|
Domanda:
perché certi candidati spendono cento,
duecento, trecento mila euro per farsi
eleggere in un consiglio comunale?
La domanda viene spontanea, certo non a
tutti, camminando per Milano in questi
giorni pre-elettorali.
Inviti a feste in locali esclusivi,
manifesti a raffica, volantinatori
pagati, strombazzamenti vari.
Perché l’elezione al consiglio comunale
è considerata degna di un investimento
in propaganda così rilevante?
E perché alcuni candidati possono farsi
conoscere grazie al denaro, e altri no?
Sotteso a queste domande c’è un tema
fondamentale: il rapporto fra potere
economico e democrazia.
Servirebbero regole severe, per impedire
l’estinzione delle idee, a tutto
vantaggio degli interessi.
Per esempio un tetto alle spese. Se si
scopre che un singolo candidato ha speso
oltre la cifra x per procacciarsi voti
di preferenza, lo si esclude dalla
competizione elettorale.
Intanto propongo agli elettori di Milano
e di ogni città dove si vota, di girare
con un taccuino, per segnarsi i nomi, a
futura memoria, dei candidati più
visibili: quelli onnipresenti sui
manifesti, quelli che fanno festa nei
locali esclusivi, quelli che organizzano
cene in ristoranti di grido, quelli che
mettono la pubblicità sui taxi e sui
tram, quelli che stampano brochure extra
lusso, quelli che pagano spot su radio,
giornali e tv.
Ci sono tre possibilità.
-
I faccioni onnipresenti sono di
benefattori: spendono per poter
contribuire al bene pubblico.
-
I faccioni onnipresenti spendono e
spandono per sete di gloria.
-
I faccioni onnipresenti investono in
vista di un ritorno, loro e le cordate
d’affari che li sostengono.
Quale ipotesi vi sembra la più
probabile?
Segnatevi i nomi. Meglio non votarli.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|