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Nessuna
spallata al Governo, nessuna fiducia da
parte degli italiani per il lavoro
svolto dal centrodestra negli ultimi
cinque anni. Il giorno seguente al
Referendum con il quale i cittadini
hanno nettamente bocciato la Riforma
della Costituzione approvata dalla Casa
delle Libertà durante la passata
legislatura, gli esponenti
dell'opposizione fanno i conti con un
nuovo disastro. Il numero uno di Forza
Italia Silvio Berlusconi fa sapere di
essere "rammaricato" per il fatto che il
popolo ha detto no ad una riforma che
avrebbe fatto funzionare "meglio lo
Stato, il Parlamento e le Regioni".
"E' inutile prendersela con quegli
elettori che non sono andati a votare,
dobbiamo interrogarci sulle ragioni
dell'esito del voto - ha commentato il
leader di Alleanza Nazionale Gianfranco
Fini - questa nostra riforma avrebbe
rappresentato una forte modernizzazione
del sistema istituzionale, ma una parte
del nostro elettorato non si è
mobilitata. Su questo dovremo
riflettere".
Dello stesso tono il commento del
segretario dell'Udc Lorenzo Cesa: "Gli
elettori vanno sempre ascoltati con
rispetto: serve ora un impegno congiunto
per il necessario rinnovamento delle
istituzioni".
La Lega Nord da parte sua ha fatto
sapere di essere soddisfatta per come si
sono comportati gli alleati della Casa
delle Libertà. "Gli alleati sono stati
leali con noi", ha commentato Umberto
Bossi, e Roberto Maroni ha riconosciuto
il "grande impegno" degli altri partiti
del centrodestra. Lo stesso Maroni non
ha però escluso il passaggio del
Carroccio nell'Unione, ovviamente a
patto che il Governo Prodi metta in atto
un programma federale. E molti esponenti
dell'Udc parlano già della necessità di
trovare una leadership alternativa a
quella di Silvio Berlusconi.
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