità e delle vittime, rischiando la pelle in trincea, mentre chi lo attacca se ne sta dietro scrivanie dorate al grido di "armiamoci e partite" contro terrorismi invisibili mentre l'associazione criminale più potente del Pianeta ce l'abbiamo in casa, o propina il "cosi fan tutti" per assuefare all'illegalità. E il gemello acquisito D'Avanzo, già nel 2001, convergeva nel criticare l'inchiesta su Dell'Utri: "Ma perchè si parla di cose già archiviate?", si chiese l'indomani di Satyricon con Travaglio e Luttazzi. Il segugio ignorava, evidentemente, l'imponente materiale probatorio che portò alla sonora condanna dell'ideatore di Forza Italia, altrimenti, ne siamo certi, avrebbe alzato il ditino. Ma torniamo alle ultime perle.

Nel criticare la fuga di notizie e rilevare l'importanza dell'effetto sorpresa D'Avanzo scrive: "Naturale che i pubblici ministeri vogliano approfittare dello smarrimento per raccogliere una più autentica testimonianza. E' il loro maligno mestiere: indebolire gli attori per comprendere la trama della storia. A questo servivano anche gli arresti". Strano che un esperto non sappia che le richieste di custodia cautelare arrivano quando esiste il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove, o di reiterazione del reato. Assist perfetto per Ferrara, che l'indomani insacca al volo "Una fuga provvidenziale di notizie, che secondo la coppia divina ha al centro l'Arma dei Carabinieri, ha impedito una caterva di arresti, e con essi il trionfo maligno dell'intimidazione nella maestà maligna della legge. Nonostante la conversione, permane un residuo di tradizionalismo borbonico anche nei neopentecostali del calcio politico italiano perchè Bonini e D'Avanzo pensano che il mestiere delle toghe è estorcere confessioni, non raccogliere prove ed eventualmente patteggiare testimonianze..".

Autogol fintamente casuali che si susseguono a ritmo impressionante a cominciare dall'articolo "Bompressi, Sofri e la legalità ripristinata" in cui D'Avanzo descrive uno "Stato che si è accanito con un potere punitivo inutilmente afflittivo, ormai mera vendetta politica..." ricicciando la teoria tanto cara ai berluscones dell'"odio politico" che nulla c'entra con due condanne definitive a 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Calabresi. Ed elogia la Grazia col decisivo argomento che si tratta di "un residuo arcaico del potere di un sovrano". Del neo-Ministro della Giustizia già testimone di nozze del mafioso Campanella, che ai detenuti si rivolge con un simpatico "sono più il Ministro vostro che dei magistrati", predispone un ddl dai tempi biblici che consente a due articoli della Castelli di entrare in vigore, chiede alla Cdl di trattare dialogare su tutto, dall'amnistia alle riforme alla limitazione delle intercettazioni, D'Avanzo trova un'unica pecca: il fatto di non riuscire a realizzare l'amnistia.

Intravede persino il "berlusconismo" nell'illusione dell'amnistia. Sulla scelta di non evitare l'entrata in vigore dalla Castelli, ecco in sequenza le opinioni del vicedirettore di Repubblica. "Le ragioni della Giustizia non sono in cima alle preoccupazioni di Governo e Colle... Ha ragione anche Napolitano perchè essendo stato eletto unilateralmente ed avendo concesso la Grazia a Bompressi non può andare al terzo braccio di ferro (finito il bonus che fa, non firma più?, ndr)... Ha ragione anche il governo perchè non vuole affrontare l'aggressione dell'opposizione. Nella conversione di un decreto legge, i tempi in aula non sono contingentabili, la maggioranza teme, soprattutto al Senato, le pratiche ostruzionistiche del centrodestra". Già, pare che la maggioranza sarà risicata per 5 anni: dunque basta decreti, solo proposte condivise con Berlusconi.

Continua: "Politica e magistratura devono riappropriarsi del proprio ruolo.. " Forse un riferimento al fatto che la politica deve fare pulizia al proprio interno quando si configurano comportamenti immorali? No: "C'è stata una crescita del potere giudiziario, che regola limiti, ricerca scientifica e uso terapie intensive, conflitti di lavoro e controversie familiari (risolto: tra impresa e lavoratore licenziato ci metti Brunetta, tra moglie e marito Livia Turco, ndr)... Il pasticcio Castelli può diventare da "piccolo affare di categoria" (sic), occasione per migliorare il livello di civiltà di competitività del sistema". Che suona un po' come la sveglia alle 9 di Mastella. I processi si velocizzano con investimenti che permettano di ammodernare gli uffici e potenziare gli organici sottodimensionati, e con riforme che riducano le tecniche dilatorie (ad es. il calcolo della prescrizione solo nella fase istruttoria).

