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Peppino
Impastato, Don Puglisi, Falcone e
Borsellino oggi si candidano perché
hanno trovato un motivo in più per
farlo. Per i giovani, quelli che come la
sottoscritta avevano appena undici anni
quando l’autostrada di Capaci è stata
divelta dal tritolo. Il nostro primo
giorno con la mafia, il 23 maggio 1992.
Da quel giorno in molti hanno preso la
decisione di studiare giurisprudenza
come se quei due magistrati spesso
ritratti spalla a spalla avessero
lasciato un’eredità morale e d’impegno.
Le cose possono cambiare e “la mafia non
è per sempre”, come diceva lo stesso
Falcone. C’è nei ventenni di oggi un
senso di riscatto, come se fosse giunta
finalmente l’ora di riscuotere una
Sicilia schiava da un para-potere che ha
contraddistinto quest’isola fin dalla
fine dell’800.
Oggi si candida Rita Borsellino, sorella
del magistrato vittima della stessa
sorte del suo collega e amico Falcone.
Una donna che più di tutti porta il peso
dell’immagine di questi due uomini, lei
che per sangue ha sofferto la vicenda di
Paolo e che oggi tutti caricano di
“mito” il cognome che porta. Rita
Borsellino un miracolo già l’ha
compiuto, è la prima donna candidato
alla presidenza della regione Sicilia.
Totò Cuffaro e Rita Borsellino entrambi
hanno avuto a che fare con la mafia.
Rita per le ragioni a tutti note e
Cuffaro per essere stato rinviato a
giudizio per favoreggiamento aggravato a
Cosa Nostra. Sono le due facce della
medaglia. Chi parla di mafia e chi con
la mafia sembra parlarci spesso. In
Sicilia si tratta molto di più di una
semplice elezione amministrativa, si
tratta di un derby o meglio ancora di
referendum, di quelli che possono
cambiare veramente la rotta di un
destino che sembra essere condannato a
rimanere sempre uguale. Condannato a se
stesso senza inversioni di rotta.
Ad oggi la candidata del centrosinistra
non sembra essere la favorita, tanto che
i siciliani della penisola si sono
mobilitati per tornare a votare. Il
ritaexpress, il treno organizzato dai
giovani è arrivato venerdì mattina a
Palermo partito da Treviso ha
attraversato la Penisola raccogliendo i
figli dispersi di una Sicilia che certe
volte non lascia altra speranza che
partire. Il costo del biglietto era di
soli cinque euro proprio con l’intento
di portare alle urne tutti. Questa
primavera siciliana si fa sentire,
questi giovani che gridano “ammazzateci
tutti” seguendo l’eco di Locri, che
grida “Bastardo” a Provenzano catturato
a casa sua dopo quarant’anni di
latitanza sono il chiaro segnale di chi
ha voglia di crescere in un Paese
libero, che non ammazza chi si oppone al
“sistema”, ma che alza la testa e si
rimette nella stretta via della
legalità.
Rita Borsellino è la speranza che tutto
questo possa accadere veramente, che non
si tratta di uno di quei sogni utopici
di chi ha vent’anni. Sperare un mondo
legale non può essere un sogno. Lasciare
la Sicilia non deve essere una
necessità, ma una scelta. Questo è un
referendum che va vinto, un sogno che va
realizzato, perché altrimenti sarà
l’Italia a perdere, quella del futuro.
Della meglio gioventù. Chi scrive ha 25
anni, studia giurisprudenza e ha
conosciuto Giovanni Falcone nel giorno
della sua morte.
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