Qual è invece, la proposta urgente nell'ultimo editoriale di D'Avanzo? La limitazione delle intercettazioni. In perfetta assonanza con l'altro amico del Foglio Antonio Polito, e scavalcando in un sol colpo anche i più titubanti berluscones, a tal punto che Castelli rispolvera la sua proposta di legge mai approvata e Mastella attinge dall'articolo a piene mani: "In realtà una magistratura pigra abusa delle intercettazioni - spiega D'Avanzo - con quel metodo di lavoro invasivo, si afferra rapidamente il risultato oggettivo senza dannarsi troppo l'anima". E che male c'è, a scovare chiaro e lampante, oggettivo, un reato? "Oggi si intercetta per il piccolissimo spaccio e per il grande traffico di droga, per la manipolazione di un Opa e per una truffa di poche centinaia di migliaia di euro. E' sufficiente contestare l'associazione a delinquere. La bulimia intercettatoria ha numeri spaventosi che oggi non hanno confronti internazionali". Ci risiamo col ditino: anche gli eroi napoletani hanno peccato. "Nel 2001 i telefoni intercettati sono stati 32.000... nel 2005 hanno superato i 107.000. Ogni anno sarebbero intercettate oltre un milione e 500 mila persone".

Le mafie vantano 1 milione e 800mila affiliati, esclusi i colletti bianchi, e controllano capillarmente tre regioni e mezza potendo contare sull'omertà e sulla rete di protezione e interessi politico-economici insospettabili. Come li combatti, senza intercettazioni e con "fair play", come suggeriva il Polito margherito sul Foglio? La pubblicazione "è quasi sempre colorata da un irritante ipocrisia. Per non rimanere tartufescamente nel vago si può parlare di come il Corriere della Sera ha maneggiato l'affare giudiziario del Savoia". Usando il metro d'avanzesco, potremmo creare un collegamento con la perquisizione al Corriere e il sequestro del computer di Fiorenza Sarzanini, brava giornalista che domenica e lunedì ha pubblicato le intercettazioni più rilevanti, per nulla gossippare (si parla di corruzione di funzionari dei Monopoli di Stato in cambio di nulla osta per slot machine nei Casinò, dei reati di concussione sessuale oltrechè sfruttamento della prostituzione, non dei bacetti di Anna Falchi).

I carabinieri hanno sequestrato il pc su disposizione della Procura di Roma che indaga sulle fughe di notizie riguardanti calciopoli. Una bella tempistica. "In sette pagine piene non si riesce a capire di cosa si sta parlando - dice il perspicace D'Avanzo - quali sono i fatti che hanno provocato l'indagine e gli arresti... Il giornalismo italiano diffonde a piene mani intercettazioni non per fare informazione, per rispettare quel patto etico con il lettore che gli impone di rendere (anche con frasi rubate) comprensibile la realtà.." Cosa c'è di più vero di intercettazioni di conversazioni autentiche, perciò didascaliche? I collegamenti pindarici, le frasi rubate (quelle si) e i sillogismi di D'Avanzo, of course. Ma non si preoccupi: nella battaglia contro la piaga delle intercettazioni che scoprono i reati, è in buona compagnia.

Dal pioniere degli attacchi alla magistratura Ostellino all'ex presidente Cossiga che attacca il pm di Potenza Woodcock definendolo "giudice ragazzino", così come veniva chiamato il giudice Rosario Livatino ammazzato dalla mafia, a Gianfranco Fini che continua a giurare sulla probità di Sottile (ma se il termine di paragone è il suo Capo pluri-prescritto e amnistiato, si capisce) a Nania e Santanchè che minimizzano, a Mastella che s'affanna a chiedere rapidità e a limitare la "bulimia" di intercettazioni di una magistratura "pigra", giù giù fino all'amicone del Foglio che in prima pagina sventola: "Vittorio Emanuele sarà anche un personaggio discutibile, ma il suo accusatore sarebbe capace di fare arrestare pure il Papa" e in seconda ripropone l'articolo del numero 2 di Repubblica, giornale fondato da Eugenio Scalfari. E affondato da un ditino.

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